1 GLI ITALIANISMI NELLA LINGUA SPECIALE DELLA GASTRONOMIA: UNO STUDIO SU LIBRI DI CUCINA PUBBLICATI IN FINLANDESE TRA IL 1997 E IL 2016 Outi Pinomaa Tesi di laurea magistrale Italianistica, indirizzo di traduzione Istituto di Linguistica e Traduzione Facoltà di Lettere e Filosofia Università di Turku Novembre 2018 2 The originality of this thesis has been checked in accordance with the University of Turku quality assurance system using the Turnitin OriginalityCheck service. 3 TURUN YLIOPISTO Kieli- ja käännöstieteiden laitos / Humanistinen tiedekunta PINOMAA, OUTI: Gli italianismi nella lingua speciale della gastronomia: uno studio su libri di cucina pubblicati in finlandese tra il 1997 e il 2016 Pro gradu -tutkielma, 92 s., 10 liites. Italia, käännösviestinnän opintopolku Marraskuu 2018 ______________________________________________________________________ Questa tesi di laurea studia i prestiti linguistici, in particolare gli italianismi usati nella lingua speciale della gastronomia finlandese, sulla base di quanto rilevato nei libri di cucina italiana pubblicati in Finlandia tra il 1997 e il 2016: un corpus che permette di analizzare non soltanto la formazione e le tipologie dei prestiti, ma anche l’uso e le funzioni linguistiche degli italianismi. Il riscontro lessicografico si basa sul confronto con vari dizionari, tra cui il Dizionario di italianismi in francese, inglese, tedesco (DIFIT, Accademia della Crusca, 2008) diretto da Harro Stammerjohann e le opere lessicografiche finlandesi relative alla gastronomia. Nel mio studio la definizione del termine italianismo di Stammerjohann è stata fondamentale per la distinzione tra italianismi e pseudoitalianismi: questa divisione è stata completata dalla classificazione dei calchi secondo Manfred Görlach, editore del Dictionary of European Anglicisms (2001). Inoltre, le funzioni linguistiche sono state analizzate sulla base delle metafunzioni linguistiche della teoria sistemica-funzionale introdotta da M. A. K. Halliday. Le occorrenze sono state analizzate con l’applicazione di analisi di dati testuali e concordanze AntConc, successivamente elaborate in Excel. I prestiti integrali rappresentano il 50% circa delle 4.052 occorrenze presenti nel corpus, mentre gli pseudoitalianismi rappresentano più del 50% delle 1.000 unità lessicali considerate. La grande quantità degli pseudoitalianismi è principalmente formata dai nomi finlandesi delle preparazioni alimentari a causa della formazione diversa del calco rispetto al lessema italiano, invece la grande quantità dei prestiti integrali indica il prestigio degli italianismi e il fatto che l’uso delle denominazioni italiane si è stabilizzato nella lingua finlandese. Tra le 355 unità di italianismi individuati nel corpus, figurano prestiti in diverse modalità di formazione: prestiti integrali, prestiti adattati, prestiti con chiarificante, prestiti di locuzioni, prestiti ellittici, acronimi e calchi di traduzione. Nel campo semantico delle denominazioni delle vivande troviamo il numero maggiore di italianismi, ma nelle occorrenze sono altrettanto frequenti quelle dei formati di pasta. Inoltre, negli italianismi del corpus sono state individuate 68 denominazioni che non appaiono nelle opere lessicografiche di riferimento e che possiamo considerare nuovi italianismi. Asiasanat: italianismi, lainasanat, vierassanat, sitaattilainat, erikoislainat, käännöslainat, prestiti linguistici, calchi, ruokaohjeet, resepti, ricette, keittokirjat, ruoanvalmistus, ruoanlaitto, ruokakulttuuri, libri di cucina italiana, gastronomia INDICE INTRODUZIONE 1 1. PREMESSE LINGUISTICHE 3 1.1. I prestiti nel finlandese 4 1.2. Il purismo finlandese 5 1.3. Prestito o code-switching? 6 1.4. Tipologia dei prestiti linguistici 7 1.4.1. Prestiti integrali 10 1.4.2. Prestiti adattati 10 1.4.3. Calchi 11 1.5. Italianismi 13 1.6. Pseudoitalianismi 15 1.7. Il caso delle lingue speciali 16 2. FORMAZIONE LESSICALE DEI PRESTITI 19 2.1. Trattamento fonetico dei prestiti 20 2.2. Caratteristiche morfologiche dei prestiti 21 2.2.1. Parole composte 23 2.3. Semantica 26 2.4. Caratteristiche linguistiche dei prestiti dall’italiano 29 3. FUNZIONI DEI PRESTITI LINGUISTICI 33 3.1. Metafunzione ideazionale 33 3.2. Metafunzione interpersonale 34 3.2.1. Generi 36 3.3. Metafunzione testuale 38 4. PRESTITI ITALIANI NEI LIBRI DI CUCINA FINLANDESI 39 4.1. Il contesto storico e culturale del corpus analizzato 39 4.2. Presentazione del corpus 42 2 4.3. Metodologia della ricerca 43 5. ANALISI DEL CORPUS 45 5.1. Caratteristiche dei libri 45 5.2. Criteri di selezione, inclusione ed esclusione delle occorrenze 47 5.3. Esclusione di italianismi 48 5.4. Definizione degli italianismi 48 5.5. Caratteristiche degli italianismi nella lingua finlandese 49 5.6. Presentazione degli italianismi analizzati 54 5.6.1. Campi semantici individuati nel corpus 59 5.6.2. Nuovi italianismi nel corpus 69 CONCLUSIONI 72 BIBLIOGRAFIA GENERALE 78 APPENDICI 93 1. Suomenkielinen lyhennelmä 2. I campi semantici e gli italianismi del corpus INTRODUZIONE Questa tesi di laurea vuole presentare alcuni italianismi, ovvero prestiti italiani nella lingua finlandese, presenti nella terminologia della gastronomia e attualmente in uso in Finlandia. Gli italianismi vengono presentati allo scopo di indicare le caratteristiche dei prestiti linguistici ed esaminare le loro funzioni linguistiche nella lingua di arrivo. Sono stata motivata alla redazione di questa tesi dal mio interesse personale verso le relazioni multiculturali e linguistiche, in particolare per le questioni di gastronomia italiana. Dopo un’esperienza di vita di otto anni a Milano e di due anni in Francia, ho notato come in Finlandia fosse avvenuto un cambiamento linguistico e culturale e più in generale come sia visibile un generale aumento dell’uso del “linguaggio gastronomico” nella lingua finlandese. Ho voluto per questi motivi condurre una ricerca puntuale che permetta di conoscere in modo più approfondito i cambiamenti e registrarli. Ci sono pochi studi in questo settore, perciò le ricerche presentate in questa tesi di laurea arricchiscono le conoscenze sulla situazione attuale degli italianismi nella lingua finlandese. La metodologia di ricerca è basata sull’analisi quantitativa e qualitativa del corpus lessicale degli italianismi usati nei libri di cucina italiana pubblicati in finlandese, sulla base delle occorrenze degli italianismi in uso nel linguaggio gastronomico finlandese negli ultimi due decenni, dal 1997 al 2016. L’analisi degli italianismi segue la definizione del termine italianismo data da Harro Stammerjohann, direttore del Dizionario di italianismi in francese, inglese, tedesco (2008) e la classificazione dei calchi secondo Manfred Görlach, editore di Dictionary of European Anglicisms (2001). Inoltre, le funzioni linguistiche sono state analizzate sulla base delle metafunzioni linguistiche introdotte da M. A. K. Halliday. Data la mia ipotesi di lavoro, la ricerca si concentra sui libri di cucina stampati, escludendo i siti web che riportano ricette, anche quando questi siano strutturati come dei libri veri e propri. Inoltre, sono escluse le pubblicazioni che hanno fini didattici e i libri di cucina specializzati in dolci e caffè. Quanto da me descritto si può considerare 2 una continuazione delle ricerche sugli italianismi condotte da Marianne Maass (1996), Leena Haanpää (1996) e Elisa Vesanen (1991) presso l’Università di Turku.1 L’utilità dei risultati presentati in questo elaborato consiste nell’approfondimento dell’esame delle caratteristiche e delle funzioni dei prestiti linguistici, nonché nell’analisi della diffusione degli italianismi gastronomici nella lingua finlandese. È molto importante che l’argomento della mia ricerca venga definito nelle premesse linguistiche che seguono a questa introduzione. 1 Cfr. Maass, M. (1996), Prestiti italiani nel linguaggio gastronomico finlandese: i primi libri di cucina scritti in finlandese 1893-1915 (Tesi di laurea inedita), Università di Turku; Haanpää, L. (1996), L'uso di italianismi dei nomi di esercizi pubblici in Finlandia: ristoranti, pizzerie, barbieri e parrucchieri (Tesi di laurea inedita), Università di Turku; Vesanen, E. (1991), Un'indagine sugli italianismi integrali e quelli adattati contenuti nell'enciclopedia Facta 2001 (Tesi di laurea inedita), Università di Turku. 3 1. PREMESSE LINGUISTICHE Prestito (ling.) Adozione di elementi di tradizione linguistica diversa, con o senza adattamento fonetico e morfologico Enciclopedia Zanichelli2 I prestiti linguistici sono parole che entrano da altre lingue nell’uso di una lingua (Serianni & Antonelli 2011: 178): questo fenomeno è da una parte un’interferenza linguistica, dall’altra significa un arricchimento della lingua (Gusmani 1981: 7; Serianni & Antonelli 2011: 176). Sempre secondo Roberto Gusmani (1981: 11) un prestito viene creato usando un modello e un’ispirazione straniera, pertanto è necessario dunque provare o almeno rendere plausibile il rapporto storico di dipendenza tra l’elemento in questione e il modello straniero escludendo per esempio che possa trattarsi di creazione indipendente. Laddove questo rapporto non è dimostrabile o non è verosimile o addirittura va sicuramente negato, non ha senso alcuno di parlare del prestito […]. (1981: 8) Paolo Zolli (1991: 2) ricorda che i prestiti arrivano da una lingua che all’epoca del prestito si trova in una condizione di supremazia in un determinato settore. I prestiti sono legati a fattori extralinguistici: la lingua riceve prestiti tramite scambi culturali, che possono essere per esempio di natura economica, o conseguenza di invasioni militari (Zolli 1991: 1; Serianni & Antonelli, 2011: 181). Mediante i contatti commerciali sono trasmessi nomi di oggetti (merci di scambio), mentre i contatti culturali mettono in circolo sia concetti che verbi e aggettivi (Zolli 1991: 2).3 Manfred Görlach (2008: 738) afferma che un prestito entra nella lingua per nominare un concetto in modo preciso, in un determinato contesto. 2 La Zanichelli: Grande Enciclopedia di Arti, Scienze, Techniche, Lettere, Storia, Filosofia, Geografia, Musica, Diritto, Economia, Sport e Spettacolo a cura di Edigeo© 2013, 2007, 1992 by Zanichelli editore s.p.a, Bologna. In linea: utu.finna.fi 3 Linguisti italiani sopranominati sono autori delle seguenti opere: Serianni, Luca (1988). Grammatica italiana: Italiano comune e lingua letteraria: Suoni forme costrutti (Rist. ed.). Torino: UTET. Cortelazzo, Manlio & Zolli, Paolo. Dizionario etimologico della lingua italiana (DELI): Volume 1, A-C, 1979; Volume 2, D-H, 1980; Volume 3, I-N, 1983; Volume 4, O-R, 1985; Volume 5, S-Z, 1988. Bologna: Zanichelli. Gusmani, Roberto (1981). Saggi sull'interferenza linguistica. 1 e 2 (1983). Firenze: Le Lettere. 4 L’evoluzione delle lingue è continua (Häkkinen 1990: 12). Kaisa Häkkinen (1990: 11) ricorda che dai cambiamenti lessicali delle lingue possiamo distinguere le diverse epoche caratterizzate da lingue dominanti, nonché elementi di storia culturale. Lauri Hakulinen (1979: 427) dichiara inoltre che una lingua non potrebbe svilupparsi senza influenze internazionali.4 Se in passato i prestiti si diffondevano a seguito degli spostamenti di persone, oggigiorno i prestiti sono trasmessi dai mezzi di comunicazione di massa (Serianni & Antonelli 2011: 181). Oltre all’internazionalizzazione recente, nelle lingue è visibile anche il passaggio dalla società agraria verso quella fortemente urbanizzata (Kolehmainen 1995: 273). Il termine “prestito linguistico” non è ritenuto preciso da alcuni linguisti (Gusmani 1981: 11; Koivisto 2013: 201; Serianni & Antonelli 2011: 179) per il fatto che non si tratta di un vero “prestito”: esso infatti rimane nella cultura ricevente, senza che avvenga una restituzione nei confronti della cultura di origine. Lo studio dei prestiti linguistici, incluso negli studi della lessicologia e in genere definito nelle opere di lessicografia, si trova all’incrocio di tanti settori della linguistica ed è collegato anche agli studi culturali (cultural studies), in una prospettiva pluridisciplinare. Nella lessicologia si studiano sia i prestiti antichi, le questioni etimologiche (Häkkinen 1990: 9) e di sviluppo della lingua (nel nostro caso della lingua finlandese), sia lo sviluppo e il cambiamento attuali nell’arrivo di nuovi prestiti, senza dimenticare l’analisi dell’influenza dei prestiti nel lessico contemporaneo (v. per esempio Rautiainen 2011). Una trattazione a sé merita l’osservazione di prestiti tra due o più lingue straniere, come si vedrà in questo studio. 1.1. I prestiti nel finlandese Il vocabolario della lingua finlandese, una delle principali lingue ugrofinniche (Häkkinen 1990: 10; de Anna 1994: 11), è aumentato principalmente grazie ai prestiti provenienti da altre lingue (Häkkinen 1990: 86), alla derivazione (Häkkinen 1990: 101) e alle parole composte (Häkkinen 1990: 144). Si può tranquillamente affermare 4 Dei due linguisti finlandesi qui citati ricordiamo qui in particolare le seguenti opere: Häkkinen, Kaisa (2009). Nykysuomen etymologinen sanakirja (Dizionario etimologico della lingua finlandese contemporanea), 3a ed., Helsinki: WSOY; Hakulinen, Lauri (1979). Suomen kielen rakenne ja kehitys (Struttura e sviluppo della lingua finlandese), 4a ed. corretta e ampliata, Helsinki: Otava. 5 che la parte principale dei prestiti è arrivata nella lingua finlandese dalle lingue indoeuropee (Häkkinen 1990: 229). Paula Sajavaara (1989b: 67) ricorda come l’origine delle parole sia stata spesso difficile da stabilire, perché i nomi di nuovi concetti, in quanto termini internazionali, non sempre erano o sono riconoscibili come espressione di una sola lingua nazionale. Fino agli ultimi decenni del XX secolo, i prestiti sono arrivati nel finlandese soprattutto tramite la lingua svedese (Häkkinen 1990: 258), ma dal XX secolo in poi la fonte principale delle nuove parole è la lingua inglese (Sajavaara, P. 1989b: 69). Attualmente il 20% circa delle parole che costituiscono il lessico della lingua finlandese comune è di origine straniera, inoltre una quantità considerevole si trova nelle lingue speciali (Sajavaara, P. 1989b: 64). Nuovi prestiti sono entrati nella lingua con l’aumento dei processi e dell’importanza dei mezzi di comunicazione, con la diffusione sempre maggiore di parole internazionali e grazie alle traduzioni (Kulonen 1996: 24). Una ricerca eseguita dal norvegese Sandøy (2014: 237) sulle lingue nordiche ci fa sapere che la quantità di prestiti nel finlandese è aumentata del 483% nel periodo che va dal 1975 al 2000. 1.2. Il purismo finlandese In Finlandia esisteva, nella seconda metà dell’Ottocento, una forte tendenza di purismo linguistico che si manifestava soprattutto nell’attitudine a “proteggere” la lingua finlandese, a cercare di trovare nuovi nomi “finlandesi” che sostituissero parole dotte e latinismi (Itkonen 1990: 15). Una grande quantità di neologismi si introdusse nella lingua finlandese, nel periodo che va dagli anni ’20 agli anni ‘70 del XIX secolo, per accelerare lo sviluppo la lingua letteraria (Häkkinen 1990: 137)5 e sappiamo che gran parte delle parole di questo periodo venne creata da Elias Lönnrot (Häkkinen 1990: 256)6, autore del Suomalais-Ruotsalainen Sanakirja (Dizionario finlandese-svedese) 5 Nel 1863 lo Zar Alessandro II decretò che entro venti anni la lingua finlandese sarebbe divenuta l’altra lingua amministrativa in Finlandia, omologandola allo svedese (Lyytikäinen, 2016: 164; http://suomifinland100.fi/project/1863-kieliasetus/). 6 Elias Lönnrot (1802-1884), il “secondo padre della lingua finlandese” (il primo fu Mikael Agricola all’epoca della riforma protestante nel 16° secolo), dopo avere raccolto nel 1828-1845 i tesori della poesia popolare finnica, creò il poema epico nazionale Kalevala, pubblicato nel 1849 (Majamaa, R. (1997). Lönnrot, Elias, In Kansallisbiografia edizione elettronica, Studia Biographica 4. Helsinki: Suomalaisen Kirjallisuuden Seura, 1997-; http://neba.finlit.fi/kalevala/ (consultato il 27.1.2018). 6 che consta di 217 000 lemmi (Lyytikäinen 2016: 92) e venne pubblicato tra il 1867 e il 1880 (Lyytikäinen 2016: 164). Più in generale, i prestiti nelle lingue nordiche sono aumentati drasticamente dopo la seconda guerra mondiale, quando anche la “simpatia” verso i prestiti è aumentata. Le ricerche di Kari Sajavaara (Sajavaara, K. 1981: 14; cit. in Sajavaara, P. 1989a: 201) ci dicono che non è possibile evitare il contatto con altre lingue, che i contatti internazionali continuati proteggono la cultura dagli elementi stranieri, perché la lingua costituisce un sistema di difesa contro le interferenze. Il già citato Sandøy (2014: 228) afferma che il purismo sarebbe in un certo qual modo legato alla formazione della lingua, visto che il finlandese e l’islandese, che hanno una struttura diversa rispetto a norvegese, svedese e danese, sono lingue in cui è più forte la tendenza al purismo linguistico. Il fatto di accettare dei nuovi prestiti linguistici sarebbe inoltre una prova dell’esistenza di cambiamenti politici e sociali, oltre che un misuratore del grado di apertura culturale di una determinata comunità linguistica. Gli scambi linguistici avvengono generalmente in ambedue le direzioni, sia verso le lingue che ricevono che verso quelle da cui provengono i prestiti linguistici. Lingue come l’italiano e il francese hanno subito cambiamenti a causa dell’aumento degli anglismi, così che fenomeni di purismo, ovvero di resistenza culturale (Haspelmath 2009: 47), esistono anche in queste lingue, nei confronti dell’interferenza linguistica dell’inglese (Migliorini 1990: 92, 107). Görlach (2001: xvii) osserva, nell’introduzione al Dictionary of European Anglicisms (Dizionario degli anglismi nelle lingue europee) che the European languages are likely to become more similar to each other in due course, but there will also be special developments, such as the consequences of recent French legislation.7 1.3. Prestito o code-switching? Un termine vicino a quello generalmente usato di “prestito linguistico” è code- switching (traducibile come commutazione di codice), che indica l’uso occasionale di una parola di un’altra lingua (oppure, in Italia, l’alternanza dell’italiano standard con 7 Görlach si riferisce probabilmente alla legge francese numero 94-665 del 4/8/1994 (Loi Toubon) e ai regolamenti in essa contenuti, relativi all’uso della lingua francese. 7 un dialetto (Alfonzetti 2010)). Martin Haspelmath (2009: 40) definisce il code- switching principalmente come un’alterazione nel discorso, invece che un cambiamento nella lingua. Non è possibile distinguere completamente le parole usate nei casi di code-switching dai prestiti linguistici, ma ci sono alcune differenze notevoli: i prestiti sono lessemi entrati nel lessico “mentale” del parlante; mentre il code- switching è usato per lo più da parlanti bilingui, i prestiti possono essere usati anche dai parlanti madrelingua. Haspelmath (2009: 41) afferma inoltre che un prestito linguistico viene usato nella lingua ricevente come tutte le altre parole in essa presenti, mentre il code-switching non contempla l’adattamento delle parole interessate. Carol Myers-Scotton (1993) dichiara che il code-switching veniva usato per la comunicazione, in passato, prima che l’uso del prestito venisse stabilito (cit. in Haspelmath 2009: 41), mentre Görlach (2008: 733) osserva che, recentemente, i fenomeni di code-switching sono di moda nella lingua parlata dai giovani e sono entrati fortemente sia nel linguaggio della pubblicità che nelle lingue parlate dagli immigrati.8 1.4. Tipologia dei prestiti linguistici Poiché la mia analisi si concentra sugli italianismi nella lingua finlandese, devo necessariamente riflettere sui concetti (significati) e sui termini (significanti) che la linguistica finlandese utilizza nell’analisi di questo fenomeno. Tra le varie denominazioni per i prestiti linguistici, adotteremo come definizione generale quelle che distinguono da un lato i prestiti del tipo lainasanat (in tedesco Lehnwort), adattati nella lingua ricevente, dall’altro il tipo vierassanat (in tedesco Fremdwort)9, che differiscono dalle parole originali della lingua finlandese (Sajavaara, P. 1989b: 65). Paula Sajavaara (1989b: 70) indica in lainasanat un termine generico usato per i prestiti linguistici in varie epoche, mentre il termine vierassanat verrebbe usato per i prestiti giunti in epoche più recenti. A questi tipi aggiungiamo i calchi, che corrispondono in finlandese alle due categorie, käännöslainat (calchi di traduzione) e 8 Il code-switching è secondo Gumperz (1982, cit. in Lappalainen, 2009: 136) un modo di dare un segno contestuale, nonché una strategia del discorso (Gumperz 1982, cit. in Gafaranga 2007: 280). 9 I termini tedeschi Lehnwort e Fremdwort sono spesso usati, già dal XIX secolo, negli studi linguistici che mirano all’individuazione dei tipi di prestiti linguistici (Gusmani 1981: 21). 8 merkityslainat (calchi semantici); secondo Olli Nuutinen (1989: 112), la divisione tra le due categorie non è assoluta. La linguistica italiana raggruppa tradizionalmente i prestiti in 1) prestiti non adattati, 2) prestiti adattati e 3) calchi (Zolli 1991: 4). I prestiti non adattati sono chiamati anche prestiti integrali (Serianni & Antonelli 2011: 180). In altre fonti i prestiti linguistici sono denominati anche forestierismi (Fanfani 2010b), un termine chiaramente iperonimo poiché include vari tipi di prestiti. In questo lavoro userò la denominazione di prestito sia per il tipo lainasanat, riferito al contesto storico, sia per il tipo vierassanat, per i prestiti nella lingua finlandese di oggi. I prestiti possono essere definiti qualitativamente come prestiti di necessità o prestiti di lusso (Zolli 1991: 2); Myers-Scotton (1993: 168-170, cit. in Nurmi 2009: 192; 2002: 41; 2006: §8.3, cit. in Haspelmath 2009: 46) ha introdotto a questo proposito il termine cultural loan o cultural borrowing (prestito culturale) che corrisponderebbe al termine prestito di necessità; core borrowing (prestito di base) per il termine prestito di lusso. I prestiti di necessità comprendono le denominazioni di nuovi concetti e di nuovi oggetti, prima sconosciuti nella lingua di arrivo. I prestiti di lusso entrano invece in una lingua per altri motivi, per esempio per dare un nome più specifico e “trasparente” a un oggetto o a un concetto. Il prestito può essere usato per ragioni di moda, di stile, per richiamare l’attenzione o aumentare l’apprezzamento sociale (Sajavaara, P. 1989b: 70). Haspelmath (2009: 35, 46-47) riflette sulla difficoltà che si trova nello spiegare i motivi del perché un prestito entri in una lingua: una ragione può essere che, usando il prestito per il nuovo concetto culturale in questione, non è necessario creare una nuova parola nella lingua di arrivo. Inoltre, con l’uso di una parola più conosciuta in altre lingue, facilita la comunicazione. 9 Nel finlandese la suddivisione in ulteriori categorie dei prestiti linguistici del tipo vierassanat segue il seguente schema: 1) yleislainat (prestiti generici) 2) erikoislainat10 (prestiti speciali) 3) sitaattilainat (prestiti di citazione) detti anche vieraskieliset sanat, cioè parole di lingua straniera (Itkonen 1990: 11; Sajavaara, P. 1989b: 70). Il nome vierassanat è stato usato nella linguistica finlandese a partire dagli anni ’70 del Novecento. In precedenza (e in parallelo) veniva usato anche il termine sivistyssanat, che si potrebbe tradurre come “parole di cultura” o come un prestito internazionale (Sadeniemi 2002: 224), anche quando si tratta di parole di origine endogena. Originariamente il termine sivistyssanat era usato per indicare le parole dotte, tipiche del linguaggio delle persone colte, come per esempio eepos (epos/epopea), hemoglobiini (emoglobina) o sofistikoitunut (sofisticato) (Itkonen 1990: 9-10). Oggi, tante parole di questo genere sono diventate di uso comune e il termine migliore da usare sarebbe vierassanat anziché sivistyssanat (Sajavaara, P. 1989b: 71). D’altra parte, vari termini tecnici o scientifici in uso nel linguaggio specialistico, appartengono alle lingue speciali (Sajavaara, P. 1989b: 70; Serianni & Antonelli 2011: 117). Secondo Terho Itkonen (1990: 9-10) non tutti i prestiti linguistici sono considerati veramente tali, quando sono adattati nella lingua finlandese. Ci sono poi prestiti di tipo vierassanat che non sono perfettamente adattati, né corrispondono alle regole morfologiche e fonetiche del finlandese. La caratteristica significativa principale dei prestiti è che si tratta di parole internazionali, sia quando sono dei veri prestiti che quando si parli di termini creati nella lingua finlandese seguendo, per esempio, il modello delle lingue classiche. Kari Sajavaara (1981: 14) è dell’opinione che all’inizio dell’uso si presentino diversi problemi di adattamento nella lingua quotidiana, nella pratica e nel riconoscimento delle parole nuove, nel loro uso contestuale, nella pronuncia e nella flessione (declinazione). 