Full Terms & Conditions of access and use can be found at https://www.tandfonline.com/action/journalInformation?journalCode=yits20 Italian Studies ISSN: (Print) (Online) Journal homepage: https://www.tandfonline.com/loi/yits20 Il linguaggio politico della sinistra e della destra extraparlamentari negli anni di piombo Nicola Guerra To cite this article: Nicola Guerra (2021): Il linguaggio politico della sinistra e della destra extraparlamentari negli anni￿di￿piombo, Italian Studies, DOI: 10.1080/00751634.2021.1923172 To link to this article: https://doi.org/10.1080/00751634.2021.1923172 © 2021 The Author(s). Published by Informa UK Limited, trading as Taylor & Francis Group. Published online: 25 May 2021. Submit your article to this journal Article views: 451 View related articles View Crossmark data Il linguaggio politico della sinistra e della destra extraparlamentari negli anni di piombo Nicola Guerra University of Turku ABSTRACT Il presente contributo prende in esame, dopo un’opera di ricerca e doc- umentazione, 159 slogan intonati nelle manifestazioni di piazza, avvenute durante gli anni di piombo, dalle sinistre e dalle destre extraparlamentari. Gli slogan sono analizzati sia attraverso una analisi tematica e delle correlazioni tematiche sia linguistica. Attraverso l’analisi tematica si deter- minano gli elementi portanti delle proposte politiche e ideologiche dei radicalismi politici di destra e sinistra. Con l’analisi linguistica vengono identificate le caratteristiche del linguaggio politico adottato dai due extraparlamentarismi e i modelli linguistici fatti propri. KEYWORDS lingua della politica; radicalismo politico; anni di piombo; estrema destra; sinistra radicale Gli anni di piombo, molto movimentati dal punto di vista sociale e politico, tanto da essere definiti una guerra civile a bassa intensità e un periodo di non riconciliazione,1 lo sono anche a livello linguistico, grazie all’irruzione dei giovani nella scena politica e al marcato ruolo della piazza con le manifestazioni dei movimenti extraparlamentari.2 È pertanto importante ricos- truire le tematiche cardine e le caratteristiche del linguaggio politico degli extraparlamentar- ismi che caratterizzano il periodo. Per far ciò si è resa necessaria un’opera di reperimento delle fonti, costituita dalla raccolta di enunciati intonati durante le manifestzioni di piazza dai movimenti extraparlamentari di diverso orientamento ideologico. La scelta di concentrare documentazione e analisi alla dimensione diamesica dell’oralità, nel contesto diafasico della manifestazione di piazza, è dipesa dalla rilevanza che le manifestazioni assumono all’interno del periodo storico divenendone elemento caratterizzante.3 L’attività di documentazione degli slogan intonati è iniziata nell’ottobre del 2014, inizialmente con interviste ad ex militanti del radicalismo politico, ed è proseguita sino al 26 novembre del 2020 attraverso richieste di raccolta pubblicate nel gruppo facebook ‘Anni di Piombo – Years of Lead’ che conta 3,933 iscritti tra protagonisti del periodo storico, studiosi, giornalisti e appassionati.4 In totale sono stati reperiti 159 enunciati dei quali 123 dell’extraparlamentarismo di sinistra e 36 di quello di CONTACT Nicola Guerra nicola.guerra@utu.fi 1Anna Cento Bull, ‘The Italian Transition and National (Non)Reconciliation’, Journal of Modern Italian Studies, 13.3 (2008), 405–21; Giorgio Fasanella, Giovanni Pellegrino e Claudio Sestieri, Segreto di Stato. La verità da Gladio al caso Moro (Torino: Einaudi, 2000); Nicola Tranfaglia, ‘Un capitolo del “doppio Stato”. La stagione delle stragi e dei terrorismi (1969–1984)’, in Storia dell’Italia repubblicana, a c. di Francesco Barbagallo, 3 voll (Torino: Einaudi, 1997), II, pp. 7–80. 