Superare il trauma: la narrativa ungherese contemporanea e la sindrome “T”

Sapienza Università Editrice

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A cento anni dalla stipula dei trattati di Versailles-Trianon e del conseguente vero e proprio ‘smembramento’ dell’Ungheria, l’analisi storiografica, politica, socioeconomica e culturale del Trianon continua, sulle colonne dei quotidiani, nelle aule universitarie, nei simposi accademici. Non possiamo però ignorare uno degli aspetti più interessanti della rappresentazione del trauma storico, ovvero le numerose voci della letteratura ungherese che hanno parlato, nel corso di quest’ultimo secolo, dalle pagine delle riviste letterarie, delle antologie, delle sillogi liriche, dei volumi di narrativa.

Già nel 1921 appare l’antologia curata da Dezső Kosztolányi Vérző Magyarország. Magyar írók Magyarország területéért, seguita da numerose opere, ma dopo la seconda guerra mondiale, la questione del Trianon non venne risollevata dalla cultura ungherese ufficiale, quindi si dovette attendere il cambiamento di regime del 1989-90 per ricominciare a parlarne esplicitamente, sia con la ristampa di opere del periodo prebellico, che con la pubblicazione di antologie (come per esempio quella del 2002 curata da József Kőrössi e intitolata A röpülő falu. Magyar írók Trianon-novellái).

In questo saggio si propone una lettura di alcuni romanzi apparsi nell’ultimo decennio (dal 2010 al 2018), che in vario modo inseriscono una rappresentazione del Trianon nel loro tessuto narrativo, analizzando i diversi ”discorsi sul Trianon” che essi sottopongono ai lettori contemporanei.

 


 

Parole chiave: Trianon, narrativa ungherese del XXI secolo, trauma, Transilvania.

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