10 In Uusi kieliopas di Itkonen & Maamies (2011: 41) si usa il termine erityislainat al posto di erikoislainat. 10 I linguisti finlandesi sono consapevoli di queste difficoltà e sono molto attenti alle questioni di pianificazione linguistica (Heikkinen & Mantila 2011: 36), che includono l’uso normativo della lingua e l’uso corretto dell’ortografia. 1.4.1. Prestiti integrali I prestiti integrali sono principalmente scritti e pronunciati seguendo la forma originale (Häkkinen 1990: 259): corrispondono in finlandese sia ai sitaattilainat, prestiti che hanno origine da un’altra lingua, di cui conservano l’ortografia e la pronuncia (Itkonen 1990: 13; Sajavaara, P. 1989b: 71) che agli erikoislainat, i prestiti veri e propri che presentano caratteristiche morfologiche diverse da quelle della lingua finlandese. Nel finlandese, la distinzione tra queste due categorie non è netta (Sajavaara, P. 1989b: 108), perché per la derivazione flessiva secondo i casi e la creazione di verbi, è indispensabile l’adattamento morfologico (Haarala 1989: 274). In una parte delle parole di uso frequente si possono avere mutamenti ortografici necessari per adattarle alla lingua di arrivo, per questo la divisione tra erikoislainat e yleislainat non è assoluta (Sajavaara, P. 1989b: 108). Parliamo di parole che non sono tutte tipiche del linguaggio colto e delle lingue speciali, anche se hanno una forma diversa rispetto ad altre parole del finlandese (Itkonen 1990: 12; Sajavaara, P. 1989b: 71). Nel dibattito della linguistica italiana (Serianni & Antonelli 2011: 181) si fa presente che l’uso dei prestiti non adattati è diventato frequente solo nel Novecento, quando i prestiti si sono diffusi più generalmente e in forma scritta. 1.4.2. Prestiti adattati I prestiti adattati sono i prestiti più antichi (Zolli 1991: 5), in quanto risultato della diffusione orale dei prestiti antichi (Serianni & Antonelli 2011: 181). L’adattamento è usato anche per adattare la forma scritta e pronunciata dei prestiti, al sistema flessivo della lingua ricevente (Haspelmath 2009: 42), come avviene nel finlandese (de Anna 1994: 13). I prestiti adattati non si differenziano dalle altre parole della lingua comune: nella lingua finlandese corrispondono agli yleislainat (Itkonen 1990: 11). L’adattamento di un dato lessema dipende dall’uso dello stesso nella lingua: esso tende 11 ad adattarsi più velocemente in un contesto quotidiano e in corrispondenza di un uso frequente (Sajavaara, P. 1989b: 72). 1.4.3. Calchi I calchi sono divisi in due tipi: 1) calchi formali, detti anche calchi strutturali o calchi di traduzione, e 2) calchi semantici.11 I calchi formali sono creati secondo il modello di un’altra lingua (Zolli 1991: 6; Häkkinen 1990: 162). Raffaella Bombi (2005: 47) e Massimo Fanfani (2010a) affermano che il calco strutturale includa sia la motivazione strutturale che la semantica della parola. La motivazione racchiude sia la comprensione della struttura morfologica che quella del significato della parola (Itkonen, E. 1966: 350; Räisänen 1988: 13, cit. in Koivisto 2013: 226). Per quanto riguarda i processi di creazione dei calchi, se da un lato Fanfani (2010a) ricorda che questa operazione richiede più conoscenze linguistiche rispetto all’uso dei prestiti, Görlach (2003: 97) riconosce nella tendenza al purismo della lingua ricevente una ragione per creare calchi in alternativa all’utilizzo dei prestiti integrali, affermando che un prestito e un calco possono essere in competizione e che un prestito può affermarsi sull’uso di un calco (Görlach 2003: 47). In finlandese, calchi sono 1) käännöslainat (calchi di traduzione), che possono essere calchi lessicali o calchi grammaticali (Häkkinen 1990: 265-266; Lyytikäinen 2016: 30), e 2) merkityslainat (calchi semantici) (Häkkinen 1990: 272). Haspelmath (2009: 39) e Häkkinen (1990: 270) affermano che la parola composta è la formazione principale del calco. Inoltre, in finlandese la derivazione è un altro modo di formare il calco (Itkonen 1990: 15); con un suffisso è possibile creare numerose 11 Gusmani divide i calchi in calchi strutturali (Zolli 1991: 6) e calchi semantici (Bombi 2005: 47), Zolli usa i termini calco formale e calco semantico (1991: 6), Serianni e Antonelli quelli di calco strutturale (o calco di traduzione) e calco semantico (2011: 180). 12 parole nuove sulla base dello stesso modello (Lyytikäinen 2016: 32). I calchi possono presentare anche una parte in cui si riconosce la traduzione di un lemma (Häkkinen 1990: 272). Görlach (2003: 96) divide i calchi formali in tre tipi: 1) translation (traduzione), in cui avviene una traduzione fedele all’originale, 2) rendering (interpretazione), che presenta un adattamento formale o semantico e 3) creation (creazione), ovvero una parola indipendente, dal significato simile a quello dell’originale. Risto Haarala (1989: 273-274) afferma che in finlandese la formazione del calco dipende dalla forma della parola della lingua d’origine, sulla base della quale il calco viene creato tramite una traduzione letterale o adattata, ottenendo così una parola con un significato equivalente oppure una parola nuova dal significato simile a quello dell’originale. Olli Nuutinen (1989: 111) aggiunge che nella creazione di un calco di traduzione si riconoscono caratteristiche essenziali: vengono usati gli stessi metodi necessari a creare una nuova parola in finlandese. Bombi (2005: 47) analizza dei calchi in italiano di origine inglese, dividendo i calchi strutturali in calchi strutturali di composizione e calchi strutturali di derivazione, secondo i termini usati da Gusmani (1983: 20) e la divisione dei componenti di Tekavčič (1972: 197-224; cit. in Bombi 2005: 50)12. Calchi strutturali di composizione sono per esempio grattacielo (ing. skyscraper) o sottotitolo (ing. subtitle), mentre calchi strutturali di derivazione sono per esempio vegetarianismo, vegetariano (ing. vegetarianism, vegetarian). I calchi semantici sono divisi in tre categorie: sintagmatici, sintematici13 e semantici. Sintagmatici e sintematici sono per esempio aria condizionata (ing. air conditioned (room)), cucina fusion (ing. fusion cuisine), forno a microonde (ing. microwave owen), mentre calchi semantici sono per esempio pacchetto (ing. package (deal)), parola d’ordine (ing. password), singolo (ing. single) (cfr. Bombi 2005: 45-144). 12 La divisione dei componenti secondo Tekavčič (1972: 197-224) si articola nelle seguenti modalità: sostantivo + sostantivo, sostantivo + elemento verbale, sostantivo + aggettivo, preposizione + sostantivo, prefisso + sostantivo, prefissoide + sostantivo. 13 I calchi sintematici sono unità lessicali complesse dal significato unitario (Gusmani 1983: 60). Nella sua trattazione Gusmani si riferisce a quanto asserito da Martinet, ovvero che i sintemi sono meno unitari dei sintagmi (Gusmani 1983: 154). 13 Nei calchi semantici la parola riceve un nuovo significato: pensiamo per esempio a caffè, che dal francese ha ricevuto anche il significato di “bottega del caffè” (Zolli 1991: 41; Fanfani 2010a), o al termine mouse mutuato dall’inglese, passato dal significato zoologico di “topo” a quello del “dispositivo” collegato al computer (cfr. anche il finl. hiiri, che ha lo stesso significato; Haspelmath 2009: 46; Heikkinen & Mantila 2011: 113). Il significato dei calchi semantici può essere più specifico (ristretto) o più generico (esteso) di quello che appartiene alla parola di origine (Sajavaara, P. 1989b: 85; Fanfani 2010a); le equivalenze possono essere difficili da verificare, perché la parola può avere significati diversi nella lingua d’origine (Sajavaara, P. 1989b: 91). 1.5. Italianismi Ecco di seguito una definizione “classica” del termine italianismo: Un italianismo è un prestito dall’italiano a un’altra lingua (oltre ai prestiti veri e propri, diretti e indiretti, si considerano anche l’induzione, i calchi e lo pseudoprestito). Non sempre l’origine italiana è sicura o è l’unica; invece che dall’italiano un prestito può essere entrato in una lingua dal latino o da un’altra lingua, specialmente romanza; sono di origine multipla molti prestiti in romeno. (D’Achille 2008, cit. in Stammerjohann 2010) Gli italianismi che fanno parte della tipologia dei prestiti culturali, sono per un lungo periodo diventati particolarmente frequenti nel linguaggio della musica e dell’arte, oltre che nel linguaggio del settore bancario (già in epoca medievale/rinascimentale) (Serianni 2001: 439; Serianni & Antonelli 2011: 202). Il Dizionario di italianismi in francese, inglese, tedesco (DIFIT), pubblicato nel 2008 dall’Accademia della Crusca e diretto da Harro Stammerjohann, rappresenta con i suoi 4.660 lemmi (Heinz & Gärtig 2014: 1101) la vasta distribuzione degli italianismi in vari settori, avvenuta nel corso dei secoli (Sabatini 2008: VIII). Una parte più recente di essi è entrata nelle altre lingue grazie alla gastronomia, in seguito al successo internazionale dei prodotti e della 14 cucina italiani, contrassegnati dall’espressione Made in Italy14 nata negli anni ’80 del Novecento (Di Tommaso & Rubini 2012; Serianni & Antonelli 2011: 204). Grazie a questo interesse internazionale, l’Italia ha potuto usare la lingua come mezzo di comunicazione commerciale privilegiato per promuovere i suoi prodotti (Perissinotto 2015: 290; Turchetta 2005: 127), fino a far sì che i termini della gastronomia italiani siano i più numerosi al mondo per diffusione in altre lingue (Lubello 2010). Elina Suomela-Härmä e Juhani Härmä (1988: 133) hanno dedicato trent’anni fa un saggio agli italianismi usati in finlandese nella pubblicità, nei nomi dei prodotti commerciali disponibili sul mercato e nei nomi di negozi e ristoranti: ne risulta che le parole italiane sono, dopo quelle provenienti dall’inglese, i lessemi stranieri più frequenti in Finlandia. Gli italianismi sono apprezzati anche perché hanno un suono adatto ad attirare l’attenzione (cosa importantissima nel commercio) e aumentano ulteriormente il prestigio immanente di un prodotto. Inoltre, sono anche facili da pronunciare e da ricordare, per la somiglianza tra le strutture fonetiche di italiano e finlandese. Molte parole italiane sono diventate popolari grazie ai viaggi turistici in Italia e alla fama di alcuni prodotti di largo consumo e di lusso. Dalla base della definizione per l’italianismo nel GRADIT (Grande Dizionario Italiano dell’Uso, 2000, cit. in Stammerjohann 2013: 135), Stammerjohann (2013: 137-139) ricorda le limitazioni nella definizione: i marchionimi (i nomi che indicano marchi commerciali), i nomi propri e le derivazioni dei nomi propri non sono italianismi, a meno che non siano già in uso come tali nell’italiano (per esempio milanese nell’accezione di risotto (alla) milanese). Nomi propri diventano italianismi quando ricevono lo status (e il significato) di un nome comune, come è avvenuto per esempio con prosecco, un vino bianco spumante italiano: prosecco e martini sono diventati italianismi prima all’estero, poi in Italia. Mariagrazia Margarito (2006: 155-156) ha studiato gli italianismi nel francese, restringendo la sua indagine alla lingua usata nelle guide turistiche che illustrano la Sicilia e isolando quattro categorie di italianismi: 1) italianismi accompagnati da una traduzione, 2) italianismi accompagnati da una spiegazione per l‘uso, 3) italianismi 14 I settori della produzione italiana del made in Italy, in cui le aziende e loro marchi hanno avuto un notevole successo sui mercati internazionali, sono soprattutto quelli dell’abbigliamento, dell’arredamento, automobilistico e agroalimentare (Di Tommaso & Rubini 2012). 15 accompagnati da una notazione metalinguistica, inserita per dare una più completa informazione culturale o linguistica, 4) italianismi senza traduzioni né spiegazioni. Secondo Margarito gli italianismi di questo ultimo genere sono i più numerosi nelle guide studiate e vengono usati – a suo giudizio – per ragioni di “colore locale”, nonostante esistano parole perfettamente equivalenti nel francese. Secondo Laura Pinnavaia (2006-2007: 17) gli italianismi della gastronomia sono allo stesso momento prestiti di necessità che servono a colmare lacune semantiche e lessicali e prestiti di lusso che arricchiscono la lingua ricevente. Gli italianismi sono principalmente sostantivi e, in piccola quantità, aggettivi (Stammerjohann 2013: 139): stante la loro somiglianza fonetica con le parole finlandesi, non accade di rado che nuove parole (nuovi nomi) nascano sul modello di parole italiane, anche se talvolta si verificano persino errori ortografici e grammaticali, che però non disturbano il messaggio informativo (Suomela-Härmä & Härmä 1988: 136). È da notare che dai tempi della ricerca di Suomela-Härmä e Härmä (1985-1988), l’Italia è molto più conosciuta in Finlandia, quindi il vocabolario delle parole “familiari a tutti” si è ingrandito. Vorrei ricordare che oltre agli italianismi, tante parole italiane conosciute in Finlandia erano in realtà dialettismi diventati di uso comune, come spiegato da Zolli (1986: 8), senza però che esse fossero o siano riconosciute come tali da tutti gli italiani. 1.6. Pseudoitalianismi Gli pseudoitalianismi sono parole (o strutture, locuzioni) che assumono nella lingua ricevente un nuovo significato: importano un elemento di valore legato alla parola italiana, ma non sono in uso con il significato in questione nella lingua italiana (Casini 2015: 99-100; Stammerjohann 2013: 145), sono unità lessicali indipendenti formatesi in un processo morfologico o semantico (Furiassi 2012: 771-773). Nella sua ricerca sugli pseudoitalianismi in inglese, Cristiano Furiassi osserva alcuni esempi dei risultati di processi morfologici quali 1) tutti-frutti (ing. a confection or ice cream containing chopped usually candied fruits), che rappresenta il risultato di una composizione autonoma di due parole separate (tutti + frutti), 2) pepperoni / peperoni, che è frutto di una derivazione autonoma da pepper/peper a cui si aggiunge il suffisso 16 -oni (ing. pepperoni, ital. salame piccante, cfr. ital. peperone nel senso dell’ortaggio), 3) latte, che appartiene al tipo della composizione ellittica da caffellatte / caffelatte (ing. (caffè) latte cfr. ital. latte (senza caffè)). Se coinvolta in un processo semantico, la parola subisce un cambiamento semantico, come accade per esempio con bimbo (ital. bambino, ing., slang woman of loose morals (ital. oca (giuliva), bambola), cfr. il finl. hölmö, typerys (ital. sempliciotto, idiota)) o con confetti (ing. confetti (= ital. coriandoli), cfr. finl. konfetti (significato inglese in uso)). Sempre Furiassi afferma (2012: 776) che le differenze tra il significato della parola originale e quello dello pseudoitalianismo possono creare dei fraintendimenti al momento dell’uso di quest’ultimo in un’altra cultura. 1.7. Il caso delle lingue speciali Una lingua speciale è una varietà di una determinata lingua, usata tra specialisti di un determinato argomento (Serianni & Antonelli 2011: 117), con un livello di specializzazione che varia a seconda delle diverse lingue speciali (Sobrero 1997: 239) e in una quantità che aumenta continuamente, perché nuove lingue speciali nascono dalla specializzazione di e in vari settori (Sobrero 1997: 269). Andrea Masini (2010: 63) ricorda che lingue speciali, oltre a quelle delle varie scienze, sono per esempio quelle dello sport, del turismo e della gastronomia. La lingua speciale include, secondo Alberto A. Sobrero (1997: 239, 243), della terminologia specifica, caratterizzata da precisione e neutralità emotiva, per evitare ambiguità; Luca Serianni e Giuseppe Antonelli (2011: 117) affermano che una delle caratteristiche dei tecnicismi (Serianni & Antonelli 2011: 119) nel lessico delle lingue speciali è la monosemia delle parole. Sobrero divide le lingue speciali in lingue specialistiche, dotate di un lessico specifico (come per esempio le lingue della fisica e della linguistica), e in linguaggi settoriali, che includono parole ed espressioni della lingua comune e di altre lingue speciali (come per esempio la lingua dei giornali e della politica), usati nella comunicazione con un pubblico più esteso rispetto a quello degli specialisti (Berruto 2012: 179-180). Masini (2010: 61), riflettendo sulla monosemia verbale, ricorda che il termine non è però sempre unico, che esistono diversi termini paralleli, come accade, per esempio, proprio per la definizione delle lingue speciali, di volta in volta, oltre linguaggi 17 settoriali, dette lingue tecniche, professionali, microlingue, tecnolingue, tecnoletti, sottocodici. Le lingue speciali utilizzano quantità differenti di tecnicismi (Berruto 2012: 182), ma in genere la creazione di una nuova denominazione avviene tramite il processo semantico del transfert, in modo da conferire un nuovo significato a un termine in uso in un'altra lingua speciale, come nel caso di vettore, dalla matematica all’ingegneria aerospaziale (Serianni & Antonelli 2011: 124); oppure si osserva il fenomeno della tecnificazione, in cui una parola della lingua comune può diventare un tecnicismo, come nel caso di momento per la fisica, nell’accezione data da Galileo Galilei (Serianni & Antonelli 2011: 120). Sobrero (1997: 245) ricorda, oltre ai tecnicismi, la creazione di sigle e di acronimi, che consentono di usare denominazione più brevi. Per quanto riguarda la provenienza dei tecnicismi, questi termini arrivano spesso dalla lingua usata dall’esperto (o dalla comunità degli esperti) che li introduce, come nei casi di metro e sistema metrico dal francese (Häkkinen 2006: 258) o inglese per l’aeronautica (Sobrero 1997: 268); per la questione specifica, Beccaria (1988: 8) ricorda che le lingue aziendali e del commercio hanno influenzato la diffusione di determinati termini industriali e unificato vari geosinonimi usati in Italia, ricorrendo spesso a denominazioni “settentrionali”, come per esempio nel caso di pancetta contro carnesecca. Liisa Nuutinen (2007: 14) si collega alla questione dell’origine delle denominazioni specifiche nella gastronomia, affermando che nomi di frutta o verdure possono derivare sia dal nome botanico che dalla denominazione commerciale; il mercato in generale e i consumatori in particolare, scelgono poi di usare i nomi che incontrano maggior successo o che semplicemente sono usati con maggiore frequenza, come accade nel caso di rucola contro eruca sativa (in finl. sinappikaali). Sempre a questo proposito Lehtinen (2007: 18) ricorda che denominazioni diverse derivanti da differenti origini internazionali di un prodotto, aumentano le varianti tra cui scegliere nelle denominazioni, come per esempio nel caso dei cachi (nome botanico: diospyros kaki, finl. kaki(luumu), persimon e sharon). Con l’aumento dei contatti internazionali i prestiti linguistici – soprattutto gli anglismi – sono diventati sempre più frequenti nel lessico scientifico e tecnico (Serianni & Antonelli 2011: 121), soprattutto grazie allo sviluppo dell’informatica e alla diffusione 18 dei prodotti informatici (Sobrero 1997: 268). I prestiti entrano in concorrenza con i termini propri di lingue come l’italiano (Casini 2015: 91) e finlandese (Heikkinen & Mantila 2011: 104), tanto che Maurizio Dardano (1996: 332-333) afferma che gli anglismi sono diventati nella lingua speciale della medicina una tipologia di tecnicismi a parte, rispetto ai termini derivati dal latino e dal greco. D’altra parte, Sobrero (1997: 242) dice che nella lingua dell’informatica si sono formati dei tecnicismi usati soltanto dai professionisti, rispetto ad altri termini di livello più generale, aperti all’uso da parte di un pubblico più grande. Sia Gian Luigi Beccaria (1988: 16) che Vesa Heikkinen e Harri Mantila (2011: 116) affermano che le lingue speciali tendono a introdurre tecnicismi nella lingua comune. Per facilitare la comprensione e la comunicazione, ci sono diversi livelli di divulgazione che consentono di adattare la lingua a seconda del destinatario, dell’argomento e degli obiettivi comunicativi (Sobrero 1997: 240), come nei casi diversi dell’espressione linguistica usata da un medico per la pubblicazione di un articolo scientifico, per una comunicazione che appare su un quotidiano, oppure nella conversazione con i suoi pazienti, che Gaetano Berruto (1997: 9) definisce come variazione situazionale o variazione diafasica. Sobrero (1997: 272) afferma inoltre che nella divulgazione un termine tecnico viene generalmente sostituito da un termine comune o da una “traduzione” estesa, che la divulgazione necessita spesso dell’inserimento di chiarimenti, connessi spesso dalla congiunzione cioè. 19 2. FORMAZIONE LESSICALE DEI PRESTITI I prestiti linguistici subiscono cambiamenti tramite la sostituzione fonetica, nel senso che i fonemi vengono modificati per adattarsi alla lingua ricevente. Spesso è difficile identificare la lingua di partenza, perché i cambiamenti indotti da lingue della stessa famiglia sono minimi (Häkkinen 1990: 258; Serianni & Antonelli 2011: 180). Le parole arrivano spesso da una lingua particolarmente apprezzata (Sajavaara, P. 1989b: 70) e hanno un prestigio marcato (Serianni & Antonelli 2011: 181). Di solito le parole arrivano alla lingua più semplice dalla lingua lessicalmente più ricca, perché con una cultura più sviluppata anche gli scambi linguistici sono più frequenti (Häkkinen 1990: 230). Se una parola ha una distribuzione geografica vasta, può essere una parola antica o una parola capace di espandersi (Häkkinen 1990: 27). Ullman (1970: 231 e segg.) dice che le parole affettive sono spesso di questo tipo, perché possono creare, tramite associazioni concettuali, dei nuovi significati (cit. in Häkkinen 1990: 39). Poiché la funzione della lingua è trasmettere informazioni, l’uso dei prestiti linguistici mette in questione la conoscenza del significato delle parole, che non è sempre chiaro a tutte le persone. La scelta di una parola usata nella data situazione, oppure della parola propria o del prestito, include anche delle motivazioni e delle emozioni (Sajavaara, P. 1989b: 87). Nuovi lessemi sono stati creati da singoli individui e, in epoca più recente, da esperti o linguisti, per spiegare nuovi fenomeni relativi, per esempio, all’innovazione o alle tendenze attuali, alle mode (Häkkinen 1990: 136). Parte dei prestiti sono internazionali: derivano da nomi di città, di persona, o da marchi di prodotti (Häkkinen 1990: 99) e si formano con la composizione, un sistema con cui si creano facilmente delle nuove parole (Häkkinen 1990: 144), usato in numerose lingue nel mondo (Karlsson 2006: 196). Una comunità linguistica sceglie se una nuova parola (un neologismo) entra nel vocabolario comune o sparisce con il passare del tempo (Ikola, O. 1951, cit. in Häkkinen 1990: 136). Molto spesso sono gli specialisti della linguistica che valutano e selezionano determinate parole nuove, creando delle norme per un uso grammaticalmente corretto delle stesse (Itkonen 1975, 21-25, cit. in Häkkinen 1990: 136). I prestiti più frequenti sono denominazioni di concetti e di oggetti, per questo la maggior parte dei prestiti sono dei sostantivi, a cui si aggiungono – in misura minore – anche aggettivi e verbi, mentre i prestiti di avverbi sono rari (Sajavaara, P. 1989b: 20 65). Sandøy (2014: 232) asserisce che la quantità dei sostantivi nei prestiti è aumentata nella lingua finlandese rispetto alla distribuzione normale delle altre parti del discorso, senza però influire sulla struttura tipica delle frasi. 