2Dalla trincea alla piazza. L’irruzione dei giovani nel Novecento, a c. di Marco De Nicolò (Roma: Viella, 2012); Marco Scavino, ‘La piazza e la forza. I percorsi verso la lotta armata dal Sessantotto alla metà degli anni Settanta’, in Verso la lotta armata. La politica della violenza nella sinistra radicale degli anni Settanta, a c. di Simone Neri Serneri (Bologna: Il Mulino, 2012), pp. 117–203; Antonio Tassinari, Firenze, le piazze del ‘77 (Firenze: DEA, 2015). 3Annisettanta. Il decennio lungo del secolo breve, a c. di Marco Belpoliti, Gianni Canova e Stefano Chiodi(Milano: Skira, 2007), p. 375. 4Anni di Piombo – Years of Lead, Gruppo pubblico di Facebook,: . 34Emilio Tiberi, La contestazione murale. Una ricerca psico-sociale sul fenomeno contestatario attraverso lo studio di graffiti e di mezzi di comunicazione di massa (Bologna: Il Mulino, 1972). 35Bruno Migliorini, Conversazioni sulla lingua italiana (Firenze: Le Monnier, 1956), pp.187–90. 36Maria Rosa Capozzi, ‘I linguaggi della persuasione: propaganda e pubblicità’, Gentes, 1 (2014), 99–106 (p. 102). 37Pier Vincenzo Mengaldo, Storia della lingua italiana. Il Novecento, (Bologna: Il Mulino, 1994), p. 53. 38Gian Paolo Ceserani, Storia della pubblicità in Italia (Bari: Laterza, 1988), p. 96. 39Xing Lu, The Rhetoric of Mao Zedong: Transforming China and its People (Columbia, SC: University of South Carolina Press, 2017). 40Tuo Wang, The Cultural Revolution and Overacting: Dynamics between Politics and Performance (New York-Londra: Lexington Books, 2014), p. 148; Dick Wilson, Mao Tse-Tung in the Scales of History (Cambridge: Cambridge University Press, 1977), pp. 105– 06. 41Mary Buckley, Mobilizing Soviet Peasants: Heroines and Heroes of Stalin’s Fields (New York-Toronto-Oxford: Rowman & Littlefield Publishers, 2006), p. 58. 42Words in Revolution: Russian Futurist Manifestoes 1912–1928, a c. di e trad Anna Lawton e Herbert Eagle (Itaca, NY: Cornell University Press, 2004). 8 N. GUERRA su Mao c’era stata l’overdose nel ’68 e nel ‘77 era scomparso, il riferimento alla rivoluzione sovietica era forte anche se poi pure l’Urss era considerata socialimperialista e si guardava soprattutto a Majakovskij’.43 Emerge tra i protagonisti dell’epoca un certo consenso nel considerare presente un influsso, in parte consapevole e in parte inconsapevole, del futurismo sulle modalità della contest- azione. Mariani in merito afferma: ‘il futurismo, stupidamente assimilato al fascismo non è che si studiasse poi tanto nelle scuole, tutti i programmi, sia di storia che di storia dell’arte, si fermavano al 1918, però è innegabile che la comunicazione del ‘77 si rifaceva al futurismo, magari quello più anarcoide e meno nazionalista, ma certamente al futurismo’.44 Non vi sono dubbi che i due radicalismi, pur animati da diversi propositi ideologici, adottino uno stile comunicativo futurista, incentrato sulla potenza evocativa dello slogan, che rappresenta e incarna la lotta del nuovo, del giovane e dell’energetico contro il vecchio partitismo. All’interno di questa lotta il ricorso allo slogan avviene proprio nella sua originaria accezione di ‘grido di battaglia’ in cui lo stile sintetico e la paratassi, a livello sintattico, lo stile nominale e la creazione di neologismi, a livello morfologico, e la aggettivazione forte e roboante, a livello lessicale, amplificano gli effetti della comunicazione conferendole forza d’urto e carattere manicheo.45 È utile notare che i due radicalismi politici patiscono una ghettizzazione che non è solo politica, ma anche