2.1. Trattamento fonetico dei prestiti La fonetica studia la produzione e la percezione della lingua parlata e ne analizza la strutturazione acustica (Karlsson 2006: 45), a differenza della fonologia che studia il sistema fonetico (Karlsson 2006: 63) e la pronunciabilità della lingua, cioè le sue limitazioni fonetico-fonologiche (Karlsson 1983: 17). Le unità fonetiche sono dette foni (Karlsson 2006: 63), così che il suono è presentato usando la trascrizione fonetica (Karlsson 2006: 45) tra parentesi quadre, come per [k]. La forma ortografica della parola è presentata in corsivo k o tra virgolette caporali ˂k˃ (Karlsson 2006: 46). In questo lavoro le forme ortografiche sono presentate in corsivo. Le unità fonologiche sono dette fonemi; la rappresentazione fonemica (Karlsson 2006: 72) è presentata tra / /, come per /k/. La fonetica e la fonologia si completano l’un l’altra e quindi sono inseparabili (Karlsson 2006: 63). Nel caso della nostra ricerca, diremo che i prestiti hanno in genere delle caratteristiche fonetiche differenti rispetto a quelle tipiche della lingua finlandese (Häkkinen 1990: 259). Secondo il sistema finlandese, tranne poche eccezioni, ogni segno grafico corrisponde a un suono (Karlsson 1983: 77) e l’accento cade sempre sulla prima sillaba (Karlsson 1983: 150). In finlandese, oltre all’uso delle vocali e delle consonanti lunghe e brevi, anche la mancanza di occlusive sonore (a eccezione della d arrivata dalla lingua svedese, v. Sajavaara, P. 1989b: 107), di fricative sonore e di affricate, causa difficoltà nel distinguere le consonanti sonore dalle sorde. Queste differenze fonetiche creano problemi nella pronuncia e nell’ortografia dei forestierismi (Suomela-Härmä & Härmä 1988: 136). Un tempo la pronuncia e l’ortografia seguivano il modello svedese, ma le regole della pronuncia e dell’ortografia, sul modello delle altre parole finlandesi, sono state stabilite nei primi decenni del Novecento (Sajavaara, P. 1989b: 96), così che attualmente l’uso delle consonanti “straniere” b, g e f è entrato nelle parole finlandesi, con un adattamento fonetico dei prestiti usato soprattutto nel linguaggio informale (Sajavaara, P. 1989b: 107). Diverse parole hanno due versioni di 21 pronuncia, 1) secondo la lingua di provenienza o 2) secondo il finlandese (Sajavaara, P. 1989b: 108), come nel caso di ciao, scritto in finlandese anche tsau cioè nel modo in cui è pronunciato (Stammerjohann 2013: 153), oppure di jazz, che segua il modello inglese ['dʒæz] o che venga pronunciato in finlandese ['jats] o ['jatsi] sul modello della pronuncia tedesca (Häkkinen 1990: 259); interessante anche l’esempio di croissant reso nella forma francese [kʀwasɑ̃], oppure scritto nella forma finlandese kroissantti e pronunciato ['krois:ɑnt:i] (Itkonen & Maamies 2011: 120). Per la pronuncia finlandese la flessione per casi si basa chiaramente sulla pronuncia finlandese, come in ['krois:ɑntin]. Dardano (2005: 132-133) ricorda che la pronuncia del prestito dipende da come la parola è entrata nella lingua ricevente, se attraverso un uso del parlato o in forma scritta: si prenda la parola inglese, entrata in italiano in forma scritta, tunnel, la cui pronuncia segue la forma /'tunnel/, mentre l’altra parola inglese budget, entrata in forma parlata, segue la forma /'bagget/, verificando anche l’asserzione secondo cui il livello di conoscenza della lingua di origine del prestito ha un’influenza sulla pronuncia (Dardano 2005: 133). Gli studi di Outi Veivo (2017a: 66), relativi al riconoscimento fonologico e ortografico delle parole francesi da parte degli studenti finlandesi di lingua francese, dimostrano infatti che le parole francesi sono riconosciute meglio nella forma scritta che in quella parlata (Veivo, 2017b) e che la competenza nell’ortografia francese aiuta a distinguere meglio le parole francesi della lingua parlata. 2.2. Caratteristiche morfologiche dei prestiti La morfologia studia la formazione e la derivazione delle parole, individuando unità morfologiche dette morfemi (Karlsson 2006: 83), considerate le unità principali della grammatica (Karlsson 1983: 14), mentre le unità lessicali usate per redigere un dizionario sono dette lessemi (Karlsson 2006: 86).15 15 Il lessema di un sostantivo finlandese può assumere fino a 1.500-2.000 forme. In finlandese, la forma usata dal punto di vista lessicografico per rappresentare un lessema nominale è il nominativo singolare (Karlsson, 2006: 187). Un termine usato come sinonimo di lessema è lemma (Karlsson 2006: 188). 22 Come nella fonetica, anche nella morfologia finlandese i prestiti creano delle difficoltà nell’ortografia. L’ortografia dei prestiti segue la forma fonetica secondo le regole proposte da Frans Ferdinand Ahlman nel 50° anniversario della Suomen Kirjallisuuden Seura (SKS, Società della letteratura finlandese) nel 1881 (Itkonen 1990: 31) e rese definitive nel 1907 da E. A. Tunkelo, caporedattore della rivista di linguistica finlandese Virittäjä (Itkonen 1990: 35). Nuove combinazioni morfologiche sono arrivate con i prestiti linguistici. A causa della regola dell’armonia vocale, certe combinazioni morfologiche erano in passato impossibili: pensiamo a una combinazione di vocali palatali (anteriori) e velari (posteriori), come quella che troviamo nella parola lyyra (Häkkinen 1990: 91). Nei prestiti vengono usate le consonanti b, d, g, f e š, mentre generalmente c, q, x e z sono sostituite con consonanti equivalenti in finlandese, ovvero: s/k, k, ks, ts (Sajavaara, P. 1989b: 97). I prestiti si adattano nelle formule16 di derivazione della lingua (Koivisto 2013: 255; VISK § 152; VISK § 267), come nell’esempio di italialainen (italiano), inoltre ci sono delle regole ortografiche per l’uso delle vocali o delle consonanti brevi o lunghe (Itkonen 1990: 37, 39, 43), così che abbiamo makaroni (maccheroni) e non makarooni sul modello precedente telefooni (Nuutinen, O. 1989: 111). Häkkinen (comunicazione personale, 14/10/2015; 1990: 259) rileva la tendenza a inserire nella parola una vocale finale, di solito la i, per aiutare la declinazione.17 Il gruppo più importante di declinazione è il tipo risti, perché in questo gruppo entrano prestiti e neologismi con la i finale (Karlsson 1983: 207), mentre per i nomi con la e finale ci sono due gruppi di declinazione, il tipo nalle e il tipo hame (Karlsson 1983: 204; Sajavaara, P. 1989b: 105). Il partitivo singolare delle parole con una vocale finale è formato con il suffisso -a / -ä (VISK § 87); nel plurale del tipo nalle con l’inserimento della - j - (VISK § 89) = nalleja, mentre nel tipo risti la vocale finale subisce un 16 Questo termine corrisponde al finlandese muotti, usato nella Iso suomen kielioppi (Grande grammatica del finlandese, ISK, cit. in Koivisto 2013: 12, 175-176) e nella sua edizione elettronica VISK (Hakulinen, A. et al. 2008). 17 Il termine declinazione è usato per la flessione dei nomi, mentre coniugazione si usa per la flessione dei verbi. Nel Suomen kielen perussanakirja (Dizionario fondamentale del finlandese) ci sono 49 tipi di declinazioni dei nomi e 27 tipi di coniugazioni dei verbi. Alcuni sono frequenti, altri rari (VISK § 63). I nomi che presentano i oppure a/ä finale nella radice del lessema sono i più frequenti (v. il tipo risti, Karlsson 1983: 207). Per la declinazione, i suffissi sono inseriti dopo la radice del lessema. I sostantivi hanno 12-15 casi, che permettono di flettere sia al singolare che al plurale (VISK § 97). I sostantivi hanno circa 140 forme che derivano dalla declinazione, i verbi circa 250 forme che derivano dalla coniugazione (VISK § 53). 23 cambiamento da i a e = ristejä. Ci sono alcune varianti di declinazione, per esempio, nel partitivo dei lessemi che hanno tre o più sillabe (VISK § 91). La flessione crea problemi soprattutto quando la pronuncia è diversa dell’ortografia, per esempio nel caso di show, quando per il genitivo show’n è necessario un apostrofo (Sajavaara, P. 1989b: 99), che normalmente non è in uso nel finlandese. Diverse parole hanno sia la versione adattata che quella non adattata nel linguaggio comune, come nel caso di grape, greippi (ing. grape, ital. pompelmo). La parola finlandese e il prestito possono essere usati parallelamente. La versione adattata deriva dalla forma informale e dalla lingua parlata (Karlsson 1983: 154), l’adattamento dipende del registro della lingua: le parole non adattate possono avere un carattere adatto al registro alto e più formale (Karlsson 1983: 142). Infine, la forma adattata non diventa sempre comune, nonostante i linguisti la consiglino (Sajavaara, P. 1989b: 98). La derivazione è la forma principale di creazione di neologismi nel finlandese (Häkkinen 1990: 137): con determinati suffissi innestati nella radice del lessema si formano nuovi nomi, verbi e avverbi. Nuove derivazioni possono essere introdotte a catena, per creare nuove parole complesse (Koivisto 2013: 71-72). Un’altra forma di derivazione è la riduzione di parole già attestate, per crearne di più brevi (Häkkinen 1990: 137), con un processo che può riguardare la parte iniziale, finale o entrambe, come nei casi di ale da alennusmyynti (saldi), o luomu da luonnonmukainen (bio-, biologico) (Häkkinen 1990: 108; Koivisto 2013: 254; VISK § 167; VISK § 170). Laalo (1989: 297) rileva la tendenza a creare parole informali ridotte a due sillabe, come per punkku da punaviini (vino rosso). Ci sono inoltre evidenti limitazioni nelle combinazioni morfologiche, anche se alcune creazioni che non rispondono alla norma, sono diventate parole di uso comune (Häkkinen 1990: 141). 2.2.1. Parole composte La creazione di parole composte da due o più parole giustapposte è il sistema più produttivo18 per creare parole nuove (Häkkinen, 1990: 144) con un significato 18 Nella lingua finlandese, le parole composte sono circa il 70% del lessico (145.000 su 215.000 parole nel dizionario Nykysuomen sanakirja (Dizionario del finlandese contemporaneo) nel 1989, cfr. Koivisto, 2013: 324). 24 specifico (Paul 1898: 305, cit. in Häkkinen 1990: 153). Le parole composte sono per il 90% sostantivi composti, ma è possibile mettere insieme parole di varie parti del discorso, derivazioni e altre parole composte per evocare il significato (Häkkinen 1990: 144-145; Tyysteri 2015: 111). Le varie costruzioni possono avere origine nelle formule linguistiche usate, nelle norme della lingua o nei modelli di tendenza, tenendo conto anche degli aspetti sociolinguistici e delle varietà linguistiche (Tyysteri 2015: 218-219). Costruzioni frequenti diventano modelli per creare nuove combinazioni e così diventano sempre più frequenti (Tyysteri 2015: 62-63). La facilità della costruzione e dell’interpretazione farà sì che una formula combinatoria diventerà sempre più usata. La capacità di costruire nuove combinazioni e derivazioni è detta produttività (Koivisto 2013: 234) e si manifesta in per esempio cinque gradi nelle formule combinatorie, da produttiva, ovvero capace di creare combinazioni molteplici, a non produttiva, che non è in grado di creare nuove combinazioni (Koivisto 2013: 239; VISK § 164). La produttività delle formule è caratterizzata dalla regolarità, nei limiti imposti da morfologia, fonologia e semantica, tenendo presente il fatto che nelle parole composte ogni elemento è variabile e che le formule possono avere dei limiti lessicali (Koivisto 2013: 181, 183). La parola composta è costituita da un determinante, cioè l’elemento che determina, e da un determinato, l’elemento da determinare (Tekavčič 1980: 132; Bonomi 2010: 140)19: in finlandese, la prima parte della parola composta è il determinante, l’ultima parte è il determinato, elemento che generalmente costituisce la parte principale, anche se in alcuni casi specifica la parte determinante (Vesikansa 1989: 214, 223), per esempio quando siamo di fronte a una relazione partitiva (Pitkänen 2008: 202-203, cit. in Tyysteri 2015: 117). In generale il determinante è al nominativo (Häkkinen 1990: 146). Nella la costruzione delle parole composte è possibile unire una quantità indeterminata di unità lessicali, anche se in generale non più di cinque unità sono “incatenate” (Koivisto 2013: 326; Tyysteri 2015: 101). Le unità che formano le parole composte vengono scritte insieme, tranne quelle parti collegate con un trattino per ragioni ortografiche, per esempio per separare due vocali identiche con cui termina il 19 Nelle lingue romanze, una parte delle parole composte seguono l’ordine determinante-determinato (de-do), l’altra determinato-determinante (do-de) (Tekavčič 1980: 134). Nel novero delle lingue indoeuropee la lingua italiana preferisce l’ordine determinato + determinante, rispetto a quanto avviene nell’inglese (Bonomi 2010: 140). 25 determinante e comincia il determinato (per esempio latva-artisokka (carciofo), oppure nelle combinazioni con un prestito integrale del tipo sitaattilainat (VISK § 401), (per esempio digi-tv (forma abbreviata di televisione digitale) o savoiardi- keksejä (biscotti-savoiardi). La strutturazione delle parole composte è principalmente composta da due parti; nel caso ci siano parole composte all’interno della composizione, la gerarchia delle parti tra determinante e determinato può essere variabile (Koivisto 2013: 333) e può causare significati multipli (Vesikansa 1989: 214) che dipendono dal contesto. Nel caso l’ordine delle parti all’interno della parola composta venga modificato, anche il significato può cambiare (Koivisto 2013: 32). Il tipo principale delle parole composte è quello delle parole composte determinative (määritysyhdyssanat) (Koivisto 2013: 332; VISK § 408), mentre in minor quantità esistono parole composte copulative (Vesikansa 1989: 213-214) dette anche summayhdyssanat, in cui le parti determinanti hanno lo stesso valore, per esempio mustavalkoinen (nero e bianco), suomalais-ruotsalainen sanakirja (dizionario finlandese-svedese) (Koivisto 2013: 336, VISK § 432; VISK § 433). Le parole composte determinative sono in generale endocentriche (Koivisto 2013: 331; VISK § 408), nel senso che la prima parte determina l’ultima, la modifica semanticamente, ergo la parola composta è una varietà del concetto principale (generale), come per esempio lihakeitto (zuppa di carne) che è un tipo di zuppa (keitto) e si esprime con una parola composta che rappresenta un iponimo del determinato, mentre il determinante ci informa sulle caratteristiche della composizione, per esempio sul materiale (Pinnavaia 2006-2007: 16; VISK § 408; VISK § 409). Il significato di una parola composta può essere però anche convenzionale, lessicalizzato: in questo caso il significato della parola ottenuta con la composizione è diverso rispetto ai singoli significati delle parti separate (Koivisto 2013: 325; VISK § 408). Una parte minore di parole composte determinative rientra nella tipologia esocentrica (Koivisto 2013: 331; VISK § 408) di cui sono un esempio le cosiddette bahuvrihi20 (Vesikansa 1989: 250), in cui la composizione non individua un concetto di livello subordinato a un concetto generale e il significato deriva da un concetto esteriore, 20 Termine sanscrito usato per individuare questa categoria di parole composte: dall’unione di bahu (molto) e vrihi (riso) deriva il nuovo significante bahuvrihi, il cui significato è uomo ricco. 26 oppure in herkkusuu (ital. bocca golosa, goloso) che non descrive la bocca, ma la persona a cui essa si riferisce (Tyysteri 2015: 33 nota 19). L’unione delle parole (in sequenza separata, senza giustapposizione) è un’altra forma di composizione: le unità di significato sono separate e la combinazione può avere un altro significato rispetto alla parola composta. Secondo Osmo Ikola (1986: 105) la differenza significativa è che mentre le parti dell’unione delle parole sono singolarmente accentate, la parola composta ha l’accento principale sulla prima sillaba (cit. in Häkkinen 1990: 147). Un’unione delle parole può essere formata con participio (VISK § 521) come determinante. Un terzo tipo di composizione viene dall’unione con un verbo, per esempio in pitää paikkansa (essere vero) o con una particella, per esempio in muun muassa (tra l’altro) (Häkkinen 1990: 147). Queste combinazioni formano espressioni idiomatiche, locuzioni, sintagmi (Dardano 2005: 76; Häkkinen 1990: 147) e possono essere considerate equivalenti ai calchi (Häkkinen 1990: 270). 2.3. Semantica La semantica lessicale studia il significato delle parole: secondo Fred Karlsson (2006: 200-201) una questione fondamentale della linguistica è la relazione tra significato e forma morfosintattica, anche se la questione del significato è complessa e la definizione varia a seconda dell’interpretazione (De Mauro 1999: 11-12; Karlsson 2006: 205). C. K. Ogden e I. A. Richards hanno introdotto nel 1923 il triangolo semantico, che presenta il significato diviso nelle tre componenti21 del simbolo, del pensiero (o referenza) e del referente (cit. in De Mauro 1999: 12-13; cit. in Karlsson 2006: 205). Nel triangolo il simbolo rappresenta la forma (parola), il pensiero (o referenza) è la relazione tra la forma e il concetto, il referente è la realtà in questione. Karlsson (2006: 205) lo interpreta nel senso che se i simboli sono la lingua e i pensieri le idee nella mente, la lingua viene usata per parlare del mondo intorno a noi. 21 C. K. Ogden e I. A. Richards hanno introdotto questo triangolo semantico ispirandosi alle teorie di C. S. Peirce (ing. sign / representamen, interpretant e object, cit. in Nieminen 2002: 131) e di F. de Saussure (fr. signifiant, signifié, cit. in Nieminen, 2002: 131) (Gambarara 1999: 26). 27 Le parole hanno un significato di base, detto denotazione, ma hanno anche un significato concreto o concettuale, nonché significati molteplici (Häkkinen 1990: 37): un modo significativo di cambiare22 o aumentare il numero dei significati è attribuire a un significato concreto un nuovo significato, spesso tramite un significato visuale (Hakulinen, L. 1979: 399). In ogni modo il referente può creare l’associazione a un nuovo significato (Häkkinen 1990: 43). Bombi (2005: 350) e Häkkinen (1990: 53) affermano poi che anche una parola antica, raramente usata nella lingua comune, può essere ritrovata e ricevere un nuovo significato. Quando un lessema ha diversi significati si parla di polisemia (Karlsson 2006: 213), come nel caso di lingua23, o come nell’esempio citato da Michele A. Cortelazzo (2000: 204) di un nuovo significato per panettone, inteso come grosso paracarro di cemento. Quando diversi lessemi hanno la stessa forma fonologica si parla di omonimia, come nel finlandese kuusi (il numerale cardinale sei o l’abete). Abbiamo una metafora, quando l’oggetto richiama un’associazione visiva o sonora (Karlsson 2006: 213), una metonimia quando un oggetto crea significati in conseguenza di una relazione di contiguità (Dardano 2005: 153), per esempio nel caso del termine cucina che ha (almeno) tre significati (ing. cooking, kitchen, cuisine, cfr. Montanari 2006: 32). L’uso delle metafore è importante per la denominazione degli oggetti, come anche Simone (1996: I) ricorda per la lingua italiana, che in loro mancanza avrebbe un vocabolario molto più ricco di lemmi. Un esempio di denominazione metaforica è il buco nero in astronomia (Berruto 2012: 189). Secondo gli studi di Federica Casadei (1996: 391) relativi alle metafore nelle espressioni idiomatiche dei verbi italiani, l’85% delle 3.000 metafore esaminate contiene una relazione tra significato letterale e idiomatico, per esempio (1996: 465) tirare su (qcn) nel significato di rinfrancare, risollevare. Inoltre, è possibile individuare delle formule che si ripetono nelle espressioni. Anche Lakoff riconosce nelle metafore elementi importanti per strutturare la realtà (cit. in Lehtonen 1996: 41), infatti 22 Lubello (2010) usa il termine traslazione, Pinnavaia (2006-2007: 16) parla di impiego traslato e trasposizione per lo spostamento semantico del significato. 23 In finlandese kieli, lingua, significa anche corda di uno strumento musicale. Inoltre, kieli ha altri tre significati (Karlsson 2006: 213) equivalenti a quelli dell’italiano: l’organo muscolare, il sistema grammaticale e lessicale, la forma della lingua (Zingarelli 2018). 28 la metafora non è un fenomeno linguistico che infrange le regole semantiche al solo scopo di estendere le capacità espressive del linguaggio ma è uno strumento cognitivo usato per organizzare concetti astratti e poco accessibili esperienzialmente usando conoscenze relative a concetti meno astratti o più accessibili. (Lakoff e Johnson 1980, cit. in Casadei 1996: 25-26) In un’intervista radiofonica (Juuso Pekkinen 2017), il docente finlandese di biologia delle cellule staminali Wartiovaara ha spiegato con una metafora interessante il funzionamento della nuova tecnologia genetica CRISPR, dicendo che in vari tipi di cellule esiste una sorta di biblioteca di libri di cucina in cui le ricette sono scritte in “DNA”. Ogni gene corrisponde a una ricetta. Nella nuova tecnologia CRISPR è possibile correggere un errore nel DNA, come se si modificasse il testo di una ricetta scritta in Word. I significati formano delle categorie, chiamati campi semantici, che a loro volta hanno delle sottocategorie. La divisione dei campi varia nelle diverse culture e lingue, per esempio varia il numero dei colori dello spettro a cui una lingua dà un nome, come dimostrato negli studi di Gleason (1961 [1955]:4, cit. in Karlsson 2006: 218). Secondo Erkki Lyytikäinen (2016: 50) il significato può assumere delle differenze culturali: un’immagine mentale diversa tra le lingue può essere una ragione per cui ne esistono “traduzioni” differenti.24 Rosch (1973, 1977, Rosch & Mervis, 1975) ha dimostrato che i significati sono categorizzati secondo prototipi che includono la forma tipica e anche la funzione dell’uso: in una data categoria alcuni oggetti sono tipici e altri meno tipici, per esempio diversi tipi di libri (cit. in Karlsson 2006: 210; Heikkinen & Voutilainen 2012: 34). Stammerjohann (2013: 162) asserisce che sia il significato a determinare il prestito, nonostante per lo più ci si occupi degli aspetti di adattamento formale. Inoltre, Gusmani (1983: 104) ricorda che nella polisemia non tutti i significati entrano nella lingua ricevente; Görlach (2003: 93) spiega che alla creazione del prestito corrisponde il trasferimento di un solo significato per volta, poiché il prestito viene introdotto per 24 Lyytikäinen (2016: 47-50) osserva che il significato del titolo della canzone Les feuilles mortes, il cui testo è di Jacques Prèvert (1946), varia nelle traduzioni in 16 lingue europee, incluso il turco: 6 hanno un titolo che segue l’originale (come l’italiano (Le foglie morte) e il finlandese (Kuolleet lehdet)), mentre altre 10 hanno un altro titolo, per esempio l’inglese Autumn leaves (=Foglie d’autunno). 29 colmare la mancanza di una determinata denominazione, e che generalmente non tutti i significati rimangono invariati nella lingua ricevente. Il significato può cambiare in vari modi, come nel caso dei calchi semantici, può avere associazioni positive o negative, connotazioni (Gusmani 1981: 105-106; Stammerjohann 2013: 163) e dipendere dal contesto (Leech 1978, cit. in Häkkinen 1990: 39) e dal registro (Häkkinen 1990: 41). Secondo Görlach (2003: 93)25 i cambiamenti del significato sono divisi in quattro tipi: 1) specialization (specializzazione), quando una caratteristica è inserita nel prestito per limitarne il significato, 2) generalisation (generalizzazione), quando delle caratteristiche sono rimosse e il significato è più ampio, 3) shift (spostamento), quando il prestito riceve un altro significato e 4) reduction (riduzione) quando, nel caso di polisemie o omonimie, il significato è usato parzialmente. Lauri Hakulinen (1979: 355-357) sostiene che un prestito ha un valore di stile e di prestigio (cit. in Häkkinen 1990: 41) e viene valorizzato perché è specifico e non trasparente (Häkkinen 1990: 41), per questo sembra più preciso di quanto appaia la parola corrispondente nella lingua ricevente (Haarala 1981: 36, cit. in Häkkinen 1990: 40). 2.4. Caratteristiche linguistiche dei prestiti dall’italiano Pur nella complessa e spesso inutile disputa sulla facilità o difficoltà di apprendimento di determinate lingue, ricordiamo l’opinione di Fuduli Sorrentino (2013), ovvero che tra le varie lingue parlate nel mondo, l’italiano sarebbe abbastanza facile da imparare come lingua straniera anche se, rispetto al parlato, la grammatica ha difficoltà evidenti, per esempio nella presenza di numerosi verbi irregolari, per la formazione dei plurali e l’uso articolato delle preposizioni. Nel confronto tra l’italiano e il finlandese, molte parole hanno una forma acustica e grafica simile nelle due lingue (de Anna 1994: 247), inoltre l’italiano si legge come si scrive, come anche il finlandese, il che è un vantaggio per i processi di apprendimento linguistico. Secondo Schmöe (1998) la conoscenza dei suffissi italiani offre la possibilità anche ai discenti di creare nuove parole, nuove derivazioni (cit. in Stammerjohann 2013: 140). 25 Paula Sajavaara (1989b: 85) divide i cambiamenti semantici in tre tipi: 1) riduzione e specializzazione, 2) estensione e 3) spostamento. 30 Dal punto di vista della pronuncia, mentre in finlandese l’accento cade sempre sulla prima sillaba, in italiano l’accento non è fisso, variando soprattutto nelle parole di tre o più sillabe (Serianni & Antonelli 2011: 247). Inoltre, determinate combinazioni morfologiche, come gn, gli, ch e gh che non sono note nella lingua finlandese, creano problemi di pronuncia.26 I prestiti integrali o adattati sono usati per gli italianismi nella terminologia gastronomica, come si legge negli studi di Pinnavaia (2006-2007: 17) relativi ai prestiti nell’Oxford English Dictionary (OED).27 Per aumentare la trasparenza e la comprensione, nei prestiti sono inserite denominazioni della lingua ricevente, così da formare composti chiarificanti (Gusmani 1981: 57-58; Gusmani 1986: 73 e segg., cit. in Stammerjohann 2013: 161; Iamartino 2002: 45, cit. in Perissinotto 2015: 277), come nell’inglese mozzarella cheese (Pinnavaia 2006-2007: 16, cit. in Perissinotto 2015: 278; cit. in Stammerjohann 2013: 161). Francesca Perissinotto (2015: 278) ricorda che cheese (formaggio, finl. juusto) è in questo caso un iperonimo, inserito nel composto per descrivere il prestito con una parola già di largo uso nella lingua ricevente. Nel corso dell’integrazione del prestito nella lingua ricevente, quando esso viene usato senza elemento chiarificante, può essere considerato come noto nella lingua ricevente. Numerose parole italiane, come per esempio i nomi di numerosi prodotti gastronomici, sono conosciute nella forma plurale, poi diventata forma singolare nella lingua ricevente, come per panini, zucchini, farfalle approdati anche nel finlandese. Sia Stammerjohann (2013: 159) che Vilkamaa-Viitala (2007: 13) affermano che la forma plurale del prestito viene spesso costruita seguendo le caratteristiche morfologiche della lingua ricevente, così che per questo il plurale può diventare “doppio” (farfallet). Dobbiamo necessariamente citare alcune strutture attestate da tempo per i termini gastronomici, che chiamiamo gastronimi (Lubello 2010) e che si presentano, per esempio, come sintagma preposizionale per la specificazione del tipo alla maniera di, all’uso di, detto anche espressione di modo: questa locuzione avverbiale formata generalmente dalla preposizione articolata alla + aggettivo femminile, descrive la 26 In inglese è usata anche la pronuncia [ʃ] di sch in bruschetta invece di [sk] a causa del modello della pronuncia autoctona (Pinnavaia 2006-2007: 15). Sempre Fuduli Sorrentino (2013) rileva che gli studenti americani hanno problemi nella pronuncia della combinazione ghe, per esempio in spaghetti. 