generazionale, come emerso nell’analisi tematica, e che vede i giovani esclusi dai processi decisionali della politica e dalla rappresentazione sociale offerta dai media pubblici assoggettati al controllo e alla censura parlamentare. Non a caso le grandi manifestazioni di piazza del periodo vedono la larga partecipazione, sia nella sinistra extraparlamentare sia nella destra radicale, di masse giovanili (Figuras 4 e 5) che, escluse e marginalizzate dal dibattito politico parlamentare, non esitano a scendere in piazza con l’intento di far ascoltare la propria voce. Se come osserva Edgar Radtke, la tendenza a formare sottogruppi tra i giovani stessi favorisce una gergalizzazione che giustifica l’ipotesi di varietà giovanili ben differenziate tra loro,46 non può Figura 3. Manifestazione dell’Autonomia Operaia durante gli anni di piombo, si noti il graffito che i manifestanti lasciano impresso sul muro. (Fotografia AEAP-NG). 43Intervista del 6 maggio 2020 a Dario Mariani, ex militante di Lotta Continua e dell’Autonomia Operaia molto attivo nel dibattito pubblico sulla ricostruzione storica degli anni Settanta. 44Intervista del 10 maggio 2020 a Dario Mariani. 45Olivier Reboul, Lo slogan (Roma: Armando Editore, 1975), p.109. 46Edgar Radtke, ‘Varietà giovanili’, in Introduzione all’italiano contemporaneo. La variazione e gli usi, a c. di Alberto Sobrero (Roma – Bari: Laterza, 1993), p.197. ITALIAN STUDIES 9 stupire che il linguaggio degli slogan di piazza degli anni di piombo, pur libero da ogni cripticismo, assuma alcuni tratti gergali, considerati tipici delle minoranze marginalizzate che cementano la loro unione con slang originali e unici.47 Il linguaggio politico adottato dagli opposti estremismi deve la sua originalità anche all’unione di un duplice meccanismo di gergalizzazione: un meccanismo puramente generazionale che trascende la dimensione politica, si direbbe giovanile in quanto i gruppi erano costituiti da giovani, ed un meccanismo in cui giovanile e politico si fondono in una risposta anche rabbiosa alla marginalizzazione politica e all’esclusione dai processi decisionali. Un linguaggio che può essere definito gergale in quanto assume valenza di contrapposizione alla lingua Figura 4. Milano 1971, giovani militanti neofascisti sfilano nelle strade della città. Un’interessante nota di costume: anche i militanti neofascisti portano i capelli lunghi. (Fotografia AEAP-NG). Figura 5. Roma, 1 maggio 1977, manifestazione della sinistra radicale. Nella fotografia tra i giovani manifestanti è ritratto Valerio Verbano. (Fotografia AEAP-NG). 47Stenio Solinas, L’infinito sessantotto. Da Macondo e P38 alla II Repubblica (Viareggio: La Vela, 2018), p. 98. 10 N. GUERRA dominante della politica istituzionale e si configura volutamente, rispetto ad essa, come anti lingua.48 Il linguaggio degli extraparlamentarismi segna, infatti, una netta rottura con il politichese, il linguaggio politico dominante, che ha la sua caratteristica principe nella costante tendenza a mascherare anziché chiarire i contenuti49 ed è frutto di tatticismi e equilibrismi parlamentari funzionali al raggiungimento di continui compromessi politici. L’essenza criptica del politichese si fonda, infatti, sul paradigma della superiorità dei politici nel rapporto linguistico instaurato con i destinatari dei loro messaggi,50 un paradigma che entrambi gli extraparlamentarismi rifiutano in modo netto. Conclusioni linguistiche e politologiche Le conclusioni del presente studio si muovono su due piani: linguistico e politologico. Dal punto di vista linguistico è possibile asserire che il linguaggio del radicalismo politico degli anni