27 Secondo gli studi di Pinnavaia l’unico calco di traduzione nell’OED è cavolo nero, black kale (Pinnavaia 2006-2007: 17, nota 15). 31 provenienza o una caratteristica specifica della vivanda, come nel caso della salsa alla genovese o degli spaghetti alla carbonara (Patota 2006: 291-292). L’espressione alla (al, allo) + nome indica per lo più uno strumento, un modo di preparazione o una parte notevole del condimento del piatto, come nei casi di patate al forno e di spaghetti alle vongole. Sergio Lubello (2010) ricorda inoltre che i termini gastronomici possono venir creati da forme ellittiche, come nel caso delle frittelle di vento, con l’uso di una suffissazione tecnica, in particolare -ata (cotognata), di suffissi diminutivi (tortelletti) e per mezzo di traslazioni metonimiche e metaforiche associate alla forma, al colore, all’ingrediente principale (vermicelli). Numerosi nomi di prodotti italiani derivano da toponimi e sono classificati come deonimici (Serianni 2001: 457; Serianni & Antonelli 2011: 233-234; Lubello 2010), per esempio il vino frascati o il formaggio asiago, con la particolarità, rilevata da Dardano (1996: 318) dei geosinonimi, varianti regionali di nomi soprattutto di origine rurale, come per formaggio (settentrionale) e cacio (toscano e meridionale). Secondo Caffarelli (2002, cit. in Lubello 2010) i termini gastronomici possono essere divisi in almeno sei tipi morfosintattici: 1) nome + aggettivo toponomastico o antroponimico, per esempio cassata siciliana, 2) nome + preposizione alla + aggettivo o sostantivo, per esempio pollo alla Marengo, 3) nome + toponimo, per esempio pan di Spagna, 4) toponimo ellittico, per esempio marsala, 5) aggettivo, ellittico e sostantivato, per esempio savoiardo (nella forma ellittica, la parte determinante riceve il significato di un sintagma conosciuto (Dardano 2005: 155)); 6) nome o aggettivo semplice + determinante o suffisso, gruppo che riguarda termini che sono nomi commerciali, per esempio parmacotto28, non considerati italianismi secondo Stammerjohann (cfr. 1.5.). Nel Dizionario di italianismi in francese, inglese e tedesco (DIFIT) sono presentati vari tipi di italianismi, che possono essere parole singole, parole composte o locuzioni. Per la maggior parte sono parole singole, mentre in più del 10% dei casi abbiamo locuzioni e parole composte (Heinz & Gärtig 2014: 1103). Per la maggior parte sono dei prestiti, a cui si aggiunge una quantità minore di calchi di traduzione, calchi parziali e calchi semantici. Le locuzioni degli italianismi nel DIFIT sono formate per il 33,3% da nome + aggettivo (opera comica), per il 29,7% da preposizione + nome, per il 28 parmacotto.com 32 15,8% da aggettivo + nome (dolce vita), per il 13,5% da nome + preposizione + nome (zuppa di pesce), per il 4% da nome + nome (pesce spada), per il 3,6% da parole composte del tipo nome + nome (acquamarina). Inoltre, pseudoitalianismi creati ispirandosi a parole italiane, figurano assai rari nel DIFIT (Heinz & Gärtig 2014: 1105). Italianismi possono essere anche alcuni suffissi, come il noto -issimo, inseriti nelle parole di un’altra lingua (Heinz & Gärtig 2014: 1100). È da notare che, secondo Stammerjohann, (2013: 144), non sono calchi neanche parziali le parole composte che non vengono create su un modello italiano, per esempio l’inglese spaghetti sauce (cfr. il finl. spagettikastike). 33 3. FUNZIONI DEI PRESTITI LINGUISTICI All’uso dei prestiti linguistici corrispondono aspetti e funzioni che vanno ben oltre la questione delle forme grammaticali: per un’analisi puntuale occorre entrare nel quadro più generale nelle funzioni della lingua, descritte per esempio dalla teoria sistemica- funzionale introdotta da M. A. K. Halliday (Luukka 2002: 91) da cui discende la grammatica funzionale (Luukka 2002: 107). Secondo Halliday (1985/2003a: 192-193, 195) la lingua è un sistema semiotico (ing. semiotic system), semiotico sociale (ing. social semiotic) e una systemic risource of meaning (risorsa sistemica del significato) chiamata anche meaning potential (significato potenziale). Nell’interpretazione di Minna-Riitta Luukka (2002: 89) la teoria sistemica-funzionale studia la costruzione dei significati (ing. meaning-making) e le funzionalità del sistema linguistico. Sempre Halliday (1973/2003b: 319) divide le funzioni linguistiche in tre metafunzioni, 1) ideazionale, 2) interpersonale e 3) testuale, affermando (per esempio 1973, 1978, 1985a) che le funzioni principali della lingua sono la percezione del mondo, la partecipazione nel mondo e la creazione dei testi (cit. in Luukka 2002: 102) e attribuendo loro (1973/2003b: 317) un’influenza notevole nella scelta lessicale e nell’uso della parola in una determinata forma e posizione nel testo. Il lessico (Halliday e Hasan 1976; Hasan 1987) è una parte fondamentale della grammatica, perché le parole trasmettono gran parte dei significati nella lingua (cit. in Luukka 2002: 108), sostenendo (Halliday 1974a: 35) che our functional picture of the adult linguistic system is of a culturally specific and situationally sensitive range of meaning potential (cit. in de Joia & Stenton 1980: 87). Halliday (1973/2003b: 299) sostiene che queste diverse situazioni della comunicazione sono visibili nella variazione linguistica. 3.1. Metafunzione ideazionale La metafunzione ideazionale è quella, delle tre metafunzioni, che include la nostra esperienza del mondo esterno e interno (Halliday 1972/2003c: 351) e si divide in due parti: esperienziale e logica. Nella metafunzione esperienziale le unità lessicali sono collegate secondo la nostra conoscenza delle relazioni, mentre la metafunzione logica (Shore 2012a: 147) serve per unire sintagmi e diversi tipi di frasi in un tutto che sia comprensibile. 34 Mikko Lehtonen (1996: 45) sostiene che la lingua è usata per creare e comprendere i significati e che i significati sono creati perché l’informazione giunga fino a noi (1996: 31): in virtù di questo il lettore collega alla lettura di un testo l’informazione che ha precedentemente acquisito (Lehtonen 1996: 116), per esempio per la lettura di un libro di cucina diversi tipi d’informazione, tra cui anche la lingua speciale delle ricette (Lehtonen 1996: 173). La lettura di un testo dipende dal testo stesso e dall’uso nella situazione: per esempio, un lettore può leggere il dato testo con intensità o cercare delle occorrenze delle parole (Lehtonen 1996: 190). Il sistema dei significati è diviso in parti significative per creare la visione del mondo (Lehtonen 1996: 36); secondo Berger e Luckmann (1994: 81-84) queste categorie sono culturali, dunque gli oggetti importanti nella cultura sono denominati (cit. in Lehtonen 1996: 36); concetti e categorie sono divisi in modi diversi nelle varie lingue, di conseguenza ci sono delle differenze culturali nella loro denominazione (Lehtonen 1996: 60). Heikkinen e Mantila (2011: 123) affermano che i prestiti linguistici hanno la funzione di denominare nuovi significati arrivati da altre lingue e culture; secondo Iannàccaro (2011) i prestiti appartengono al lessico, al repertorio linguistico, di una persona o di una comunità linguistica e contribuiscono allo sviluppo delle lingue riceventi (Görlach 2008: 744), del lessico, spesso specialistico e delle tipologie testuali (Görlach 2008: 745). 3.2. Metafunzione interpersonale La metafunzione interpersonale esprime e specifica le relazioni e i contatti tra i membri di una comunità linguistica (Halliday 1973/2003b: 319), ovvero ci permette di agire nei ruoli della comunicazione e di esprimere opinioni, atteggiamenti e valori (Luukka 2002: 102). L’uso della lingua è collegato al contesto, e un atto linguistico riceve il suo significato nel contesto (Halliday 1978: 13, 28), la conoscenza del quale ci aiuta a usare il mezzo linguistico in modo appropriato (cit. in Lehtonen 1996: 53). Firth (1968: 178-179, 181- 182) afferma che determinate parole hanno la tendenza ad essere usate insieme in un contesto, secondo il fenomeno che chiama collocazione (cit. in Ventola 2006: 100). La lingua usata cambia a seconda delle situazioni contestuali, in una variazione diatipica 35 detta register (Halliday 1973/2003b: 299-300). Halliday (1985/2003a: 194) afferma che ci possono essere differenze grammaticali e lessicali tra i registri, ognuno dei quali è diviso in tre parti, 1) field (campo, che include l’argomento e le sfere di attività), 2) tenor (tenore, relativo ai rapporti tra i partecipanti) e 3) mode (modo, ovvero il mezzo di comunicazione) (Halliday 1975c: 130-131; de Joia & Stenton 1980: 117; 1983: 249-55, cit. in Berruto 1998: 88). Irina Piippo (2016: 29) punta sul concetto di atteggiamento, che include il posizionamento della persona nell’uso della lingua e nell’interazione, similmente a Heikkinen e Mantila (2011: 124) che dicono che la denominazione degli oggetti dipende sempre dall’enfasi e dal punto di vista. Nell’ottica di Bruun, Koskimies e Tervonen (1986: 200) il giudizio può essere espresso, per esempio, tramite aggettivi qualificativi “di risalto” anche al grado superlativo, ma l’uso della messa in risalto varia tra i generi di testo (per esempio gli articoli dei quotidiani finlandesi evitano la messa in risalto (cit. in Tiittula 1989)). Secondo Liisa Tiittula (1989) e Mikko Lehtonen (1996: 172) il lettore interpreta il messaggio basandosi sulle aspettative legate al genere del testo. Nel discorso gastronomico, secondo Josée Johnston e Shyon Baumann (2010: 74), la specificazione della provenienza varia, per esempio dell’origine mediterranea o dalla città di Parma, e la provenienza specifica aumenta il valore del prodotto perché offre una garanzia di autenticità. Gusmani (1981: 109) e Görlach (2003: 15) sono del parere che l’uso di un prestito possa essere limitato a una data situazione o all’uso specifico, senza doversi necessariamente espandere nella lingua comune. Relativamente all’importanza del valore stilistico del prestito (Riffaterre 1953, cit. in Gusmani 1981: 7, 9), Görlach (2003: 15) afferma che lo stile del prestito può avere caratteristiche di (in)formalità, novità o connotazione, che la tipologia del testo o l’età della persona che lo redige, sono tra le ragioni alla base della scelta di un prestito. Inoltre, un prestito può essere usato come termine tecnico, come parola tipica di uno stile “affettato” o di un registro volgare (Gusmani 1981: 109), può avere una funzione di simbolo sociale (Kaufmann 1939, cit. in Gusmani 1981: 109). Görlach sostiene che il prestito appartiene al dialetto sociale (ing. social dialect, 2003: 15), mentre Heikkinen e Mantila (2011: 124) dicono che con i significati dei prestiti giungono nella lingua ricevente anche nuovi modi di percepire e di valorizzare il mondo, poiché la lingua è anche un modo significativo di 36 unire o separare delle persone (Lehtonen 1996: 48). Per quanto riguarda questo aspetto, già Caton (1963, vi-vii) affermava che se le persone di una comunità linguistica condividono la lingua comune, la conoscenza di una lingua speciale ne distingue coloro che la parlano/scrivono da chi non la conosce (cit. in Kortelainen & Järvenkylä 2013: 30). Per quanto riguarda lo specifico della lingua della gastronomia, i foodie29, ovvero gli appassionati di cucina, ricevono informazioni sul mondo della gastronomia tramite la comunicazione effettuata dagli esperti del settore, i gastronomi (Mennell 1996: 267, cit. in de Solier 2013: 43; Johnston & Baumann 2010: 39), tra cui troviamo gli chef televisivi, gli autori di libri di cucina e i critici della ristorazione. Turner (2004, cit. in de Solier 2013: 43) parla di un’amicizia che gli appassionati della cucina sentono di avere con i gastronomi. I foodie sono motivati a formare la propria competenza nella gastronomia, per mezzo dei libri di cucina come fonte principale di accrescimento dell’informazione settoriale e di sviluppo delle abilità per la preparazione dei piatti (de Solier 2013: 125). Secondo la sociologa Taru Lindblom (comunicazione personale, 2/11/2017) ci sono due tipi di foodie: quelli che hanno l’hobby di cucinare a casa e quelli che amano conoscere le prestazioni dei cuochi andando al ristorante. La lingua e il cibo trasmettono simboli e significati simili della cultura che rappresentano (Montanari 2006: 133). 3.2.1. Generi I generi sono un modo di classificare e nominare sia delle tipologie di testi che dell’attività sociale e culturale, realizzati per produrre, trasmettere e interpretare dei significati. Da un punto di vista prettamente linguistico, diremo che tutti i tipi di testo, dalla letteratura agli annunci sul giornale, costituiscono delle tipologie di testi: i generi; i testi di un genere hanno delle caratteristiche linguistiche e extralinguistiche in comune, così che i membri di una società possono riconoscere che un testo appartiene a un determinato genere (Heikkinen & Voutilainen 2012: 17-18). Secondo Martin i generi sono diversi modi di usare una lingua per realizzare mansioni diverse, 29 Il termine foodie è stato introdotto nel 1982 dalla rivista inglese Harpers & Queen in un articolo a firma di Ann Barr. Nel 1984 è stato pubblicato da Harpers & Queen The Official Foodie Handbook, di Ann Barr e Paul Levy (de Solier 2013: 7). 37 culturalmente determinate (Eggins & Martin 1997: 236, cit. in Heikkinen & Voutilainen 2012: 25). Vesa Heikkinen e Eero Voutilainen (2012: 25), parlando delle differenze tra i generi per la lingua usata e per la strutturazione del testo, ricordano che il registro o lo stile variano a seconda del contesto e della situazione; che alcuni generi, come le ricette, hanno delle sequenze stabilite, mentre altri hanno maggiori varianti strutturali. Martin (1997: 13) riconduce l’origine dei generi ai processi, alle sequenze testuali che si riferiscono a diversi obiettivi per creare il contenuto (cit. in Heikkinen & Voutilainen 2012: 26). Eggins (2004) afferma, per quanto riguarda le ricette di cucina, che esse includono delle sequenze, diversificate lessicalmente e grammaticalmente: la sequenza della ricetta (lista degli ingredienti) è costruita da sintagmi nominali, mentre la parte che illustra la preparazione consta di frasi con verbi all’imperativo (cit. in Heikkinen & Voutilainen 2012: 26). Werlich (1975, 30-34; 1976, 39-41) divide la tipologia testuale, a seconda del contesto del testo, in cinque tipi: narrativo, descrittivo, argomentativo, espositivo e istruttivo (cit. in Lauerma, 2012: 67).30 Dardano esemplifica il testo narrativo con il romanzo, il testo descrittivo con la guida turistica, poi il testo istruttivo, che chiama testo regolativo, anche con la ricetta di cucina (Dardano 2012: 103). Per completare la rassegna tipologica, diremo che il testo argomentativo è per esempio il discorso di un politico, il testo espositivo può essere un saggio (Shore & Mäntynen 2006: 36). Siamo d’accordo con Dardano (2012: 104) quando dice che spesso i testi includono una combinazione di diverse tipologie. Anna Solin (2006: 75) usa l’approccio intertestuale, il confronto dello stesso tipo di testi, per individuare le convenzioni strutturali e lessicali usate nella comunità e nel genere: in questo senso parliamo con Görlach (1992: 756; 2004) del genere delle ricette di cucina, stabilito ormai da centinaia di anni (cit. in Taavitsainen 2006: 270). Nella storia del genere dei libri di cucina in Finlandia, Maarit Knuuttila (2010: 115) afferma che il contenuto del libro di cucina generale Kotiruoka (1a edizione nel 1908, 76a edizione del 2008 a cura di Isotalo e Kuittinen, inclusa nel nostro corpus) si è 30 Dardano (2012: 103) parla di testo informativo invece che di testo espositivo, portando l’esempio del manuale scolastico. 38 sviluppato nelle varie edizioni seguendo il cambiamento dell’uso di un libro di cucina da parte dei lettori: i libri di cucina più recenti sono divisi in sottocategorie tematiche e includono, oltre alle ricette, informazioni relative all’autore, al tema specifico del libro e alle ricette (Knuuttila, 2010: 21). Se Fairlough (2003: 66) afferma che nel cambiamento sociale i generi si uniscono e nascono anche nuovi generi (cit. in Solin 2006: 90), Mikkonen (2012: 296) ricorda che in diversi generi sono usati degli elementi multimodali, che quindi nella multimodalità l’informazione è trasmessa tramite l’interazione di elementi testuali e visuali (e/o altri, per esempio sonori). Le tre metafunzioni linguistiche (ideazionale, interpersonale e testuale), valgono anche per le immagini (Kress e van Leeuwen 1996, cit. in Mikkonen 2012: 297). 3.3. Metafunzione testuale Secondo Halliday (1973/2003b: 319) la metafunzione testuale è la capacità del linguaggio di creare testi e di mettersi in relazione sia al contesto situazionale, sia a quanto detto in precedenza. La metafunzione testuale include la coesione e la struttura tema-rema nel testo (Halliday 1973: 42-44, cit. in Luukka 2002: 103). Per creare coesione nel testo vengono usati vari elementi: congiunzioni, pronomi e parole dello stesso dominio semantico, per collegare le frasi (Heikkinen & Voutilainen 2012: 63). La struttura tema-rema presenta i collegamenti tra il tema e l’informazione nuova (rema) nel testo (Shore 2012b: 180). 39 4. PRESTITI ITALIANI NEI LIBRI DI CUCINA FINLANDESI 4.1. Il contesto storico e culturale del corpus analizzato Il periodo in cui sono stati pubblicati i testi compresi nel corpus, va dal 1997 al 2016: questi ultimi vent’anni sono particolarmente importanti per la storia contemporanea europea, infatti la Finlandia è diventata stato membro dell’Unione Europea nel 1995, mentre l’Italia lo era già dal 1958. Anche secondo uno dei primi yuppie finlandesi, lo studioso dei mezzi di comunicazione di massa Sam Inkinen (comunicazione personale, 3/10/2016), l’apertura dell’Europa è iniziata con il crollo del Muro di Berlino, nel 1989. Da allora, i contatti tra i Paesi europei sono aumentati, anche – per esempio – per i giovani finlandesi, tramite i viaggi in treno con i biglietti Interrail dalla Finlandia in tutta Europa e naturalmente anche in Italia. L’interesse per la cultura di un paese straniero include anche nuovi gusti e nuovi prodotti gastronomici. Sono iniziati dunque i viaggi enogastronomici in Italia: all’inizio prodotti come il caffè italiano, i cantuccini e i carciofini sott’olio, venivano portati in Finlandia come souvenir di viaggio, poiché non erano ancora disponibili nei negozi finlandesi. Dazi all’importazione hanno influenzato il commercio in Finlandia fino al 1988 e il commercio all’ingrosso si è liberalizzato nel 1995 (Finlandia stato membro dell’Unione Europea, cfr. Catani 2014: 35). Il mercato interno, grazie all’euro, moneta unica introdotta dal 2002, si è arricchito approfittando dei traffici di esportazione e importazione di numerosi prodotti tra i Paesi dell’Unione Europea. In questo periodo è aumentato l’interesse verso i prodotti locali, di pari passo con un sempre maggiore senso della responsabilità sociale: per contrastare la cultura del fast food, in Italia Carlo Petrini ha fondato nel 1986 il movimento Slow Food che, con lo Slow Food Manifesto è diventato internazionale già nel 1989 (Slow Food, s.d.). Uusikylä (2012) dichiara che il primo convivium (Slow Food, s.d; finl. pöytäkunta, ovvero l’associazione di coloro che mangiano insieme) in Finlandia è stato fondato a Turku nel 1993. Dal 1996 gli stati membri dell’UE hanno iniziato a registrare denominazioni e disciplinari di prodotti tipici, per proteggere l’origine dei prodotti stessi e per garantirne la qualità ai consumatori, segnalandoli con contrassegni (sulle confezioni) che certificano tre aspetti qualitativi: Denominazione d’Origine Protetta (DOP), 40 Indicazione Geografica Protetta (IGP), e Specialità Tradizionale Garantita (STG).31 Nel 1996 l’Italia ha così accreditato ben 60 prodotti tipici, tra cui ricordiamo i formaggi Parmigiano Reggiano, Pecorino Romano e Grana Padano. Fino alla fine dell’anno 2017, l’Italia ha registrato nel Database di Origin & Registration (DOOR32) le denominazioni di circa 300 prodotti, la Francia circa 250, mentre la Finlandia 10. Isabelle de Solier (2013: 7) nota come sia contemporaneamente accaduto che in molti Paesi occidentali (stati europei, USA, Australia) la gastronomia è diventata un hobby sempre più popolare. Il giornalismo dedicato alla gastronomia è cambiato, aumentando rapidamente la sua presenza e salendo al livello top talent del giornalismo (Brown 2004: 50, cit. in Johnston & Baumann 2010: 44). Johnston e Baumann (2010: 19) rilevano inoltre la frequenza con cui numerosi canali televisivi ospitano programmi di cucina, accelerando sia la distribuzione dell’informazione su prodotti “esotici”, con la preparazione di determinati piatti, che la crescita della popolarità delle persone che li presentano al pubblico: inoltre, anche i libri di cucina pubblicati dalle celebrità televisive rappresentano dei successi editoriali (Johnston & Baumann 2010: 48). In Finlandia il vero boom della gastronomia sui canali televisivi è iniziato a partire dal 1999 con il programma Kokkisota (Guerra tra cuochi) sul canale televisivo MTV3 (Catani 2014: 105; MTV Internet, 2016), con un interesse crescente che ha valorizzato anche la cucina locale in Finlandia (Catani 2014: 210); in generale, nei Paesi nordici è addirittura stata creata la cucina nordica (Pohjoismainen yhteistyö, s.d.), partendo da un uso moderno degli ingredienti tipici dei paesi nordici. Il sempre maggiore apprezzamento della cultura italiana deriva anche dal successo del libro Sotto il sole della Toscana (Under the Tuscan Sun), della statunitense Frances Mayes, pubblicato nel 1996 e tradotto in finlandese nel 1998 (Toscanan auringon alla, 2001, 6a ed.). Nel 2003 è stato inoltre realizzato un film statunitense basato su 31 Cfr. Commissione europea, 2017. Le traduzioni dei termini DOP, IGP e STG in inglese, italiano, finlandese e in altre lingue europee sono su http://iate.europa.eu/SearchByQuery.do. Le informazioni sul sistema europeo di denominazione e sui prodotti DOP e IGP italiani (Ministero delle politiche agricole alimentare e forestali. (s.d.). Prodotti DOP, IGP e STG. In linea: https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/396; Glossario, Atlante dei prodotti tipici - prodotti DOP e IGP. (s.d.). http://www.agraria.org/prodottitipici/glossariodop.htm); Sul sistema europeo di denominazione e sui prodotti finlandesi (Sokura: (s.d.). Nimisuojalla lisäarvoa maataloustuotteille ja elintarvikkeille. Ministero dell’agricoltura e foresta. In linea: http://mmm.fi/nimisuoja; Sokura: (2018, il 20 marzo). EU:n nimisuojajärjestelmä. Maaseutuvirasto. In linea: http://www.mavi.fi/fi/tuet-ja-palvelut/yrittaja-kauppa-teollisuus/nimisuoja/Sivut/default.aspx). 