di piombo sia caratterizzato da un registro generale al quale contribuiscono linguaggio politico, linguaggio giovanile e componente gergale. Nell’architettura linguistica complessiva il ponte di unione tra linguaggio politico, linguaggio giovanile e gergalizzazione è identificabile nella adozione dello slogan nelle sue molteplici funzioni di ‘grido di guerra’, di propaganda, di rafforzamento della coscienza politica, di tratto tipico delle minoranze marginalizzate che si cementano anche attraverso l’adozione di slang, di vigore giovanile ispirato dal modello futurista. Un linguaggio politico che, veicolando tematiche antisistema, si pone in antitesi alla ‘lingua del potere’ rappresentata dal politichese. Una opposizione linguistica che riflette una profonda frattura ideologica e generazionale. Dal punto di vista politologico è utile notare che entrambe le proposte del radicalismo politico neofascista e di sinistra si connotano a livello tematico per il carattere antisistema, ma attraverso differenti meccanismi. L’extraparlamentarismo di sinistra produce una radicale critica ai vigenti meccanismi economici e sociali incentrata sulla liberazione generazionale e sulla liberazione dal lavoro. La si potrebbe definire un parricidio rispetto al PCI e al sindacato, accusati di eccessiva moderazione, sterile riformismo e abbandono delle pratiche rivoluzionarie. Se la rottura a livello tematico è fortissima, tanto da definire il PCI e il sindacato come fattori di conservazione equiparati negli slogan alle dittature militari e al fascismo inteso come ‘dittatura del padrone’, l’analisi dei flussi elettorali mostra una situazione più complessa. Nelle elezioni politiche del 1972 il PCI raccoglie 9.068.961 voti pari al 27,15%, in quelle del 1976 i consensi ammontano a 12.615.650 pari al 34,37% e nel 1979 i voti totali raccolti sono 14.046.290 pari al 30,38%.51 La crescita in termini numerici di voti e in termini percentuali è netta, ed al PCI non nuoce il duro attacco di piazza delle sinistre extraparlamentari e si registrano piuttosto incrementi a livello di consenso. La radicalizzazione delle piazze di sinistra e le forti critiche al PCI richiedono, dunque, una attenta valutazione in termini di impatto elettorale. In particolare, si possono ipotizzare due diversi meccanismi in atto. Il primo in cui la radicalizzazione delle piazze a favore dell’estrema sinistra finisce per rappresentare un volano, in virtù delle tematiche esposte, proprio per il PCI. La piazza, con i suoi slogan e le tematiche controegemoniche, critiche dei sistemi di produzione e cariche di antifascismo, con- tribuisce a creare una coscienza politica che va ben oltre l’evento manifestazione e si traduce in una crescita di consensi proprio per quel PCI che i leader della protesta osteggiano. Il secondo meccanismo ipotizzabile è che gli stessi partecipanti alle manifestazioni di piazza, pur aderendo 48Michael A. K. Halliday, Il linguaggio come semiotica sociale. Un’interpretazione sociale del linguaggio e del significato, trad.Daniela Calleri (Bologna: Zanichelli, 1983), p.186. 49Gaetano Afeltra, ‘Oscurità programmata’, in La comunicazione politica in Italia, a c. di Jader Jacobelli (Roma-Bari: Laterza, 1989), p. 5. 50Giuseppe Antonelli, ‘Sull’italiano dei politici nella Seconda Repubblica’, in L’italiano oltre frontiera, V Convegno Internazionale, Lovanio, 22–25 aprile 1998. Vol. I, a c. di Serge Vanvolsem e altri (Firenze: Leuven University Press, 2000), pp. 211–34. 51Dati disponibili sul sito del Governo Italiano – Ministero dell’Interno, Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, ‘Archivio storico delle elezioni’,