32 In linea: http://ec.europa.eu/agriculture/quality/door/list.html 41 quest’opera.33 Avere una casa in Italia è diventato un sogno condiviso da molti occidentali. In Finlandia, l’Italia è diventata popolare anche grazie al corso di lingua Talo Italiassa (Casa in Italia) trasmesso dal canale televisivo YLE TV1 nel 2005 (YLE, s.d.). Il 2005 è l’anno in cui ha iniziato le sue attività la sede dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), nella città di Parma (EFSA, 2005). Ricordiamo qui che anche la Finlandia era stata candidata per questa agenzia dell’Unione Europea. Successivamente a Helsinki è stata fondata l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) nel 2007 (MTV/STT, 2007). Nel corso della candidatura per ottenere il diritto alla sede dell’agenzia dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, nel 2001, come in occasione dell’inaugurazione nel 2005, il primo ministro italiano Silvio Berlusconi criticò la qualità della gastronomia finlandese comparandola con quella della gastronomia italiana, causando gran dispiacere ai finlandesi (Corriere della Sera, 2005; Porqueddu 2005), tanto che nel 2008, la catena finlandese di pizzerie Kotipizza, creò la pizza Berlusconi, a base di farina integrale e farcita con carne di renna affumicata, finferli e cipolla rossa (Anttila, 2016: 453-454). La pizza Berlusconi ha vinto un premio al concorso New York Pizza Show nello stesso anno (D’Agosta 2008) ed è ancora oggi tra le pizze più popolari della Kotipizza. All’inizio del nuovo millennio la salute, il benessere, gli ingredienti ecologici e la preparazione a casa sono diventati una tendenza preponderante (Catani 2014: 147). Negli anni 2000, l’interesse per la cucina italiana, precedentemente caratterizzato da prodotti e piatti pregiati, si è orientato verso ingredienti e piatti popolari, così da creare il fenomeno della cucina povera34, con un sempre maggiore apprezzamento della cucina che si serve di una preparazione semplice, degli ingredienti tipici di una zona geografica, non necessariamente costosi. Secondo Helstosky (2004: 151) l’abbondanza delle preparazioni e dei prodotti gastronomici italiani è in realtà causata 33 Il titolo originale del film realizzato dal regista Audrey Wells nel 2003 è Under the Tuscan Sun (IMDb, cfr. https://www.imdb.com/title/tt0328589/). 34 L’apparizione della locuzione cucina povera è visibile tramite Google Ngram Viewer nel 1999 nel Grande dizionario della lingua italiana moderna (Garzanti, 1999, III); nei libri o negli articoli è visibile in grande quantità in testi italiani, a partire dagli anni ’70 del Novecento (per esempio ne l’Europeo 1986, 42, 5), anche in inglese a partire dal decennio successivo. 42 dalla scarsità di cibo che obbliga a inventare numerosi variazioni ottenute dagli ingredienti disponibili, come nel caso dei numerosi formati di pasta (cit. in Higman 2012: 180). Non dimentichiamo che anche le cucine regionali sono un’invenzione moderna, perché in passato il consumo dei cibi aveva un significato distintivo soprattutto tra le classi sociali (Montanari 2006: 80-81). Oggigiorno una grande varietà di prodotti italiani è disponibile in Finlandia, nei negozi di grande distribuzione come anche nei negozi specializzati in gastronomia italiana. Piatti che vengono considerati tipici nella cultura gastronomica italiana, come gli ”spaghetti alla bolognese” sono entrati nell’uso quotidiano dei finlandesi, aumentando il favore nei confronti di prodotti ormai di largo consumo, come per esempio la mozzarella e il pesto (nella sua forma di condimento pronto per l’uso). Continua inoltre ad aumentare l’interesse verso la cucina italiana e alcuni prodotti regionali precedentemente meno conosciuti. I libri di cucina aiutano gli appassionati nella ricerca degli ingredienti e nella preparazione delle vivande, a ricreare quello che possiamo chiamare l’autentico gusto italiano. 4.2. Presentazione del corpus Il corpus da noi scelto per la ricerca sugli italianismi in finlandese è basato sui ricettari finlandesi pubblicati in Finlandia dal 1997 al 2016. Il corpus, creato a partire da cento libri disponibili nella biblioteca dell’Università di Turku e nella biblioteca civica di Turku, consiste di 19 libri di cucina, che presentano ricette di cucina italiana e offrono cenni sulla cultura gastronomica italiana. Alcuni libri “generalisti” (Pirkan paras keittokirja (Hertz, Korkalainen & Lindstedt 2001) e Kotiruoka (Isotalo & Kuittinen 2008)), che trattano di “cucina domestica”, sono stati scelti per rendere omogenea la distribuzione del corpus negli anni presi in considerazione – le unità che costituiscono il corpus sono state selezionate in modo da rappresentare la produzione di libri di cucina anno per anno, ma anche per rappresentare tipologie di autori diversi, che vadano oltre un carattere di preferenza personale – e per ottenere un confronto con il quadro lessicografico generale delle ricette pubblicate in Finlandia. Ricordiamo che la maggior parte dei libri di cucina italiana pubblicati in Finlandia sono traduzioni dalle lingue inglese, italiana o svedese, mentre in questo corpus abbiamo puntato su opere 43 scritte direttamente in finlandese, a eccezione di un libro tradotto dall’inglese (Delmonte 2005). 4.3. Metodologia della ricerca Le occorrenze dei termini individuabili come italianismi in finlandese, sono state raccolte manualmente dai testi inclusi nel corpus, oggetto di un’analisi quantitativa e qualitativa. Le occorrenze sono state raggruppate secondo la presenza nelle ricette, quindi considerando 1) i titoli delle ricette, 2) gli ingredienti delle ricette (sotto forma di elenco), 3) gli ingredienti italiani usati nelle ricette non italiane e 4) il materiale lessicale utilizzato per la composizione dei testi descrittivi. Partendo da quest’ultimo materiale, abbiamo raggruppato anche nomi locali dei prodotti e delle varietà presentati. Dalle occorrenze sono stati esclusi i nomi degli ingredienti che in finlandese non derivano (di cui finora non è accertata la derivazione) dall’italiano, come per esempio: tomaatti (pomodoro), munakoiso (melanzana), paprika (peperone), peruna (patata), appelsiini (arancia), sitruuna (limone), oltre a vari nomi di pesci e crostacei. Questi elementi appaiono solo nelle parole composte e nei nomi dei piatti. Oltre alle occorrenze da me registrate nei libri, sono state create liste di lemmi per verificare la presenza documentata degli italianismi in finlandese (e in italiano). I prestiti dall’italiano sono stati raccolti da varie fonti di cui abbiamo verificato la validità e che ricordiamo: 1) le liste dei prestiti acquisiti dalla lingua speciale finlandese della gastronomia, pubblicati nel 1997 (Maamies, Lehtinen, Grönros, Räikkälä & Eronen) e nel 2007 (Grönros, Haapanen, Joki, Nuutinen, L., & Vilkamaa- Viitala) in articoli apparsi sulla rivista Kielikello (edita da KOTUS, Kotimaisten kielten keskus, ovvero l’Istituto per le lingue in Finlandia), i dizionari della lingua gastronomica finlandese 2) Keittiöslangin käsikirja (Tissari & Tuominiemi 2004) e 3) Ruokasanasto (Joutjärvi & Nuutila 2005); inoltre ci richiamiamo anche all’opera generale già citata sui prestiti dall’italiano, che include quelli che interessano la lingua speciale della gastronomia, ovvero 4) il Dizionario di italianismi in francese, inglese e tedesco (DIFIT) (Stammerjohann 2008). La situazione attuale degli italianismi è stata verificata consultando i siti su www.kielitoimistonsanakirja.fi (il dizionario di KOTUS) e su www.italianismi.org (DIFIT sul sito dell’OIM, l'Osservatorio degli 44 italianismi nel mondo). Per ottenere un confronto incrociato che ne aumentasse la validità nel contesto dell’analisi, gli italianismi sono stati comparati con gli italianismi del XX secolo presentati nell’opera From bonbon to cha-cha: Oxford dictionary of foreign words and phrases (Delahunty & Speake 2008) e lo studio di Perissinotto relativo agli italianismi in inglese (2015) . L’origine delle parole che non appaiono nelle liste dei dizionari finora citati, è stata verificata nel Nykysuomen etymologinen sanakirja (Häkkinen 2009) e nell’Otavan uusi sivistyssanakirja (Turtia 2005). Nella ricerca per l’origine e l’equivalenza sono stati inoltre consultati i dizionari speciali Gastronomian sanakirja (Turtia, 2009) e Italian keittiöiden aakkoset (Larsen & Larsen 2009). Le occorrenze sono state analizzate con l’applicazione (software) di analisi di dati testuali e concordanze AntConc (2014; 2018), che permette di individuare la frequenza, la concordanza (le occorrenze nel contesto) e le collocazioni (i lessemi che appaiono insieme, Firth, cfr. 3.2.) delle parole nei testi: in questi ultimi vengono inserite delle annotazioni per segnalare una data informazione, per esempio per marcare i nomi delle ricette e degli ingredienti. I nomi delle ricette sono considerati titoli, se pensiamo all’impostazione grafica o alla presenza di autori chi li danno. L’AntConc consente di creare liste di parole: ricordiamo qui che a causa della presenza di numerose parole composte finlandesi, abbiamo dovuto procedere a un‘ulteriore elaborazione in Excel, per dividere le parole composte, individuare i singoli lemmi, e in conseguenza di questo, determinare le frequenze reali nel corpus. Non abbiamo diviso le parole italiane da quelle finlandesi, perché in alcuni testi, per esempio in Tuominen, Koski e Kivilahti (2007), i titoli delle ricette sono solo in italiano. In caso di differenza ortografica minima tra le parole italiane e quelle finlandesi, le unità lessicali sono state calcolate insieme, per esempio spaghetti / spagetti e zucchine / zucchini. 45 5. ANALISI DEL CORPUS 5.1. Caratteristiche dei libri I titoli dei libri che costituiscono il corpus sono descrittivi, si richiamano esplicitamente all’Italia e/o alle sue regioni, sono carichi di suggestioni emozionali e intendono comunicare precise informazioni sui “gusti autentici” in un approccio approfondito alla cucina italiana. Vi appaiono parole come passione (Koskinen & Lindgren 2008) per la cucina italiana, prodotti già familiari alla gran parte dei finlandesi come basilico (Delmonte 2005), pasta (Vallinmäki, Järveläinen, Ripatti & Vuohelainen 2003), risotto, panna cotta (Giacoletto, Haapio, & Lehti 2010), locuzioni del tipo all’italiana (Lindfors 2006) e mamma mia (Falck & Ranesi 2011), nonché nomi propri come Papà Giovanni (Suorsa, Eskelinen, Linso, Juurikkala & Löfving 2002), Piemonte (Giacoletto, Haapio, & Lehti 2010), la Toscana (di Ella) (Kanninen & Amir 2016). Alcune opere offrono la possibilità di combinare alcuni piatti, finlandesi, italiani e altri, con i vini adatti (Berglund, Heinimäki, Rinta-Huumo & Vahtera 2013; Remes 2015). Segnaliamo inoltre il gioco di parole Italiaa kokaten (Saarikoski Satriano 2007), che si può leggere nel senso di conoscere una parte dell’Italia, oppure cucinare l’Italia o anche imparare italiano cucinando. Le ricette appaiono nei libri raggruppati secondo due criteri principali: 1) in base alle tipologie delle ricette e dei prodotti usati oppure 2) seguendo l’ordine in cui i dati piatti (portate) si susseguono nei menu canonici italiani, sempre più riconoscibili con internazionali. In Koskinen e Lindgren (2008), le ricette sono però raggruppate anche secondo le stagioni, e lo stesso Remes (2015) accenna alle stagioni dei piatti. Le denominazioni delle portate, come per esempio antipasti e primi, sono state usate nei ricettari come sottotitoli, categoria in cui troviamo anche locuzioni come fatto in casa (Koskinen & Lindgren 2008) e frutti di mare (Wahlberg, J., Wahlberg, P., Ahlblad & Valonen 2006). La distribuzione dei testi sulle pagine segue la struttura e le convenzioni lessicali finlandesi per le ricette, in sequenze testuali con forma diversificata come spiegato da Eggins (cfr. 3.2.1.): al titolo della ricetta segue l’elenco degli ingredienti con le quantità necessarie, poi un testo regolativo per la preparazione. Salvo il ricettario di Wahlberg, J., Wahlberg, P., Ahlblad e Valonen (2006), il testo regolativo in questi libri 46 di cucina è anche descrittivo (utilizzando le denominazioni delle tipologie testuali introdotti da Werlich, cfr. 3.2.1.) e include alcune informazioni generali o storiche su quanto viene presentato (un dato piatto, un ingrediente, una preparazione ecc.). Inoltre, nei libri troviamo dei capitoli descrittivi che offrono maggiori informazioni contestuali, come spiegato da Knuuttila (cfr. 3.2.1.), sui prodotti locali o su una determinata area geografica (che non sempre corrisponde perfettamente a una regione amministrativa). Inserimento dei diversi tipi di testi ed elementi visuali nelle ricette corrispondono al cambiamento del genere presentato da Fairlough (cfr. 3.2.1.). Come presentato da Mennell e de Solier (cfr. 3.2.) gli autori dei libri di cucina sono dei gastronomi tramite i quali gli appassionati ricevono informazioni sulla gastronomia, in questo caso sulla cucina italiana. L’autore si rivolge al lettore in modo informale, usando nel testo regolativo l’imperativo alla seconda persona singolare, seguendo quindi la forma usata nelle ricette standard in finlandese. Nei testi descrittivi l’autore trasmette le sue esperienze di preparazione dei piatti e fornisce informazioni dettagliate sui piatti, sui nomi delle varietà dei prodotti locali e sui modi di preparazione. Nei testi i termini gastronomici italiani sono presentati con una valutazione positiva, che è visibile, come spiegato da Bruun, Koskimies e Tervonen (cfr. 3.2.), dall’uso di aggettivi “di risalto” e di superlativi, come suosittu, arvostetuin, tunnetuin, kuuluisin (popolare, il più rinominato, famoso, celebre, conosciuto), per esempio in kuuluisin juusto (il formaggio più famoso). In questo vediamo come si compie la metafunzione interpersonale (Halliday, cfr. 3.2.) relativa agli elementi linguistici della comunicazione e all’espressione dell’atteggiamento e delle valutazioni e della competenza. In questi libri la multimodalità, gli elementi visuali, come spiegato da Mikkonen (cfr. 3.2.1.) hanno un ruolo significativo: le immagini a colori di piatti e di paesaggi hanno una parte significativa nella creazione di un’atmosfera “autentica” che si adatti alle ricette. L’opera di Delmonte (2005) include alcune fotografie in bianco e nero e alcuni disegni a mano libera. Considerato il lasso di tempo su cui il corpus si distribuisce, è visibile un cambiamento nello stile delle immagini e della composizione delle opere: si parte dalle immagini particolarmente ricche e dettagliate e si arriva a quelle più suggestive. Il cambiamento è visibile anche nella qualità della carta utilizzata: nel primo 47 decennio la carta è lucida, dal 2007 più strutturata (opaca). Questo cambiamento è anche un risultato dello sviluppo tecnologico e del passaggio alla stampa e fotografia digitali. 5.2. Criteri di selezione, inclusione ed esclusione delle occorrenze Nel corso della raccolta delle occorrenze è emerso che una parte delle denominazioni, come nel caso di piante del tipo basilico, origano, rosmarino e salvia, considerate fondamentali nelle ricette della cucina italiana, non sono degli italianismi, ma derivano dal latino. Questa considerazione è vera anche nel caso di termini quali aperitivo, digestivo e durumvehnäjauho (la forma più usata di grano duro), o per il tartufo (tryffeli) che in finlandese non è un italianismo. Anche olio e olive non sono considerati italianismi in finlandese. Inoltre, le forme in participio passato (cfr. VISK § 521), che appaiono frequentemente nelle traduzioni delle locuzioni dei nomi dei piatti, sono escluse dalle occorrenze, salvo raastettua (grattugiato) nella variante della parola composta (juustoraaste = formaggio grattugiato). Gli italianismi registrati nel dizionario DIFIT hanno significato un criterio nella verifica dei lessemi, nonostante il percorso soprattutto dei prestiti antichi in finlandese possa essere diverso da quello delle lingue francese, tedesca e inglese. Sono state escluse anche diverse denominazioni che, in quanto nomi propri, secondo i criteri di Stammerjohann non sono degli italianismi (cfr. 1.5.). Infine, consideriamo che gli italianismi cavolfiore, insalata, selleri e zucchero, che appaiono nel DIFIT, sono all’origine dei prestiti antichi finlandesi kukkakaali (calco), salaatti (prestito adattato), selleri (prestito (adattato) e sokeri (prestito adattato). Il termine ragù è stato considerato un italianismo, nonostante nell’italiano sia un prestito dal francese (ragoût): la parola è entrata nella lingua finlandese come prestito di lusso, non di necessità, per dare un nuovo nome al condimento italiano bolognese, ormai diffusissimo in finlandese in questa forma, seguendo il modello più vicino all’originale. Questo è anche il caso di besciamella, dove è inoltre visibile la variazione ortografica tra la versione francese già conosciuta in finlandese (béchamel / bechamel) e quella italiana. Besciamella è considerato un italianismo, perché è una salsa che entra come ingrediente principale in alcuni piatti italiani. Salsa e crema sono considerati degli italianismi, perché numerose locuzioni sono create con queste parole. Anche 48 caviale è considerato un italianismo. Le locuzioni extra vergine e aceto balsamico sono considerate degli italianismi, mentre le diverse traduzioni di queste locuzioni sono degli pseudoitalianismi. 5.3. Esclusione di italianismi Osservando lo spoglio delle occorrenze sappiamo che sono numerosi i termini che compaiono sono una o poche volte: per questo motivo, intendendo noi individuare gli italianismi veramente in uso, è stato deciso che le unità significative sono quelle che appaiono negli elenchi degli ingredienti delle ricette. Altre parole compaiono nei testi descrittivi, funzionali all’informazione su prodotti italiani specifici (regionali, locali), rare nell’uso in finlandese. Per questi motivi abbiamo escluso per esempio le denominazioni della pasta fresca lucana (Saarikoski Satriano 2007), salvo strascinati, parola inclusa nell’elenco degli ingredienti, perché né i formati di pasta (fatta a mano) in questione, né le parole che li indicano, sono entrati davvero nell’uso della gastronomia in Finlandia. Come altro criterio generale nella limitazione delle occorrenze, oltre agli elenchi degli ingredienti, abbiamo preso in considerazione quelle che appaiono almeno in due libri del corpus, salvo alcuni termini specifici per completare i gruppi di campi semantici. 5.4. Definizione degli italianismi I criteri fondamentali nella selezione degli italianismi nel corpus sono stati le limitazioni della definizione degli italianismi stabilite da Stammerjohann. (cfr. 1.5., 1.6. e 2.4.) e la divisione nella creazione dei calchi formali presentata da Görlach (cfr. 1.4.3.). Seguendo i criteri di Stammerjohann, gli italianismi sono prestiti linguistici usati nella lingua ricevente sul modello della lingua italiana; tutte le altre formazioni sono degli pseudoitalianismi. Aggiungendo i criteri di Görlach per i calchi, possiamo dire che il tipo translation è un italianismo mentre i tipi rendering, una traduzione diversa dall’originale e creation, una costruzione ideata sull’originale, sono degli pseudoitalianismi. Di conseguenza gli italianismi sono dei prestiti integrali o adattati che hanno origine dalla lingua italiana, derivano da locuzioni e parole composte 49 italiane, nonché dei calchi di traduzione dall’italiano senza modifiche formali o semantiche. Gli italianismi del corpus sono divisi in campi semantici, che raggruppano i diversi tipi di lessemi in gruppi di tipologie principali e di sottocategorie, come stabilito anche da Perissinotto (cfr. 4.3.). Oltre alle tipologie dei prodotti, in questo lavoro le occorrenze sono divise in italianismi (diversi tipi di prestiti e calchi di traduzione tipo translation) e pseudoitalianismi (calchi tipo rendering e creation). Gli italianismi sono più dettagliatamente divisi secondo le formazioni individuati nel corpus: prestiti integrali, prestiti adattati, prestiti con chiarificante, prestiti di locuzioni, prestiti ellittici, acronimi e calchi di traduzione. Sono inoltre individuati gli italianismi recenti che non appaiono nei dizionari e gli elenchi di lessemi di riferimento. 5.5. Caratteristiche degli italianismi nella lingua finlandese Seguendo i criteri di Stammerjohann e di Görlach è visibile la differenza nella creazione soprattutto dei significati delle locuzioni e parole composte tra le lingue italiana e finlandese, che porta alla divisione tra italianismi e pseudoitalianismi in finlandese. Da ciò risulta che nel corpus le locuzioni italiane sono più frequenti che le parole composte italiane, a fronte di una grande quantità di parole composte finlandesi. Singole parole possono essere degli italianismi nella forma di prestiti integrali o adattati in finlandese, locuzioni dai sintagmi nominali tipo nome + aggettivo o nome + nome come in Caffarelli e Heinz e Gärtig (cfr. 2.4.) possono essere dei prestiti o dei calchi, ma le differenze maggiori nella costruzione semantica appaiono nei sintagmi preposizionali del tipo nome + preposizione + nome. Per la traduzione letterale di un prestito servirebbe spesso un numero maggiore di parole, mentre in finlandese si struttura una parola composta. C’è anche la tendenza a formare una parola dal significato più descrittivo rispetto alla parola originale, come affermato da Olli Nuutinen (cfr. 1.4.3.). Per questa ragione sono frequenti in finlandese i calchi di traduzione soprattutto del tipo creation, che di conseguenza hanno come risultato degli pseudoprestiti. In finlandese è possibile inserire numerose caratteristiche semantiche nelle parole composte (Häkkinen, cfr. 2.2.1.), per esempio attraverso il materiale lessicale usato per creare dei nomi dei piatti, partendo dagli ingredienti. Nella 50 comparazione dei sintagmi preposizionali di e al, risulta che con la preposizione di si può creare un italianismo, nel caso sia indicato l’ingrediente principale (miekkakalacarpaccio = carpaccio di pesce spada) o il caso genitivo (parmankinkku = prosciutto di Parma), mentre la composizione con la preposizione articolata al, che indica un condimento o un modo di preparazione, come spiegato da Giuseppe Patota (cfr. 2.4.), individua uno pseudoitalianismo (pestolasagne = lasagne al pesto), perché né il rapporto tra le quantità di elementi usati né le forme degli ingredienti sono direttamente traducibili in italiano. In finlandese però è possibile spesso creare una parola composta che comprenda tutti i due tipi di composizione e che può portare alla situazione di polisemia, dove una parola ha diversi significati, come nel significato della parola composta simpukkapasta, che dipende dal contesto: può essere sia un piatto di pasta con condimento di crostacei (pasta con le / alle cozze) sia un formato di pasta del tipo conchiglie se intendiamo l’uso di un elemento chiarificatore, seguendo il modo di creare il calco che consiste nel tradurre il nome del formato di pasta usando una (la stessa) metafora della forma (Lubello, cfr. 2.4.) per aumentare la trasparenza e la chiarezza del prestito. Negli italianismi viene spesso inserita la denominazione generica del nome (in finlandese) per un’ulteriore descrizione: in questo modo si crea una parola composta determinativa (Koivisto; VISK cfr. 2.2.1.), costituita da determinante e determinato (Tekavčič, cfr. 2.2.1.). In questo caso le parole composte determinative sono equivalenti ai composti chiarificanti presentati da Gusmani e Iamartino (cfr. 2.4.). Un composto chiarificante, come per esempio pecorinojuusto, è dunque una varietà di nome generico, un iponimo del nome generale juusto (formaggio), l’iperonimo. Esiste anche una tendenza a ridurre la lunghezza delle parole per adattarle nell’uso comune (Häkkinen, cfr. 2.2.). Quando un prestito è diventato familiare nella lingua ricevente, può essere usato senza la parte chiarificante, come osserva Perissinotto (cfr. 2.4.). Gli elenchi degli ingredienti nelle ricette includono nomi al partitivo, secondo la convenzione finlandese: la maggior parte gli italianismi nel corpus hanno una vocale finale, quindi il partitivo di queste parole si forma usando il suffisso -a / -ä o, al plurale -ja / -jä (VISK § 87; VISK § 89, cfr. 2.2.). I composti chiarificanti (per l’ortografia con o senza trattino, cfr. 2.2.1.) sono usati spesso nelle ricette per attuare la declinazione degli italianismi: il suffisso del partitivo è inserito nel chiarificante, come 51 nel caso di mascarponejuustoa, e in questo modo l’italianismo si presenta nella sua forma integrale. Possiamo dire che questo indica che i prodotti sono presentati nella ricetta in modo più formale rispetto al testo descrittivo, dove spesso si usa una forma più breve, più vicina alla lingua parlata (Karlsson, cfr. 2.2.). Nel caso la trasformazione morfologica sia complicata, l’uso del chiarificante facilita l’attuazione delle declinazioni, per esempio in taleggio-juustoa o trofie-pasta. Una caratteristica degli italianismi è l’uso della forma plurale invece che della forma singolare, perché si tratta di termini spesso conosciuti nella loro forma plurale, in una situazione dove non appaiono singolarmente: pensiamo alle confezioni di prodotti alimentari italiani, per esempio a un pacco di fusilli, che rimandano a un uso del plurale di parole italiane, avvertito come naturale (quindi indistinguibile per numero) dall’orecchio finlandese, in quanto le vocali finali i ed e sono caratteristiche (anche) nel finlandese (Karlsson, cfr. 2.2.). Da qui la conseguente formazione di forme di plurale “doppio” (Stammerjohann; Vilkamaa-Viitala, cfr. 2.4., ma anche Giacoletto, Haapio e Lehti 2010: 39): questo adattamento è particolarmente visibile nel finlandese, perché la declinazione secondo i casi è allora costruita sulla forma plurale invece che sul singolare, come per esempio fusilli che al partitivo plurale diventa fusilleja (VISK § 89, cfr. 2.2.). Il termine panino è usato nel corpus nella forma singolare (panino) con il relativo plurale paninot, mentre panini è usato nel corpus solo nella spiegazione sopranominata, nonostante sia in uso in finlandese per lo stesso significato di panino. Gli italianismi sono presentati nei testi descrittivi con o senza una traduzione oppure con una spiegazione o con delle informazioni aggiuntive (Margarito, cfr. 1.5.) e vengono spesso indicati nei testi descrittivi dalla tipografia in corsivo. Le traduzioni o gli italianismi sono inseriti tra parentesi oppure separati da una virgola, a volte dalla congiunzione eli (cioè). Le traduzioni degli italianismi presenti nel corpus sono formate tramite una traduzione letterale, alcune volte inserita tra virgolette, o mediante una descrizione con più parole. In presenza di spiegazioni si rileva l’uso di comparazioni introdotte dalla congiunzione kuin (come), dal verbo tarkoittaa (significa) o da un aggettivo derivato dal nome specifico, come per parmesaanimainen (= simile al parmigiano), a volte dalla specificazione della provenienza. Richiamandoci alla nomenclatura di Halliday (cfr. 3.3.), queste congiunzioni e spiegazioni aggiuntive per strutturare il testo e presentare i prestiti hanno una metafunzione testuale. 52 Dal punto di vista della metafunzione ideazionale introdotta da Halliday, i prestiti ci trasmettono informazioni su altre culture (Heikkinen & Mantila, cfr. 3.1.) e aumentano il nostro repertorio linguistico (Iannàccaro, cfr. 3.1.). La metafunzione ideazionale aiuta a collegare una nuova informazione con l’informazione preesistente, a comprendere i significati nel contesto, cosa che – per esempio – si richiede per la lettura di un libro di cucina, come spiegato da Lehtonen (cfr. 3.1.). I prestiti possono aiutare a render la lettura veloce e a ricercare le occorrenze nel testo (Lehtonen, cfr. 3.1.), quando indicano per esempio gli ingredienti o i nomi dei piatti in un libro di cucina. Stammerjohann (cfr. 2.3.) sottolinea che il significato di un prestito è specifico; anche Görlach (cfr. 1.1.) afferma che il prestito arriva alla lingua per un significato in un contesto; questo è visibile negli italianismi, poiché per esempio numerosi formati di pasta sono riconosciuti per la denominazione. Häkkinen e Sobrero (cfr. 1.7.) affermano che il lessico della lingua speciale deriva spesso dalla lingua di chi ha “inventato l’oggetto” (creato la realtà significata dal nome); possiamo dire che gli italianismi sono elementi essenziali nella lingua della gastronomia italiana e della cuisine internazionale, grazie all’uso sempre più diffuso di ingredienti “italiani”. D’altra parte, possiamo confrontare l’uso degli ingredienti e dei prestiti linguistici e la creazione delle ricette di altre culture gastronomiche con il modello della modificazione del DNA eseguita con la nuova tecnologia genetica CRISPR, presentato da Wartiovaara (cfr. 2.3.); poiché la formula della ricetta è stabilita (cfr. Heikkinen & Voutilainen; Görlach, 3.2.1.), allo stesso modo che nel caso CRISPR si potrebbe, (s)cambiando i prestiti, creare una ricetta usando gli ingredienti di un’altra cultura gastronomica. Per gli italianismi è adatta la definizione di cultural loan (prestiti culturali) introdotta da Myers-Scotton (cfr. 1.4.), poiché la cultura italiana in generale e la gastronomia italiana in particolare, sono presentate e diffuse nel mondo grazie agli italianismi. In generale, se un’unità lessicale appare nel finlandese in forma declinata, e/o da essa vengono create delle parole composte, possiamo dire che si tratta di una parola che ormai rientra nella lingua (speciale) finlandese. Se una parola appare in tante ricette, possiamo considerare che si riferisce a un ingrediente caratteristico dei piatti della cucina italiana. La frequenza della parola dipende però anche dall’uso di un determinato ingrediente nei tipi di piatti presentati, oppure dalla regione di riferimento. 53 Se un lemma è presentato solo al nominativo senza altre forme, generalmente appare nel testo come denominazione italiana, come nei casi di involtini e minestra. Nell’ortografia degli italianismi possono esserci varianti causate da differenze fonetiche (Häkkinen; Sajavaara, P.; Suomela-Härmä & Härmä, cfr. 2.1.), per esempio per distinguere l’uso di consonanti sonore o sorde, di consonanti doppie o singole, come in cannelloni. Il rispetto delle regole ortografiche (Sajavaara, P., cfr. 2.1.) negli italianismi adattati porta a sostituzioni, come la c iniziale con k (in finlandese), nel caso di kalmari (calamaro). La pronuncia è influenzata anche da altre lingue (v. Pinnavaia, cfr. 2.4. nota 24 per la pronuncia di sch in bruschetta [ʃ] in inglese invece di [sk]): poiché in finlandese non esistono nessi consonantici del tipo sch o ch, la pronuncia segue il modello dell’inglese [ʃ], del tedesco sch [ʃ] o soluzioni adottate da altre lingue, quando la pronuncia di un suono (di un insieme di suoni) dell’italiano non è familiare. La pronuncia della parola è diversa se la parola è conosciuta tramite via parlata o scritta (Dardano, cfr. 2.1.), anzi dice che alcuni prestiti linguistici possono essere più familiari a un finlandese nella forma scritta che parlata (Veivo per il francese, cfr. 2.1.). Possiamo dire che l’ortografia del prestito può variare se la parola è conosciuta in forma parlata o scritta, visto che per chi legge (un libro di cucina, nel nostro caso) è possibile riconoscere un prestito e comprenderne il significato nel testo (nella ricetta), anche senza conoscere (o possedere in forma autentica) la pronuncia della parola in questione. Dal punto di vista della resa nella scrittura ricordiamo che la forma che prevede, al di là della novità del significato composto, la presenza di due parole giustapposte è più frequente in finlandese, ma anche che lo stesso insieme di parole, quando sono scritte separate o unite, può avere un significato diverso (cfr. 2.2.1.). Nel caso degli italianismi, ci sono esempi di doppia soluzione, ma la versione che vede scritte separate le due unità di una parola composta è più frequente, nonostante abbiamo persino due versioni in uso per lo stesso significato, come per esempio nei casi di panna cotta / pannacotta e osso buco / ossobuco. 54 5.6. Presentazione degli italianismi analizzati Il corpus include 4.052 occorrenze di unità lessicali, ed è costituito dalle forme di 1.000 unità di prestiti singoli, locuzioni o parole composte. Il gruppo dei prestiti è diviso in: 1) prestiti integrali, 2) prestiti adattati, 3) prestiti con chiarificante, 4) prestiti di locuzioni, 5) prestiti ellittici e 6) acronimi. I calchi sono divisi in calchi di traduzione (inclusi nei prestiti) e altri calchi (pseudoitalianismi). Alcuni lessemi, per esempio quelli che si riferiscono a differenti formaggi, hanno più forme in cui è inserito il chiarificante; le forme più vicine all’italiano sono incluse nei prestiti con il chiarificante, mentre altre, che generalmente sono delle parole composte complesse e includono la descrizione della tipologia più specifica della parola originale, sono considerate pseudoitalianismi. Alla categoria degli pseudoitalianismi appartengono anche, per esempio, makaronilaatikko (sformato di maccheroni, un piatto che appartiene alla cucina domestica finlandese), puhvelinmaitomozzarella (una delle diverse traduzioni di mozzarella di bufala) supertoscanalainen (termine enologico internazionale) e tutti frutti. In totale i prestiti presenti nel corpus sono 467 unità (46,70%), gli pseudoitalianismi 533 unità (53,30%) (cfr. Figure 1, 2 e 3). Nelle occorrenze, invece, i prestiti rappresentano l’80,16% e gli pseudoitalianismi il 19,84% del corpus (cfr. Figura 3). Diversi lessemi del corpus sono inclusi in più gruppi, solo 58 unità su 189 sono usate principalmente come prestiti integrali. Nelle occorrenze i prestiti integrali sono il gruppo più grande (1.958 unità, 48,32%), questo indica che l’uso delle denominazioni italiane si è stabilitizzato in finlandese. I dieci prestiti integrali più ricorrenti sono: spaghetti / spagetti (131 unità) e pasta (129 unità), seguiti da tagliatelle, penne, risotto, pesto, mozzarella, ragù, ricotta e zucchine / zucchini, per un totale di 652 unità (33,30% dei prestiti integrali). I prestiti adattati rappresentano del 8,51% delle occorrenze del corpus. I dieci prestiti adattati più frequenti sono parmesaani (parmigiano), italialainen (italiano), anjovis (acciughe), artisokka (carciofi), kapris (capperi), fenkoli (finocchio), riisi (riso), sisilialainen (siciliano), sahrami (zafferano) e toscanalainen (toscano), per un totale di 71,01% delle occorrenze. Inoltre, è frequente il participio raastettu (grattugiato), che appaia con parmesaani e pecorino. 55 Figura 1: distribuzione quantitativa assoluta dei tipi di prestiti presenti nel corpus. 56 Figura 2: distribuzione percentuale dei tipi di prestiti presenti nel corpus. Figura 3: distribuzione percentuale di italianismi e pseudoitalianismi presenti nel corpus. 57 Dei calchi di traduzione 6 unità su 82 appaiono nella forma principale (la più usata o l’unica in uso) della parola: kukkakaali (cavolfiore), miekkakala (pesce spada), parmankinkku (prosciutto di Parma), punasikuri (cicoria rossa (radicchio)), tuorepasta (pasta fresca), punaviini (vino rosso). Gli altri calchi di traduzione includono dei calchi parziali, dove generalmente il determinante della parola composta è uno pseudoitalianismo, perché si formano seguendo il modello italiano, come in kesäkurpitsacarpaccio (carpaccio di zucchine) e munakoisokaviaari (caviale di melanzane). Parmesaaniraaste (parmigiano grattugiato), pecorinoraaste (pecorino grattugiato), pecorinolastu (scaglie di pecorino) sono dei calchi di traduzione. Nei testi appaia anche la variante della parola nella forma composta (unione di parole) che usa un participio passato (cfr. VISK § 521), per esempio in raastettua parmesaania o pecorinojuustoa raastettuna: possiamo dire che queste forme indicano che si tratta del formaggio grattugiato al momento, che ha pregio maggiore rispetto al formaggio grattugiato preconfezionato. Inoltre, rileviamo che anche pecorino si riferisce a un parametro di pregio, perché è usato più spesso con il chiarificante; diverse varietà locali sono nominate appositamente, mentre parmesaani è usato nella forma breve adattata, perché in Finlandia rappresenta ormai un prodotto di uso comune. Gli acronimi sono le denominazioni DOC, DOCG e IGT relative ai vini e DOP, che appare nel corpus per i formaggi Parmigiano Reggiano e Gorgonzola. Le denominazioni lunghe, come per esempio Denominazione d’origine protetta (DOP), sono spesso sostituite dagli acronimi nelle lingue speciali (Sobrero, cfr. 1.7.), che quindi vengono usati frequentemente per indicare determinati prodotti (per DOP cfr. 4.1., registro DOOR dell’Unione Europea). Abbiamo osservato che queste denominazioni sono usate generalmente senza traduzione, sia nell’inglese che nel finlandese. Le forme balsamico, porcini e caprese sono prestiti ellittici (Dardano, cfr. 2.4.), ovvero forme brevi estratte dalle locuzioni aceto balsamico, funghi porcini e insalata caprese. Queste forme ellittiche sono entrate come italianismi nel finlandese, mentre sono usate delle traduzioni delle relative parole composte (pseudoitalianismi). Secondo quanto rilevato da Caffarelli (cfr. 2.4.) caprese è un aggettivo ellittico e sostantivato, in cui il determinante, che indica la provenienza, ha ricevuto il significato dell’insalata, in 58 questo modo rinominata. In modo simile nel toponimo ellittico il prodotto ha ricevuto il significato del luogo, come per esempio in chianti. Il composto chiarificante è la forma principale nei lessemi amarettikeksejä (letteralmente biscotti amaretti, per distinguerli dal liquore amaretto), pistaasipähkinä (pistacchio, ma letteralmente nocciola (tipo) pistacchio), savoiardi-keksejä (letteralmente biscotti-savoiardi), sikurisalaatti (letteralmente cicoria da insalata), inoltre il chiarificante è usato frequentemente per nomi che indicano formaggi, formati di pasta, insalate, salse e bevande alcoliche. L’italianismo più frequente nel corpus è pasta con 94 occorrenze nella forma del nominativo e con 325 unità lessicali in totale, in cui rientrano le forme declinate della parola e le parole composte che la includono. Dopo la divisione dai lessemi degli altri formati di pasta, dove funziona come chiarificante, la quantità totale è 283, che a sua volta include 129 occorrenze di pasta incluse le forme declinate, 2 di pastasciutta, 118 parole composte riferite a vivande o preparazioni a base di pasta (pseudoitalianismi), 1 chiarificante e 33 calchi di traduzione. Pasta è nel nostro caso anche un iperonimo, un lemma completamente integrato nella lingua finlandese, così da poter essere usato come elemento chiarificante per indicare formati di pasta, sia quelli arrivati recentemente nella cucina finlandese, che altri per esigenze di trattamento morfologico. Pasta è quindi un nome generico usato in finlandese per varie tipologie di manufatti, prodotti e vivande che includono un alimento di base (le paste alimentari), così da generare una frequenza superiore a quella degli altri italianismi. Le combinazioni vanno quindi dai piatti a base di pasta, per esempio pestopasta e pastakastike (condimento per pastasciutta), ai formati di pasta fresca o secca come orecchiettepasta, dal tipo generico di pasta kuivapasta (pasta secca) a prodotti specifici legati all’alimento, come per esempio pastakone (macchina per la pasta). È da ricordare che generalmente i nomi di vivande e di prodotti a base di pasta sono degli pseudoitalianismi, a causa delle costruzioni semantiche diverse dall’italiano. Pasta è un elemento produttivo che crea numerose parole composte nuove, aventi diverse caratteristiche semantiche. Oltre a funzionare come determinato e ad avere dei determinanti (tipo kuivapasta), può essere determinante di un'altra parola (tipo 59 pastakone): la produttività è aumentata nel caso la formula sia frequente e popolare, facile a usare (Tyysteri, cfr. 2.2.1.) mentre, per esempio, fusilli è un lessema non produttivo, in quanto usato come parola singola. La differenza di produttività è visibile anche nella comparazione tra quantità totali di pasta (283 unità) e spaghetti (137 unità): partendo da quantità simili nei prestiti integrali (129 e 131 unità), la quantità di pasta è aumentata notevolmente. Pasta è il lessema più frequente anche negli pseudoitalianismi, a causa delle parole composte sopranominate: per frequenza precede dieci lessemi e/o equivalenti parole composte di kesäkurpitsa (zucchini / zucchine), risotto, balsamiviinietikka (balsamico), pinjansiemen (pinoli), ricotta, risottoriisi (riso per risotto), salaatti (insalate), lasagne, mozzarella e artisokka (carciofi), che costituiscono il 54,47% (438 unità) degli pseudoitalianismi. Risulta quindi che la grande quantità degli pseudoitalianismi presenti nel corpus è per la maggior parte (circa due terzi) costituita dai nomi finlandesi delle vivande. Nello studio delle occorrenze è emerso, come affermato da Haspelmath e Häkkinen (cfr. 1.4.3.), che i calchi nel corpus sono principalmente delle parole composte in finlandese, salvo due calchi di traduzione lyhyt pasta (pasta corta) e Sardinian kaviaaria (caviale della Sardegna) e pseudoitalianismi del tipo creation: chiantimainen, supertoscanalainen e tutti frutti. 5.6.1. Campi semantici individuati nel corpus Gli italianismi del corpus rappresentano diversi campi semantici, che includono diverse fasi della preparazione, dall’enumerazione degli ingredienti alla descrizione dei modi di preparazione, o dei piatti pronti, nonché ulteriori informazioni sulla cultura gastronomica italiana. Gli italianismi sono raggruppati nei campi principali seguenti: bevande alcoliche (alcolici), ingredienti, pasta, formaggi, vivande (piatti), dolci e locuzioni (cfr. Appendice 2). Dopo aver escluso le varie forme dei lessemi e gli pseudoitalianismi, nei campi semantici la quantità totale delle unità è 355 e delle occorrenze 3.206. 60 Figura 4: distribuzione quantitativa degli italianismi nei campi semantici. 61 Figura 5: distribuzione percentuale degli italianismi nel corpus. Gli ingredienti sono un campo generico con sottocategorie di vari prodotti per la preparazione delle vivande; inoltre le tipologie di pasta, formaggi e bevande alcoliche sono presentate in campi separati. Gli ingredienti preconfezionati, come gli affettati e il pane, sono inclusi nel campo dei piatti, inoltre i dolci includono le sottocategorie del caffè e del gelato. Nel campo delle locuzioni sono raggruppati i modi di preparazione, le locuzioni che descrivono la provenienza, gli acronimi, la terminologia enologica e i nomi delle occasioni di pasto nel corso della giornata (pasti), quindi le locuzioni relative a nomi di vivande e di ingredienti, sono incluse in altri campi. Quello delle vivande (piatti) è il campo più grande con 98 unità, che rappresentano il 27,61% delle unità e il 24,70% delle occorrenze (Figure 4 e 5). I cinque lessemi più frequenti nella categoria sono pesto, risotto, prosciutto, ragù e salsa. Nelle occorrenze il campo della pasta ha quasi la stessa quantità (769 unità, 23,99%) del campo delle vivande (792 unità, 24,70%) (Figura 4). Gli ingredienti sono il gruppo più grande se si calcolano insieme i campi degli ingredienti e della pasta, in tutto il 32,68% delle unità e il 40,86% delle occorrenze. I campi semantici possono essere divisi in modi diversi, così che le unità siano più vicine o più lontane rispetto al prototipo (Rosch, cfr. 2.3.). I dieci lessemi più frequenti, incluse le parole composte e locuzioni relative, sono pasta, spaghetti / spagetti, parmesaani, tagliatelle, pesto, penne, ricotta, mozzarella, 62 risotto e pecorino, che rappresentano il 26,04% delle occorrenze (835 unità) nei campi semantici. D’altra parte, circa trenta unità sono presenti solo una o due volte, tra queste figurano i cinque lessemi meno frequenti nel campo degli ingredienti (insieme 8 unità) granoturco, cannellini, broccoletti e borlotti e selleri; possiamo dire che, fatta eccezione per selleri, questi nomi di varietà e tipologie di prodotti, come nel caso dei fagioli, non sono entrati nell’uso frequente (parliamo sempre dei libri di cucina italiana) in Finlandia. Nel corpus appaiono anche denominazioni create con derivazioni che usano un suffisso diminutivo (Lubello, cfr. 2.4.), come per esempio cantucci / cantuccini, penne / pennette, broccoli / broccoletti, così che la forma semplice o quella al diminutivo è più frequente (dell’altra) a seconda dei casi: possiamo pensare che una denominazione sia diventata più popolare di un’altra, oppure che sia più recente e in fase di inserimento nell’uso comune. Ci sono inoltre poche denominazioni, per esempio, di pesce e frutta, il che secondo noi significa che sono in uso nomi di prodotti locali simili, oppure che ci siano, a questo proposito, prestiti da altre lingue. Nelle occorrenze è inoltre visibile la focalizzazione sulle denominazioni usate nelle ricette, perché per esempio le denominazioni ciabatta e panettone, che sono acquistati come prodotti pronti e preconfezionati, sono in minoranza nel corpus, nonostante siano già frequenti nel finlandese. Per quanto riguarda gli ingredienti, abbiamo scelto due modalità: come tipologia generica, oppure come ingredienti presenti negli elenchi delle ricette (cfr. Tabella 1). I prestiti nel caso degli ingredienti citati nelle ricette ammontano a 101 unità per il totale di tutti i campi semantici, ovvero il 28,45% delle unità nei campi semantici. Le forme più usate dei dieci italianismi più frequenti nelle ricette sono parmesaania (parmigiano), kapriksia (capperi), rucolaa, mozzarellaa, spagettia, ricottajuustoa, pecorinojuustoa, anjovisfileetä (filetti di acciughe), marsalaa e mascarponejuustoa. Ci sono inoltre da ricordare altre cinque unità frequenti nelle ricette, che però sono degli pseudoitalianismi, in quanto tali esclusi dalla lista dei campi semantici: pinjansiemeniä (pinoli, semi di pinolo), risottoriisiä (riso per risotto), balsamiviinietikkaa (la forma più frequente di aceto balsamico), inoltre le forme stabilite finlandesi kesäkurpitsa (zucchine) e parsakaali (broccoli). Nel corpus zucchine o zucchini e broccoli sono usati solo per le denominazioni italiane delle 63 vivande e nelle spiegazioni per la traduzione equivalente, nonostante zucchini e broccoli siano parole normalmente usate in finlandese. Inoltre, nelle ricette non italiane presentate nei libri del corpus sono stati individuati 23 italianismi. Del campo degli ingredienti appaiono balsamicoa, cantaloupemelonia (la forma francese di cantalupo è più usata), anjovisfilee (filetti di acciughe), kapriksia (capperi), fenkoli (finocchio), lollo rosso e rucolasalaattia; dei formati di pasta e spagetti. Delle vivande (piatti) ci sono pesto, prosciutto crudo e speck e del gruppo dolci espressokahvia (caffè espresso). Infine, dei formaggi appaiono mascarpone, parmesaania, parmesaaniraastetta, parmesaanilastuja, grana padanoa, pecorinojuustoa e taleggio. Oltre degli italianismi inclusi nella Tabella 1 ci sono roomansalaattia (insalata romana), tuorepasta (pasta fresca) e taglione. Questi ingredienti usati nelle ricette non italiane sono una conferma della diffusione internazionale dei prodotti italiani e dell’uso delle denominazioni italiane. 64 Tabella 1: i campi semantici e gli italianismi nelle ricette del corpus. ingredienti piatti quantità unità 31 quantità unità 14 sottocategorie sottocategorie balsamico balsamico piatti cotechino nuovo extra vergine ekstraneitsytoliiviöljyä salsiccia crostacei scampeja gnocchi gnocchi seepiaa salse pesto vongole nuovo affettati bresaola fagioli borlotti guanciale nuovo cannellinipapuja mortadellaa farine grano tenero nuovo pancetta semola parmankinkkua frutta cantalupomeloni prosciutto meloni salami funghi portobelloja speck noci kastanja pane ciabatta pistaasipähkinä grissini pesce anjovis bottarga nuovo dolci miekkakala quantità unità 5 sardelli sottocategorie stoccafisso caffè espresso riso arborio dolci amarettikeksejä carnaroli nuovo gianduia-suklaata vialone nuovo savoiardi-keksejä specie cruschi torrone kapriksia peperoncino nuovo formaggi sahramia quantità unità 18 verdure artisokkaa bittoa fenkoli bra-juustoa nuovo lollo rosso caciocavallo rucolaa castelmagno nuovo sikurisalaatti fontina gorgonzola mascarpone pasta mozzarella quantità unità 21 mozzarella di bufala bucatini nuovo parmesaania conchiglie nuovo pecorino conchiglioni nuovo provolonejuustoa farfalle ricotta fettucine ricotta salata nuovo fusilli robiola lasagnelevyjä scamorza linguine stracchino-juustoa makaroni taleggio orecchiette nuovo paccheri nuovo alcolici lyhyt pasta quantità unità 12 penne amarettoa rigatoni barolo nuovo spaghetti grappa spaghettini limoncello nuovo strascinati malvasia tagliatelle maraschino tagliolini nuovo marsalaa tortellini recioto nuovo trofie nuovo sambuca spumante vermutti vin santo 65 Anche la distribuzione delle locuzioni è stata considerata in due modi: nella lista dei campi semantici le locuzioni sono il campo “altro” rispetto a tutti gli ingredienti e le vivande, mentre la quantità totale include le locuzioni che sono costituite da più parole, ovvero i modi di dire, i modi di preparazione, le locuzioni che descrivono la provenienza, i nomi delle vivande e degli ingredienti. Le locuzioni sono rappresentate in tutto da 69 unità, circa il 10% del corpus (come in DIFIT, cfr. 2.4.), però con differenze nella distribuzione delle forme. Sulla base della divisione delle locuzioni nel DIFIT (Heinz & Gärtig, cfr. 2.4.), le formazioni del tipo nome + aggettivo – per esempio cucina povera – sono le più frequenti nelle locuzioni, (il 39,13% incluse anche quelle che usano toponomastici, per esempio grana padano e antroponimi, come per esempio crema pasticcera). Il secondo gruppo in ordine di quantità è quello del tipo preposizione (alla) + aggettivo (23,19%), che però non appare nella divisione usata dal DIFIT. Altri formazioni sono: preposizione (al) + nome (5,80%), nome + preposizione + nome (5,80%, per esempio mozzarella di bufala), nome + preposizione (5,80%, per esempio salsa di), nome + nome (7,25%, per esempio caffè latte). Le parole composte rappresentano poche unità nel corpus, tra le locuzioni appare il tipo verbo + nome, come mangiamaccheroni e mangiafagioli, in altri campi le parole composte sono principalmente formate da nome + aggettivo, come per esempio in pastasciutta, mentre non ci sono formazioni del tipo aggettivo + nome e suffissi, del tipo -issimo. La locuzione più frequente è al dente, con 18 unità, che appare in 17 libri sui 19 del corpus. Il significato di al dente è spiegato in diversi libri nella descrizione per la cottura di pasta, oppure la locuzione è presentata tra parentesi. Le altre locuzioni, sintagmi o perifrasi sono: cucina povera, cucina – per esempio – piemontese, doppio (nel senso di aggettivo), doppio concentrato, doppio zero, primavera, frutti di mare e fare la scarpetta. Le locuzioni che presentano la preposizione al o alla per descrivere una specifica preparazione o una provenienza, sono il gruppo più grande, le locuzioni più frequenti sono al forno, alla romana, alla pizzaiola e alla siciliana. Le locuzioni relative agli ingredienti e vivande rapprensentano 39 unità delle 69 locuzioni (56,52%). Le locuzioni più frequenti degli ingredienti e delle vivande sono salsa (di), panna cotta, parmigiano reggiano, vin santo, crema (di), zuppa (di) e parmigiana (di), prosciutto crudo, vitello tonnato e grana padano. Possiamo dire che queste 66 denominazioni formate da due o più parole sono entrate nell’uso nella lingua finlandese come delle parole composte, nonostante siano scritte separate o unite. Diversi nomi di vivande sono locuzioni del tipo nome + preposizione + nome, tradotte in finlandese. Nella traduzione sono usate alcune variazioni formulari, per esempio la locuzione con la preposizione alla + aggettivo, nel caso di genovese tradotto/a con rr tapaan (alla maniera genovese, anche l’aggettivo all’illativo) o in Piemonten tapaan (alla maniera del Piemonte, con il sostantivo al genitivo); con l’uso del suffisso -ttain (alla maniera genovese = genovalaisittain) o con l’aggettivo qualificativo del tipo - lainen al nominativo (genovalainen). La forma all’italiana appare solo una volta, mentre l’aggettivo italialainen (italiano) è usato frequentemente per la descrizione di una vivanda o di una modalità di preparazione, come succede anche per toscanalainen (toscano), a indicare che la provenienza è un riferimento significativo nella presentazione delle denominazioni; Johnston e Baumann (cfr. 3.2.) dicono che la provenienza specifica aumenta il valore del prodotto, perché è un aspetto della garanzia di autenticità. Nei nomi collegati dalla preposizione con appaiono traduzioni kanssa e kera, mentre per la congiunzione e si ha la traduzione ja. Le formule tapaan, -ttain e kera sono tipicamente usate nelle locuzioni gastronomiche. I nomi italiani più frequenti di vivande che utilizzino più unità di parole sono: pesto (alla) genovese e risotto (alla) milanese, con o senza preposizione. Altre combinazioni che appaiono insieme sono spaghetti alla puttanesca, pollo/lepre alla cacciatora, bistecca (alla) fiorentina e altre locuzioni frequenti come (alla) carbonara, (alla) bolognese, alla diavola, all'amatriciana. I nomi italiani di prodotti più frequenti che utilizzino più unità di parole sono: mozzarella di bufala, prosciutto di Parma, olio extra vergine di oliva e farina di grano tenero. Le quantità delle occorrenze sono piccole, a causa delle numerose versioni delle vivande e le traduzioni multiple dei nomi di vivande e ingredienti. Nelle locuzioni è visibile anche la formazione semantica della denominazione, con alcune espressioni metaforiche: fare la scarpetta un’associazione letterale (Casadei, cfr. 2.3.) e primavera un’associazione visiva (Karlsson, cfr. 2.3.), e inoltre una metonimia (Dardano, cfr. 2.3.), cucina povera. I prestiti di verbi non ci sono in questo 67 corpus, ma nella forma di un’espressione, oltre a fare la scarpetta, nei nomi delle vivande compaiono due denominazioni metaforiche del tipo associazione letterale che usano un verbo, ovvero tiramisu (Casadei, cfr. 2.3.) e saltimbocca. Nei nomi delle vivande ci sono anche altre denominazioni metaforiche, come per esempio osso buco. Il significato di questi nomi è spiegato tramite la traduzione o un piccolo excursus storico, e possiamo dire che questo aumenta l’interesse verso un piatto particolare, aiutando a ricordarne meglio il nome. Nel caso di dolce / dolci siamo di fronte a una polisemia, i cui diversi significati sono indicati di seguito: in quanto sostantivo significa il nome di una portata, le diverse preparazioni servite durante un pasto, nonché una determinata vivanda dolce (di pasticceria). Quando usato nella forma di aggettivo ha vari significati (come per esempio: zuccherato nel caso del caffè; non salato nel caso di un panino dolce, etc.). In questo lessema è visibile la differenza della categorizzazione denominativa tra le due lingue prese in esame35: in finlandese oltre a jälkiruoka (dolce, come portata e preparazioni servite durante un pasto), ci sono denominazioni per vivande dolci, come makeinen (qualcosa di dolce, in genere riferito anche alle caramelle) e leivonnainen ((prodotto) di pasticceria), oltre a varie sottocategorie. Per questo motivo, anche nella divisione dei campi semantici i dolci potrebbero essere considerati diversamente. Un altro esempio della diversa categorizzazione denominativa sono i due tipi principali di zuppa, la propriamente detta zuppa e crema, rispetto al finlandese in cui viene generalmente usata solo la denominazione keitto: le relative traduzioni sono delle parole composte (pseudoitalianismi) in finlandese. Anche crema ha diversi significati, ma nel corpus non appare con il significato di crema (del caffè) riportato nei dizionari. Crema pasticcera è un prestito di lusso, perché esiste un prodotto equivalente che ha una denominazione finlandese. Di gnocchi consideriamo due tipi: un formato di pasta secca ed uno di pasta fresca, in genere a base di farina e di un altro ingrediente principale (patate, per citare quello più diffuso), che hanno quindi lo stesso nome anche se sono due prodotti diversi, un caso di omonimia (Karlsson, cfr. 2.3.) che nelle ricette viene chiarito dal fatto che il semplice gnocchi è usato per il formato di pasta, mentre il nome specificato, per 35 La divisione delle denominazioni dipende dalla singola cultura (Berger e Luckmann, cfr. 3.1.). 68 esempio gnocchi di patate (perunagnocchit) è usato per l’altro tipo. Denominazioni simili (o identiche) di due prodotti non vengono spiegate nel corpus, di conseguenza partiamo dalla considerazione che queste sono originariamente usate in diverse regioni e hanno modi differenti di preparazione (v. per gnocchi come pasta fresca o secca), quindi l’omonimia in realtà non causa confusione. La divisione dei significati è visibile anche negli italianismi adattati selleri e artisokka che sono entrati in finlandese già in passato e sono adattati nella lingua finlandese. Questo cambiamento semantico del significato corrisponde alla generalizzazione (generalisation in Görlach, cfr. 2.3.) che indica un significato più ampio, per cui lo stesso nome è usato come nome generico per più tipi di prodotti, nonostante uno di questi abbia, in questo caso, un altro nome (originale) in italiano. La differenza tra prodotti è spesso indicata con un determinante, come per varsiselleri (sedano a coste), (juuri)selleri (sedano rapa) e (latva-)artisokka (letteralmente cima di carciofo, usato per il carciofo comune), ruotiartisokka (cardo, cynara cardunculus, che non è un italianismo in finlandese), maa-artisokka (topinambur, letteralmente carciofo di terra, che non è un italianismo in finlandese, e che in italiano si chiama anche carciofo di Gerusalemme). Generalizzazione possiamo considerare anche il fatto che pasta e salaatti (insalata) figurano per indicare sia un ingrediente che una vivanda preparata. Per polenta e tiramisu è usato un altro tipo di generalizzazione, che indica chiaramente la finalità di utilizzo del prodotto: polenta come ingrediente è usato con determinati come jauho (farina), puuro (porridge), suurimo (tipo semolino), tiramisu con keksi (biscotto), utilizzando così formule conosciute in finlandese. La parola composta è simile a un composto chiarificante, ma ha subito un cambiamento semantico, perché polenta e tiramisu sono prodotti già preparati, non degli ingredienti, di conseguenza le parole composte sono degli pseudoitalianismi. Nei calchi parziali del tipo kesäkurpitsacarpaccio (carpaccio di zucchine) e munakoisokaviaari (caviale di melanzane) è visibile lo spostamento (shift in Görlach, cfr. 2.3.) del significato e l’estensione a un nuovo uso con altri ingredienti: in un primo momento una portata a base di carne, detta carpaccio è stata denominata partendo dal nome proprio Carpaccio (per i dettagli v. Enkovaara-Astraldi 2000: 157; Koskinen & Lindgren 2008: 103; Sumari & Ilmoni 2012: 64), la cui formazione e presentazione ha successivamente ispirato l’uso della denominazione per preparazioni con altri 69 ingredienti (v. la variante in Sumari & Ilmoni 2012: 64; Berglund, Heinimäki, Rinta- Huumo & Vahtera 2013: 123). Nel caso del caviale, la forma delle uova di pesce ha ispirato una preparazione simile con altri ingredienti, per cui si è usata questa denominazione. In finlandese (come in italiano del resto) il significato principale di caviale è “prodotto alimentare fatto di uova di storione salate”, ma successivamente il lessema è stato usato anche per il “caviale” di altri pesci (locali), con un significato ancora più recente di caviale preparato con verdure, ortaggi e altri ingredienti di origine vegetale, registrato nel dizionario kielitoimistonsanakirja.fi. Carpaccio è diventato familiare anche grazie ai menu dei ristoranti: il caviale a base vegetale e il carpaccio appartengono alla sfera dei termini gastronomici di livello superiore rispetto all’uso quotidiano. Le caratteristiche del prodotto possono evocare il cambiamento semantico, ma richiede la familiarità del prodotto per fare l’associazione a un nuovo uso della denominazione. Cortelazzo (cfr. 5.6.1.) ha presentato il nuovo significato di panettone come grosso paracarro di cemento; in finlandese il prodotto equivalente è betoniporsas (letteralmente porcello di cemento), ma per la tendenza o per un altro motivo panettone potrebbe diventare una nuova denominazione, che in questo caso è un prestito di lusso. 5.6.2. Nuovi italianismi nel corpus Tra gli italianismi abbiamo trovato 68 unità (cfr. Tabella 2), ovvero il 19,15% delle unità nei campi semantici, che non appaiono nelle liste né nei dizionari di riferimento: il lessema più frequente è peperoncino (21 unità delle occorrenze in 8 libri), seguito da barolo, tagliolini, bucatini, orecchiette, carnaroli, vongole, contorni, cucina povera, cozze, funghi porcini e pizzaiola. Nella lista degli italianismi che appaiono almeno in cinque libri del corpus entrano anche primo, dolce e genovese. I lessemi nuovi non sono stati aggiunti al materiale dei dizionari perché probabilmente sono diventati noti solo recentemente, oppure in quanto denominazioni locali, non considerate generalmente in uso, o infine non sono stati selezionati e registrati per aver preferito altre parole. 70 Tabella 2: distribuzione dei nuovi italianismi nei campi semantici del corpus. ingredienti piatti quantità 16 quantità 16 crostacei cozze piatti agliata vongole ricette bollito misto farine grano duro brasato grano tenero ricette cacciucco frutta amarene caprese funghi funghi porcini cotechino porcini fiori di zucca pesce bottarga ricette fonduta riso carnaroli ricette peperonata vialone ricette polpettone specie peperoncino ricette affettati affettati verdure broccoletti guanciale preparazione passata lardo mantecato soppressata soffritto pane farinata trifolati taralli pasta dolci quantità 9 quantità 3 bucatini ricette biscotti conchiglie ricette bunet-vanukas conchiglioni ricette crema pasticcera orecchiette ricette paccheri ricette tagliolini ricette locuzioni taglione quantità 17 tajarin alla amatriciana trofie ricette boscaiola fiorentina genovese formaggi livornese quantità 4 piemontese bra-juustoa ricette pizzaiola castelmagno ricette scapece ricotta salata ricette locuzioni cucina povera toma doppiozero pasti cena contorni alcolici dolce quantità 3 primo barolo ricette primo piatto limoncello ricette secondo recioto ricette stuzzichini 71 Gli italianismi di nuovo ingresso includono alcuni lessemi che sono denominazioni italiane, per esempio fiori di zucca, un prestito di lusso che si riconosce nel testo, nonostante in finlandese sia usata una traduzione (un calco). Mentre la denominazione cucina povera è entrata nella lingua della gastronomia, nel corpus invece non appaia la denominazione gastronomia. Confrontando con la lingua dell’informatica (Sobrero, cfr. 1.7.), possiamo dire che la gastronomia appartiene al livello più alto della lingua della gastronomia usata degli esperti, e nel corpus la lingua è focalizzata al livello più generale grazie alla tendenza della cucina povera. Una ragione per la novità del peperoncino nel vocabolario è che si tratta di una parola che sostiene la concorrenza di due altre denominazioni internazionali entrate precedentemente in finlandese per un prodotto simile (varietà di peperone con diversi gradienti di piccantezza), ovvero chili e jalopeno (Lehtinen, cfr. 1.7.), tanto che chili è rilevato nel corpus come parte di una parola composta con peperoncino: peperoncinochili. Peperone non è invece entrato nel finlandese, che usa il prestito paprika, anche se questa forma ha ricevuto il nuovo significato peperoni / pepperoni che indica un salame piccante, uno pseudoitalianismo come per l’inglese (Furiassi, cfr. 1.6.). Salami appare nel corpus, al contrario di peperoni, perché i libri del corpus sono attenti a usare denominazioni locali italiane, o quelle che maggiormente si avvicinano alle denominazioni autentiche italiane. Nei nomi di alcune vivande appare anche la suffissazione tecnica -ata (Lubello, cfr. 2.4.), per agliata, fonduta, peperonata, soppressata. Vecchie denominazioni si possono associare con i nuovi prodotti entrati in uso in Finlandia (Häkkinen, cfr. 2.3.), per esempio lardo, un “nuovo” affettato, rispetto al nome simile laardi che in finlandese esiste e significa strutto. I nuovi italianismi rappresentano un secondo strato delle denominazioni per completare i nomi che sono già conosciuti in precedenza e includono inoltre degli ingredienti specifici per vivande italiane, per esempio tipi di farina e di riso. Includono anche delle denominazioni relative alle preparazioni, come mantecato e soffritto, che possiamo considerare appartenenti al livello superiore del lessico della lingua speciale della gastronomia, usate soprattutto dagli esperti di gastronomia italiana. 72 CONCLUSIONI Nei capitoli della nostra tesi abbiamo analizzato le forme, l’uso e le funzioni dei prestiti linguistici, in particolare degli italianismi usati nella lingua finlandese e presenti in libri di cucina italiana, pubblicati in Finlandia tra il 1997 e il 2016. I prestiti linguistici rappresentano uno dei modi con cui si può arricchire il vocabolario di una lingua, mutuando elementi da altre lingue: essi nominano nuovi prodotti e concetti che entrano nella lingua ricevente, a seconda che siano prestiti di necessità o prestiti di lusso, questi ultimi in realtà rappresentando nuove denominazioni che si aggiungono (in alcuni casi sostituiscono) le denominazioni già esistenti, entrando in uso in particolari settori. La nomenclatura cultural loan (prestito culturale) introdotta da Myers-Scotton per il prestito di necessità, è particolarmente adatta agli italianismi, perché grazie alla lunga tradizione culturale e alla importanza delle espressioni artistiche legate alla cultura italiana, le parole italiane hanno in vari periodi storici assunto un valore prestigioso e sono state una fonte importante di prestiti linguistici nei campi dell’arte, della musica e della gastronomia. L’uso dei prestiti richiede spesso degli adattamenti morfologici per l’adattamento alle regole ortografiche e alla pronuncia nella lingua finlandese (pensiamo a prestiti adattati del tipo parmesaani (parmigiano)). L’adattamento si stabilizza a volte con il passare del tempo, quando la parola diventa di uso comune, mentre prestiti non adattati, i cosiddetti prestiti integrali, sono usati senza adattamento, come tutte le altre parole della lingua finlandese (pensiamo per esempio a pecorino). Alla base dell’uso del prestito integrale può esserci il prestigio della denominazione, ma anche il fatto che l’uso di una stessa denominazione conosciuta in altre lingue, facilita la comunicazione. Un altro tipo di prestito linguistico è rappresentato dai calchi, che dividiamo in formali e semantici. Formale è il calco di traduzione, che prevede che la denominazione si crei tramite la traduzione nella lingua ricevente (come per miekkakala (pesce spada)), con una particolare importanza della comprensione del significato della parola alla base della formazione del calco (Fanfani). Nel calco la semantica lessicale è un aspetto significativo, perché i concetti culturali della lingua ricevente influenzano la traduzione; inoltre, come spiegato da Haarala per la lingua finlandese, la creazione dipende dalla struttura della parola nella lingua d’origine. Per questo l’adattamento 73 può verificarsi anche nei calchi, qui considerati secondo i tre livelli di adattamento per i calchi di traduzione nella scala di Görlach, ovvero 1) translation (traduzione, come per parmankinkku (prosciutto di Parma)), 2) rendering (interpretazione, come per puhvelinmaitomozzarella (letteralmente mozzarella del latte di bufala)) e 3) creation (creazione, come per kesäkurpitsa (zucchine/zucchini, letteralmente zucche estive)). Nel corso della nostra analisi è emerso che i tipi rendering e creation sono particolarmente frequenti in finlandese, perché in questi calchi sono spesso inserite delle caratteristiche descrittive: di conseguenza il significato della parola originale cambia e il calco non è direttamente ritraducibile nella lingua d’origine. Görlach ricorda che la tendenza al purismo nella lingua, che si riscontra nel finlandese, porta a preferire i calchi rispetto ai prestiti linguistici, anche se ci sono casi in cui l’uso del prestito può superare l’uso del calco, quando il prestito si riconduce a un prestigio superiore a quello della norma. Nel corpus questo è visibile, per esempio, nel ritorno all’uso della denominazione più vicina alla forma della denominazione italiana, per esempio nel passaggio da puhvelinmaitomozzarella a mozzarella di bufala -juustoa. Nel calco semantico, il significato della parola straniera entra in uso nella lingua ricevente (v. l’inglese mouse (finl. hiiri in uso in questa accezione, mentre l’ital. topo non sostituisce la parola inglese) per il dispositivo elettronico). I calchi semantici possono essere di quattro tipi: 1) specialization (specializzazione), 2) generalisation (generalizzazione), 3) shift (spostamento), e 4) reduction (riduzione) (Görlach). Nella nostra ricerca il calco semantico del tipo generalisation appare nei prestiti adattati, in cui delle caratteristiche del significato sono rimosse e il significato è più ampio dell’originale. Il tipo reduction appare nei casi di polisemia, quando nella lingua ricevente entra un significato (un’accezione) per volta. Inoltre, un prestito entra nella lingua ricevente per supplire alla mancanza di una denominazione. La complessità del processo di polisemia del prestito può essere esemplificata dal nuovo significato, presentato da Cortelazzo, entrato in uso in italiano per panettone come grosso paracarro di cemento, che potrebbe essere un prestito potenziale (anche se in finlandese esiste già un nome per il prodotto equivalente, betoniporsas, letteralmente porcello di cemento). Alla base della polisemia abbiamo la familiarità della denominazione panettone e della forma del prodotto, che ci portano all’associazione 74 con il nuovo uso. Se esiste una motivazione nel dare una nuova denominazione al prodotto esistente, panettone può diventare un prestito di lusso. La formazione dei prestiti e dei calchi in finlandese rappresenta in questo elaborato l’aspetto fondamentale per impostare la categorizzazione dei prestiti negli italianismi e negli pseudoitalianismi presenti nel corpus, partendo dalle definizioni di Stammerjohann, secondo cui gli italianismi sono formati secondo il modello italiano e tutte le altre formazioni, incluse quelle di nomi propri, sono pseudoitalianismi. Inoltre, nella selezione è inserita la divisione dei calchi formali in translation, rendering e creation (Görlach). Di conseguenza gli italianismi sono i prestiti integrali o adattati che hanno origine nella e dalla lingua italiana, locuzioni e parole composte italiane, nonché i calchi di traduzione tipo translation dall’italiano, senza modifiche formali o semantiche; i calchi tipo rendering e creation sono degli pseudoitalianismi a causa della formazione semantica diversa dall’italiano. I prestiti integrali sono circa il 50% delle 4.052 occorrenze, mentre gli pseudoitalianismi rappresentano più del 50% della quantità assoluta delle 1.000 unità lessicali considerate. Oltre ai prestiti integrali e ai prestiti adattati, tra gli italianismi vengono qui individuate le seguenti formazioni: prestiti con chiarificante, prestiti di locuzioni, prestiti ellittici, acronimi e calchi di traduzione. La grande quantità di pseudoitalianismi è principalmente formata dai nomi finlandesi delle preparazioni alimentari considerate a causa della formazione diversa dall’italiano, mentre la grande quantità di prestiti integrali indica il prestigio degli italianismi e il fatto che l’uso delle denominazioni italiane si è stabilizzato nella lingua finlandese. I libri che costituiscono il corpus tendono a presentare denominazioni autentiche italiane, di conseguenza gli pseudoitalianismi presentati da Furiassi, cioè ispirati dalle parole italiane, ma con significato diverso dall’italiano (per esempio tutti frutti), sono rari. Risulta evidente, come affermato da Haspelmath e Häkkinen, che i calchi nel corpus sono principalmente delle parole composte in finlandese. Le parole composte sono generalmente importanti nella formazione del significato in finlandese; nel corpus sono frequenti diversi tipi di composti chiarificanti, creati con la denominazione finlandese. In questo studio i composti chiarificanti più vicini al modello italiano sono considerati degli italianismi; gli altri che includono delle caratteristiche descrittive sono considerati degli pseudoitalianismi. 75 Le 355 unità degli italianismi sono divise in campi semantici e raggruppate nelle tipologie principali degli italianismi: ingredienti, pasta, formaggi, vivande (piatti), dolci, bevande alcoliche (alcolici) e locuzioni. Il campo delle vivande (piatti) include il numero maggiore di italianismi, ma nelle occorrenze i formati di pasta sono altrettanto frequenti. Partendo dai campi semantici, sono inoltre raggruppate le 101 unità che appaiono nelle ricette, mentre le altre appaiono nei testi descrittivi. Degli italianismi 23 unità appaiono nelle ricette non italiane, il che indica la diffusione internazionale dei prodotti italiani e l’uso delle denominazioni italiane. Negli italianismi appaiono 69 unità di locuzioni di più parole, di cui 39 unità sono delle denominazioni degli ingredienti e delle vivande e 30 unità dei modi di dire, dei modi di preparazione e delle locuzioni che descrivono la provenienza. Inoltre, sono individuati 68 italianismi che non appaiono nei dizionari né nelle liste di lemmi di riferimento: possiamo considerarli dei nuovi italianismi. Il più frequente italianismo nel corpus è pasta, grazie all’appartenenza a diverse categorie: prestito integrale, chiarificante e pseudoitalianismo. La più frequente locuzione tra i “modi di dire” è al dente, il più frequente nuovo italianismo peperoncino. La classificazione del corpus ha incluso l’approfondimento e il posizionamento nella lingua speciale e nel genere. Il corpus è costituito dai lessemi della lingua speciale della gastronomia, nella sottocategoria della lingua della gastronomia (della cucina) italiana. La lingua della gastronomia italiana non include generalmente termini scientifici, come invece accade per le lingue della scienza, ma numerose denominazioni tecniche, che Lubello chiama gastronimi (per esempio i nomi degli ingredienti, che seguono forme specifiche). Se consideriamo quanto sostenuto da Häkkinen e Sobrero, cioè che le denominazioni tecniche derivano spesso dalla lingua di chi inventa o innova l’oggetto, la preparazione, e così via, denominati tecnicamente, diremo che gli italianismi sono essenziali nella lingua della gastronomia (non soltanto italiana). Come asserito da Stammerjohann e Görlach, il significato di un prestito è specifico, come è evidente nella diffusione delle denominazioni dei numerosi formati di pasta. Se poi confrontiamo la lingua della gastronomia con la lingua dell’informatica, vedremo che anche la prima usa sia un lessico degli esperti, che uno di livello più generale. Nella lingua gastronomica presentata nei libri del corpus è apparso evidente che la lingua della gastronomia italiana contemporanea non include 76 il termine gastronomia (o culinarismo) in finlandese, mentre la denominazione cucina povera appare tra i nuovi italianismi; possiamo dire che questo indica come la lingua della gastronomia presente nel periodo del corpus sia orientata, grazie alla tendenza della cucina povera, al livello più generale, mentre la denominazione gastronomia appartiene alla lingua della gastronomia del livello più alto. Possiamo dire anche che l’hobby di cucinare è diventato più comune, e che sia la cultura gastronomica italiana che le denominazioni italiane sono adesso più vicine ai finlandesi. I libri del corpus sono riconducibili al genere dei libri di cucina, nella sottocategoria dei libri di cucina italiana. Nel genere testuale delle ricette gastronomiche abbiamo una struttura ben stabilita, che costituisce la base dei libri di cucina, che a loro volta sono strutturati, sempre più sistematicamente negli ultimi anni, in sottocategorie tematiche. Il sempre maggiore accorpamento e la continua trasformazione dei (sotto)generi, indotti dallo sviluppo sociale, sono ben visibili nella composizione dei libri del corpus, perché essi includono, oltre alle ricette, elementi di informazione culturale sull’Italia, a cui si aggiungono elementi visuali, nel segno della multimodalità. I libri di cucina sono un esempio eccellente per analizzare l’uso dei prestiti e le modalità di presentazione di una cultura in una lingua straniera, anzi ci fanno vedere chiaramente come è possibile trasformare la struttura di una ricetta in quella di un’altra cultura gastronomica, secondo il modello della nuova tecnologia genetica CRISPR presentato da Wartiovaara. Passando agli effetti delle funzioni linguistiche dei prestiti, secondo la nomenclatura delle tre metafunzioni introdotta da Halliday, diremo che la metafunzione ideazionale si compie nella trasmissione dell’informazione dei significati degli oggetti di una cultura in un’altra, che include l’arricchimento del nostro repertorio linguistico, aiutandoci a collegare un’informazione nuova con un’informazione preesistente. La metafunzione interpersonale ci offre la possibilità di usare i prestiti nella comunicazione con gli altri (per esempio della lingua speciale della gastronomia) e di entrare a far parte del gruppo sociale degli “intenditori”, aumentando le nostre competenze in un determinato settore e nella lingua speciale che gli appartiene. Inoltre, i prestiti aumentano le espressioni alternative nel vocabolario e l’espressività nelle 77 varie situazioni (con)testuali. La metafunzione testuale appare nella presentazione dei prestiti, quando si esamina per esempio l’uso di congiunzioni per formare un testo, che include un’esigenza di coesione. Gli italianismi sono dunque le parole chiave (un altro calco di traduzione, dall’inglese keywords, finl. avainsanat!) nei libri di cucina italiana: il loro aspetto fondamentale è la percezione visuale, poiché essi funzionano come “indici” nel testo, permettendo una lettura veloce e facilitando la ricerca delle occorrenze nel testo, per esempio nel caso delle denominazioni degli ingredienti o dei nomi delle vivande italiane, ma possono essere anche un modo di imparare l’italiano, partendo dal riconoscimento del prestito nel testo e continuando con o studio degli adattamenti, delle formule, delle locuzioni. La nostra ricerca sui prestiti linguistici può essere usata come punto di partenza per studiare i prestiti presenti in altri linguaggi settoriali nella lingua finlandese, oppure per analisi contrastive dell’uso dei prestiti della gastronomia in altre lingue. Poiché abbiamo usato come corpus una serie di libri di cucina, la ricerca può essere completata con l’analisi degli italianismi presenti in altri settori della gastronomia, della terminologia usata nel funzionamento di esercizi ad essa strettamente legati, come caffetterie, ristoranti e negozi di generi alimentari. Naturalmente un ampliamento della ricerca potrebbe considerare direzioni e dimensioni molteplici, sia per le applicazioni che si possono usare per l’analisi del corpus, sia per l’interdisciplinarità di approfondimenti che prendano in considerazione i punti di vista della sociolinguistica, della traduttologia, della sociologia e dell’apprendimento delle lingue straniere. 78 BIBLIOGRAFIA GENERALE FONTI (CORPUS) Berglund, J., Heinimäki, J., Rinta-Huumo, A., & Vahtera, A. (2013). Ruoasta viiniin: Makumatka Euroopan halki. Helsinki: Otava. Delmonte, R. (2005). Basilikan tuoksu: Ruokamuistoja Italiasta. (trad. di H. Kangas). Helsinki: Basam Books. Enkovaara-Astraldi, M., & Nykänen, R. (ill.) (2000). Intohimona Italia: Rakkaudesta ruokaan. Porvoo; Helsinki; Juva: WSOY. Falck, I., & Ranesi, A. (ill.) (2011). Mamma mia: Italialaisten äitien keittiössä. Helsinki: Otava. Giacoletto, F., Haapio, M., & Lehti, R. (ill.) (2010). Risotto ja panna cotta: Piemonten parhaat maut. Helsinki: Otava. 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Palattuani näiden vuosien jälkeen Suomeen olen huomannut jonkin verran muutosta suomen kielessä ja suomalaisessa kulttuurissa, ja erityisesti ”ruoanlaittokielen” lisääntymisen. Aiheesta ei ole paljon tutkimuksia, joten tutkimukseni lisää tietoa suomen kielen ruoka-alan erikoiskielessä käytettävien italiankielisten lainasanojen ominaisuuksista ja käytöstä. Tutkimusmetodina on käytetty korpuksessa esiintyvien italianismien määrällistä ja laadullista analyysia. Italianismien analysointi pohjautuu Harro Stammerjohannin määritelmään italianismeista sekä Manfred Görlachin esittämään käännöslainojen jaotteluun. Lisäksi kielen funktioita tutkitaan M. A. K. Hallidayn systeemis- funktionaaliseen kieliteoriaan kuuluvien metafunktioiden avulla. Aineistoon valittiin ainoastaan painettuja keittokirjoja, joten mukana ei ole ruoka-aiheisia internetsivustoja. Aineistossa ei myöskään ole oppikirjoja eikä esimerkiksi leipomiseen tai kahviin erikoistuneita keittokirjoja. Tutkielma on jatkoa Turun yliopistossa italian oppiaineessa aikaisemmin lainasanoista tehtyihin pro gradu -tutkielmiin. Lainasanojen esittely Lainasanat ovat vieraan kielen elementtien omaksumista kieleen (ensyklopedia Zanichelli). Sanojen lainaaminen toisista kielistä on toisaalta kielellistä häirintää ja toisaalta kielen rikastuttamista (Gusmani 1981: 7; Serianni & Antonelli 2011: 176). Gusmani painottaa, että lainasana muodostetaan vieraan kielen mallin mukaan, ja lainasanan alkuperä on pystyttävä vahvistamaan (1981: 8, 11). Zollin (1991: 1–2) mukaan lainasanoja tulee kielestä, joka sinä ajanjaksona vahva alallaan. Lainasanojen tulo kieleen liittyy kielenulkoisiin tekijöihin; vastaanottajakieli saa lainasanoja esimerkiksi kaupankäynnin ohella tai sotilaallisen valloituksen seurauksena. Görlach (2008: 738) sanoo, että lainasana otetaan kieleen antamaan nimi tietylle uudelle asialle tietyssä asiayhteydessä. Kaisa Häkkinen (1990: 11) sanoo, että lainasanojen avulla voidaan määritellä hallitsevien kielten ajanjaksot ja kulttuurihistorialliset vaiheet. Lauri Hakulinen (1979: 427) toteaa, että kieli ei voisi kehittyä ilman vaikutteita muista kielistä. Seriannin ja Antonellin (2011: 181) mukaan menneinä aikoina lainasanat siirtyivät toisiin kieliin yksittäisten ihmisten välityksellä, ja nykyään joukkotiedotusvälineiden kautta. Lainasanatutkimus kuuluu leksikologiaan, mutta liittyy myös moniin muihin tieteenaloihin, esimerkiksi kulttuurintutkimukseen. Leksikologiassa tutkitaan vanhoja lainasanoja ja sanojen etymologiaa (Häkkinen 1990: 9) sekä uusia lainasanoja ja niiden aiheuttamaa kielen muutosta ja kehitystä (esim. Rautiainen 2011). Toisaalta voidaan tutkia lainasanoja eri kielten välillä kuten tässä tutkielmassa. Lainasanat ovat yksi tapa laajentaa kielen sanastoa, antaa toisten kielten mallia käyttämällä nimityksiä kieleen tuleville tuotteille ja asioille. Lainasanat voivat olla uusia nimityksiä (ital. termi prestiti di necessità, ”tarpeelliset lainasanat”) tai ylellisyyslainoja (ital. prestiti di lusso) eli uusia nimityksiä jo tunnetuille asioille (Zolli 1991: 2). Myers-Scottonin (2002; 2006) nimitys cultural loan (kulttuurilaina) (Haspelmath 2009: 46) kuvaa hyvin italianismeja, koska italiankielisillä sanoilla on korkea arvostus ja ne ovat olleet vuosisatojen ajan lainasanojen lähteenä taiteen, musiikin ja gastronomian aloilla (Serianni 2001: 439; Serianni & Antonelli 2011: 202). Suomen kielessä vierassanat, jotka ovat uudehkoja lainasanoja (Sajavaara, P. 1989b: 70), jaotellaan mukautuneisuuden mukaan: 1) sitaattilainat ovat vieraskielisiä, suomen kieleen mukautumattomia sanoja, 2) erikoislainat ovat mukautuneet osittain ja 3) yleislainat ovat mukautuneet suomen kieleen (Itkonen 1990: 11, 13; Sajavaara, P. 1989b: 70-71). Suomessa huolehditaan kielisuunnittelun avulla lainasanojen oikeinkirjoituksesta ja mukauttamisesta kieleen (Heikkinen & Mantila 2011: 36). Lainasanat poikkeavat usein suomen kielestä foneettisesti (Häkkinen 1990: 259), ja niissä on suomen kielelle vieraita morfologisia yhdistelmiä, mikä vaikuttaa ääntämiseen ja oikeinkirjoitukseen (Sajavaara, P. 1989b: 107). Suomen kielen oikeinkirjoitusäännöt on määritelty vuonna 1907 (Itkonen 1990: 35). Jo vuonna 1881 oli sovittu, että oikeinkirjoitus seuraa foneettista muotoa (Itkonen 1990: 31). Lainasanoista on mukautettuja ja mukautumattomia muotoja ja niitä voidaan käyttää rinnakkain, mutta niiden käytössä voi olla tyylillistä eroa (Karlsson 1983: 142). Lauri Hakulisen (1979) mukaan vieraskielisen sanan käyttöön voi vaikuttaa sanan arvostus (Häkkinen 1990: 41), mutta myös se, että saman sanan käyttö eri kielissä helpottaa kommunikointia (Haspelmath 2009: 35, 46−47). Toinen lainasanatyyppi ovat käännöslainat, jotka jaetaan 1) käännöslainoihin ja 2) merkityslainoihin (Häkkinen 1990: 265-266, 272). Käännöslainoissa sanan muoto on lainattu, ja merkityslainoissa sanan merkitys on lainattu (Zolli 1991: 6). Käännöslaina muodostetaan kääntämällä vieraskielisen sanan mallin mukaan. Fanfani (2010a) sanoo, että käännöslainojen käyttö edellyttää parempaa kielitaitoa kuin lainasanojen käyttö. Semantiikka on tärkeä osa käännöslainan muodostusta, koska kulttuuriset merkitykset vaikuttavat kääntämiseen (Olli Nuutinen 1989: 111) ja alkuperäisen sanan rakenne vaikuttaa muodostukseen (Haarala 1989: 273−274). Siksi mukauttamista tapahtuu myös käännöslainoissa. Görlach (2003: 96) jakaa käännöslainan muodostamisen kolmeen tyyppiin: 1) translation (sananmukainen käännös), 2) rendering, jossa sanan muotoa tai merkitystä on mukautettu ja 3) creation (luova käännös), jossa merkitys vastaa alkuperäistä sanaa, mutta tuloksena on itsenäinen sana. Käännöslainatyypit rendering ja creation ovat yleisiä suomen kielessä, koska käännöslainasanaan lisätään kuvaavia ominaisuuksia, ja sanan merkitys muuttuu alkuperäisestä. Görlachin (2003: 97) mukaan kielessä vaikuttava purismi lisää käännöslainojen määrää verrattuna sitaattilainojen käyttöön. Sitaattilaina voi kuitenkin korvata käännöslainan, jos sanan arvostus on korkea. Merkityslainassa vierasperäisen sanan merkitys siirtyy vastaanottajakieleen, kuten englannin kielestä mouse (hiiri, merkityksessä eläin) merkitykseen tietokoneen hiiri (engl. mouse) (Haspelmath 2009: 46; Heikkinen & Mantila 2011: 113). Görlach (2003: 93) jakaa merkityksen muutoksen neljään tyyppiin: 1) specialization (erikoistuminen), jolloin lainasanaan liitetty ominaisuus rajaa merkitystä, 2) generalisation (yleistyminen), jolloin ominaisuuksia on poistettu ja merkitys laajenee, 3) shift (siirtyminen), jolloin lainasana saa uuden merkityksen ja 4) reduction (supistuminen), kun polysemiassa ja homonymiassa merkitys on käytössä osittain. Polysemiassa yksi sanan merkitys siirtyy kerrallaan vastaanottajakieleen (Görlach, 2003: 93). Tutkimuksen ja tutkimustulosten esittely Tärkein kriteeri korpuksen analysoinnissa oli Stammerjohannin määritelmä italianismista: italianismit ovat lainasanoja, jotka on muodostettu italian mallin mukaan (2013: 144), ja muut italiaan pohjautuvat lainasanat ovat pseudoitalianismeja, mukaan lukien tuotenimet ja erisnimistä lähtöisin o levat nimitykset, jolleivat ne ole jo käytössä italian kielessä (2013: 137–139). Kriteereihin lisättiin Görlachin esittämä käännöslainojen jako: translation, rendering, creation. Näiden kriteerien perusteella italianismit suomen kielessä ovat italian kielen mallin mukaan muodostetut sitaattilainat, erikoislainat ja italian yhdyssanojen ja sanaliittojen mukaan muodostetut lainasanat sekä käännöslainat (tyyppiä translation), joiden muoto ja merkitys vastaavat italiankielistä sanaa. Käännöslainat tyyppiä rendering ja creation ovat pseudoitalianismeja, koska ne poikkeavat muodoltaan ja semanttisesti italiankielistä sanasta. Tässä tutkimuksessa italianismit jaettiin korpuksessa esiintyvien muotojen mukaan: sitaattilainat, erikoislainat, selittävän osan sisältävät lainasanat, sanaliitot, ellipsit, akronyymit ja käännöslainat. Sitaattilainat ovat noin 50 prosenttia 4 052 esiintymästä, ja pseudoitalianismit ovat yli 50 prosenttia korpuksen 1 000 lainasanasta. Pseudoitalianismien suuri määrä johtuu pääasiallisesti ruokien nimistä, koska ne ovat yhdyssanoja, jotka on muodostettu eri tavalla kuin italialaiset nimet, esimerkiksi pastakastike. Sitaattilainojen suuri määrä osoittaa, että italialaisten nimitysten käyttö on vakiintunut suomen kielessä. Korpuksen kirjoissa italialaiset nimitykset pyritään esittämään mahdollisimman autenttisina, joten Furiassin (2012: 771–773) esittämät pseudoitalianismit, jotka on muodostettu italian sanan pohjalta, mutta joiden merkitys on muuttunut, ovat harvinaisia, esimerkiksi tutti frutti. Haspelmath (2009: 39) ja Häkkinen (1990: 270) toteavat, että käännöslainat ovat pääasiallisesti yhdyssanoja, mikä ilmenee myös korpuksen käännöslainoissa (myös pseudoitalianismeissa). Yhdyssanat ovat tärkeä tapa muodostaa merkityksiä suomen kielessä (Häkkinen 1990: 144–145; Tyysteri 2015: 111), ja selittävän loppuosan sisältävät yhdyssanat, joista Gusmani (1986) käyttää nimeä composti chiarificanti (Stammerjohann 2013: 161), ovat yleisiä. Tässä tutkimuksessa italian sanaa lähinnä oleva yhdyssana valittiin italianismiksi, ja merkitykseltään italian sanasta poikkeavat muut yhdyssanat määriteltiin pseudoitalianismeiksi. Korpuksessa esiintyvät 355 italianismia jaettiin semanttisiin kenttiin (campi semantici) päätyyppien mukaan: ainekset (ingredienti), pastamuodot (pasta), juustot (formaggi), ruokalajit (ruoka-annokset, piatti), jälkiruoat (dolci), alkoholijuomat (alcolici), sanonnat (locuzioni) (ks. Appendici / Liite 2). Ruokalajit (ruoka-annokset, piatti) on suurin semanttinen kenttä, mutta sanojen esiintymien mukaan verrattuna pastamuodot (pasta) on lähes yhtä suuri ryhmä. Italianismeista 101 lemmaa on ruokaohjeissa (ricette), ja muut esiintyvät deskriptiivisissä teksteissä. Lisäksi italianismeista 68 lemmaa on uusia (nuovo), koska ne eivät esiinny vertailumateriaaleina olevissa sanakirjoissa ja sanastoissa. Korpuksen lajitteluun sisältyy myös sijoittaminen erikoiskieliin ja genreen. Korpuksen lekseemit kuuluvat ruoka-alan erikoiskieleen, ja siinä italialaisten ruokien alakategoriaan. Tässä erikoiskielessä ei ole tieteellisiä termejä, vaan se koostuu suurestä määrästä teknisiä nimityksiä, joilla on tietyt rakenteet (Lubello 2010). Häkkinen (2006: 258) ja Sobrero (1997: 268) sanovat, että tekniset termit (Sobrero 1997: 239, 243) ovat usein peräisin keksinnön tekijän kielestä. Hedelmien ja vihannesten nimet voivat olla peräisin kasvitieteellisestä nimestä tai kauppanimestä, jolloin kuluttajat valitsevat kumpi yleistyy (vrt. sinappikaali ja rucola) (Liisa Nuutinen 2007: 14). Italianismit kuuluvat olennaisesti ruoka-alan erikoiskieleen. Ruoka-alan erikoiskielessä on, samoin kuin informaatioteknologian kielessä (Sobrero 1997: 242), näkyvissä laajan käyttäjäkunnan sanasto sekä eksperttien käyttämä sanasto. Korpuksessa ei esiinny sanaa gastronomia, jonka voidaan sanoa kuuluvan ruoka-alan sanaston ylemmälle, ruokaeksperttien tasolle, sen sijaan korpuksessa esiintyy uutena italianismina cucina povera, joka kuvaa yksinkertaista ja paikallista ruokakulttuuria, ja ilmaus sijoittuu laajan käyttäjäkunnan tasolle. Korpuksen kirjat kuuluvat keittokirjojen genreen, ja siinä italialaisten keittokirjojen alakategoriaan. Viime aikoina keittokirjojen genre on jakautunut teemoittain alakategorioihin (Knuuttila 2010: 21). Fairloughin (2003) mukaan genren muuttuminen ja genrelajien yhdistyminen liittyvät sosiaaliseen muutokseen (Solin 2006: 90). Ruokaohjeiden lisäksi kirjat sisältävät tietoa Italian ruokakulttuurista, ja niissä on paljon visuaalisisä elementtejä eli niissä ilmenee multimodaalisuus (Mikkonen 2012: 296). Kieliopillisten muotojen lisäksi lainasanoihin liittyy ominaisuuksia ja funktioita, joita voi kuvata kielen funktioilla. M. A. K. Hallidayn systeemis-funktionaalisen teorian mukaan kieli on semioottinen järjestelmä ja merkityksen systemaattinen resurssi (Halliday 1985/2003a: 192–193, 195). Kielen funktiot on jaettu kolmeen kielen metafunktioon: 1) ideationaalinen, 2) interpersoonainen ja 3) tekstuaalinen (Halliday 1973/2003b: 319). Ideationaalinen metafunktio sisältää kokemuksemme (Halliday 1972/2003c: 351). Ideationaalisen metafunktion sisältämän kahden funktion, esperientiaalisen ja loogisen metafunktion avulla kokemuksemme ja tietomme yhdistyvät kokonaisuudeksi (Shore 2012a: 147). Kieli välittää meille merkityksiä ja informaatiota (Lehtonen 1996: 45), ja lainasanat nimeävät meille merkityksiä eri kulttuureista (Heikkinen & Mantila 2011: 123). Samalla lainasanojen avulla sanavarastomme laajentuu (Iannàccaro 2011), mikä auttaa meitä yhdistämään uutta tietoa meillä jo olevaan tietoon (Lehtonen 1996: 116). Interpersoonaisen metafunktion avulla toimimme kieliyhteisön jäsenenä (Halliday 1973/2003b: 319; Luukka 2002: 102), esimerkiksi kun käytämme kommunikoinnissa ruoka-alan erikoiskieltä, voimme kuulua kieltä osaavien ryhmään (Caton 1963, vi−vii). Lainasanat lisäävät vaihtoehtoisia sanoja ja ilmaisumuotoja käytettäväksi eri tilanteissa. Tekstuaalisen metafunktion avulla tekstiin lisätään koheesiota (Heikkinen & Voutilainen 2012: 63), kuten lisäämällä tekstiin lainasanojen yhteyteen konjunktiota. Lopuksi Keittokirjat ovat erinomainen esimerkki lainasanojen käytöstä sekä vieraan kulttuurin esittelystä. Lainasanat ovat italialaisten keittokirjojen avainsanoja (engl. keywords, ital. parole chiave, käännöslaina!). Ne ovat havaittavissa tekstistä kuin indekseinä tai kiintopisteinä, joiden avulla tekstiä voi lukea nopeasti (Lehtonen 1996: 190) ja etsiä esimerkiksi ruokaohjeesta italialaisten ruokalajien ja aineksien nimiä. Lainasanojen avulla voi oppia italiaa alkaen lainasanan tunnistamisesta tekstistä ja jatkaen useiden sanojen muodostamiseen rakenteista ja niiden variaatiosta ja sanonnoista. Tutkimukseni voi olla lähtökohtana lainasanatutkimukselle muilla erikoisaloilla suomen kielessä tai vertailevan tutkimuksen tekemiselle muissa kielissä esiintyvien ruoka-alan lainasanojen kanssa. Koska tässä tutkimuksessa tutkimuksen kohteena olivat keittokirjat, tutkimusta voisi täydentää analysoimalla italianismeja muilla gastronomian osa-alueilla, esimerkiksi kahviloissa, ravintoloissa ja elintarvikeliikkeissä käytössä olevilla nimityksillä. Tutkimuskenttää voisi laajentaa useisiin suuntiin esimerkiksi käyttämällä lainasanojen tutkimiseen korpusanalyysiohjelmia tai tekemällä tieteidenvälistä tutkimusta ottaen huomioon sosiolingvistiikan, käännöstieteen, sosiologian ja vieraiden kielen oppimisen näkökulman. 2. I campi semantici e gli italianismi del corpus ingredienti pasta quantità unità 77 31 16 quantità unità 39 21 9 sottocategorie balsamico balsamico ricette agnolotti aceto balsamico bucatini ricette nuovo extra vergine extra vergine cannelloni olio extra vergine di oliva cappellettit ekstraneitsytoliiviöljyä ricette conchiglie ricette nuovo crostacei calamari conchiglioni ricette nuovo kalmaria farfalle ricette capesante fettucine ricette cozze nuovo fusilli ricette scampeja ricette lasagne seepiaa ricette lasagnelevyjä ricette vongole ricette nuovo tuorelasagnelevyjä fagioli borlotti ricette linguine ricette cannellinipapuja ricette maccheroni cannellino makaroni ricette farine grano duro nuovo orecchiette ricette nuovo grano tenero ricette nuovo paccheri ricette nuovo granoturco pappardelle semola ricette pasta semolina pastasciutta frutta amarene nuovo kuivapasta cantalupomeloni ricette lyhyt pasta ricette meloni ricette tuorepasta funghi funghi porcini nuovo penne ricette porcini nuovo pennette portobelloja ricette ravioli noci kastanja ricette rigatoni ricette pistaasipähkinä ricette spaghetti ricette pesce anjovis ricette spaghettini ricette anjovisfilee strascinati ricette bottarga ricette nuovo tagliatelle ricette caviale tagliolini ricette nuovo Sardinian kaviaaria taglione nuovo miekkakala ricette tajarin nuovo mullo tortellini ricette sardelli ricette tortelloni sardellifileetä trofie ricette nuovo sardiini vermicelli sardiinifileet vermiselli stoccafisso ricette riso arborio ricette carnaroli ricette nuovo riisi ribe-riisi riisijauhoja formaggi venere-riisi quantità unità 30 18 4 vialone ricette nuovo specie cruschi ricette bittoa ricette kapriksia ricette bra-juustoa ricette nuovo peperoncino ricette nuovo caciocavallo ricette sahramia ricette castelmagno ricette nuovo verdure artisokkaa ricette fontina ricette artisokanpohja gorgonzola ricette artisokansydän grana padano broccoletti nuovo mascarpone ricette broccoli mozzarella ricette cicoria mozzarella di bufala ricette fenkoli ricette parmesaania ricette kukkakaali parmesaanilastuja lollo rosso ricette parmesaaninkuoria punasikuria parmesaaniraaste radicchio parmigiano reggiano rucolaa ricette stravecchio scarola-salaatti pecorino ricette roomansalaattia pecorino fiore sardo selleri pecorino sardo sikurisalaatti ricette pecorino romano zucchine pecorinoraastetta zucchini pecorinolastuja preparazione carpione provolonejuustoa ricette gelatina ricotta ricette mantecato nuovo ricotta salata ricette nuovo passata nuovo robiola ricette pizzataikina scamorza ricette risottopohjaa stracchino-juustoa ricette soffritto nuovo taleggio ricette trifolati nuovo toma nuovo I campi semantici e gli italianismi del corpus pagina 1/3 piatti piatti quantità unità 98 14 16 sottocategorie sottocategorie piatti agliata nuovo affettati affettati nuovo bagna cauda bresaola ricette bollito misto nuovo colonnata brasato nuovo guanciale ricette nuovo cacciucco nuovo lardo nuovo cacio e pepe luganega caponata mortadellaa ricette caprese nuovo pancetta ricette carpaccio parmankinkkua ricette herkkutatticarpaccio prosciutto ricette kesäkurpitsacarpaccio prosciutto cotto lihacarpaccio prosciutto crudo lohicarpaccio salami ricette miekkakala-carpaccio villisikasalami munakoisokaviaaria soppressata nuovo cotechino ricette nuovo speck ricette crespelle pane bruschetta fiorentina-pihvi ciabatta ricette fiori di zucca nuovo crostini fonduta nuovo farinata nuovo frittata focaccia fritto misto grissini ricette involtini panino minestra panini minestrone taralli nuovo osso buco pizza calzoni panzanella pizza parmigiana pizzette peperonata nuovo pinzimonio polpettone nuovo salsiccia ricette saltimbocca vitello tonnato dolci zuppa quantità unità 34 5 3 gnocchi gnocchi ricette gnocco caffè caffè kurpitsa-peruna-gnoccheja caffè corretto munakoisognoccheja caffè latte perunagnocchit caffè macchiato ricottagnocchi cappuccino polenta polenta espresso ricette risotto risotto tuplaespresso perusrisotto kahvi risi e bisi -risotto dolci amarettikeksejä ricette salaatti insalata bignè salaatti biscotti nuovo herkkutattisalaatti biscottini kalasalaatti bunet-vanukas nuovo papusalaatti bonet peruna-kukkakaalisalaatti cannoli perunasalaatti cantucci riisisalaatti cantuccini salse besciamella cassata bolognese crema pasticcera nuovo carbonara crostata crema gianduia-suklaata ricette gremolata panettone pesto ricette pannacotta basilikapesto savoiardi-keksejä ricette kesäkurpitsapesto semifreddo minttupesto tiramisu oliivipesto torrone ricette paprikapesto torttu pinaattipesto zabaglione rucolapesto zabaione salviapesto zuppa inglese ragù gelato gelato salsa granita salsa verde sorbetti I campi semantici e gli italianismi del corpus pagina 2/3 alcolici locuzioni quantità unità 19 12 3 quantità unità 58 0 17 sottocategorie amarettoa ricette acronimi DOC barbera DOCG barolo ricette nuovo DOP chianti IGT dolcetto aggettivi dolce grappa ricette genovalainen limoncello ricette nuovo italialainen malvasia ricette piemontelainen maraschino ricette roomalainen marsalaa ricette sisilialainen prosecco toscanalainen recioto ricette nuovo part. pass. raastettu sambuca ricette al al cartoccio spumante ricette al forno vermutti ricette alla amatriciana nuovo vernaccia boscaiola nuovo vin santo ricette cacciatora punaviini diavola lambrusco-punaviini fiorentina nuovo genovese nuovo livornese nuovo milanese napoletana piemontese nuovo pizzaiola nuovo pugliese puttanesca romana scapece nuovo siciliana veneziana enologia appassimento frizzante riserva vino da tavola locuzioni al dente cucina cucina povera nuovo doppio doppio concentrato doppiozero nuovo fare la scarpetta frutti di mare makaroninsyöjä mangiafagioli mangiamaccheroni pavunsyöjä primavera pasti antipasto antipasti cena nuovo contorni nuovo dolce nuovo merenda primo nuovo primo piatto nuovo secondo nuovo stuzzichini nuovo Quantità unità totale 355 Quantità unità nelle ricette 101 Quantità unità degli italianismi nuovi 68 I campi semantici e gli italianismi del corpus pagina 3/3